Tutelare la partoriente

di Emanuele Sanna | tutti gli articoli dell'autore

parto

A Cagliari lo stesso giorno, in un'ospedale pubblico e in una clinica privata, due giovani donne sono decedute. Una è morta di gravidanza e l'altra di parto. I loro neonati stanno bene. Cresceranno senza la mamma ,con i padri e i familiari che si prenderanno cura della loro infanzia cercando di limitare le dolorose conseguenze di una vita per sempre privata della presenza di chi li ha generati. Per quanto è dato sapere non sembra che ci siano stati errori o negligenze nel percorso clinico delle due pazienti. Una gestosi molto severa e una emorragia postpartum incontrollabile pare che siano la causa mortis. Sono in corso gli accertamenti medico legali. Gli organi di una mamma sono stati donati e trapiantati e faranno vivere altri esseri umani.

L'altra mamma era invece una giovane ginecologa che dopo una seconda gravidanza a termine è andata,serena, a partorire nella clinica dove lavorava. Questa mamma medico sapeva che pur essendo l'Italia il paese col più basso tasso di mortalità materna del mondo il rischio di una drammatica complicanza legata al parto è sempre incombente e quindi ha sicuramente gestito con la massima cura il suo percorso nascita prima di affidare il suo travaglio nelle premurose mani dei suoi colleghi. Niente e nessuno ha potuto però arginare la fatale emergenza che si è determinata subito dopo il parto. Simonetta si è spenta in un attimo, tra la sala parto e la sala operatoria, nel suo quotidiano tragitto professionale, tra le braccia delle ostetriche e dei suoi colleghi che con i familiari hanno vissuto un dramma che difficilmente potrà cicatrizzare. I media hanno raccontato con delicatezza anche gli aspetti umani e più struggenti di questa morte suscitando una corale emozione popolare.

Adesso però è doverosa qualche riflessione prima di archiviare come ineluttabile quello che è successo a Cagliari e sempre di più accade in altri punti nascita delle regioni italiane. Le morti materne sono in preoccupante incremento. Le linee guida e le misure per migliorare la sicurezza del percorso nascita si stanno rivelando inadeguate. Il tentativo di dotare il nostro Paese di una legge e di una normativa nazionale per”tutelare i diritti della partoriente, promuovere il parto fisiologico e la salvaguardia della salute del neonato” si è fermato all'ingresso in Aula nella Camera dei Deputati alla fine del 2007. Un provvedimento molto avanzato e sollecitato dalla comunità scientifica è stato irresponsabilmente bloccato sia per lo sfaldamento della maggioranza di governo sia soprattutto per le miopi resistenze di alcune influenti Regioni che rivendicavano una discutibile autonomia in un settore così delicato.

Per quanto infrequente l'emorragia del pospartum da atonia uterina resta la principale causa di morte materna anche nei paesi sviluppati e,nonostante i progressi fatti, non sembra che tutte le Unità di Ostetricia italiane,in particolare nel Meridione, abbiano bacini di utenza,personale,strutture e apparecchiature per affrontare in modo tempestivo e corretto le emergenze che si possono determinare in quei delicatissimi servizi che devono tutelare la vita delle mamme e dei nascituri. Anche mia nonna è morta di parto all'inizio del secolo scorso. I suoi figli l'anno conosciuta solo attraverso i racconti dei parenti.

Nell'Italia analfabeta e premoderna morivano di parto a decine di migliaia nella rassegnazione generale. Quella strage silenziosa di giovani donne feconde veniva accettata come un fatto naturale! Invece era solo figlia della miseria e del sottosviluppo. Oggi quelle morti sono inaccettabili perché si può partorire in condizioni di serenità e si deve nascere in un contesto di sicurezza sanitaria e civile. Ma resta ancora molto da fare. Non basta l'ultima”Raccomandazione del nostro Ministero della Salute” che recita:”la morte materna rappresenta un evento drammatico che può essere determinato anche da standard assistenziali inappropriati”.Le ultime drammatiche vicende interpellano le nostre coscienze. Cosa stiamo facendo per renderle appropriate?

*Pediatra





10/08/2012
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