La riscossa culturale e civile di Antonio Cao

di Emanuele Sanna | tutti gli articoli dell'autore

microcitemico

Si può curare o debellare l'anemia mediterranea? “La malattia è scritta nei nostri cromosomi e quindi è incurabile”. Per mettere in discussione quella perentoria e inesorabile risposta è stata necessaria una rivolta della nostre coscienze, come medici e come sardi. Antonio Cao ha guidato quasi quarant'anni fa una grande riscossa culturale e civile. Agli studenti, alle famiglie e alle coppie in età feconda e sopratutto ai responsabili della sanità pubblica Antonio ha predicato un messaggio radicalmente alternativo. Sulla talassemia ha indicato un orizzonte di speranza e di vita.

A quei tempi venivano al mondo ogni anno in Sardegna circa 150 nuovi nati affetti da thalassemia major. I portatori sani del trait talassemico erano circa il 13% della popolazione isolana. Una coppia su settanta era a rischio di procreare un figlio con la malattia maggiore. L'anemia cronica, le complicanze delle emotrasfusioni, le infezioni e la progressiva pietrificazione di organi vitali come cuore e fegato portavano quasi sempre a morte prima dell'adolescenza. Non c'era paese della Sardegna dove non ci fosse qualche famiglia che viveva questo dramma. Uno o più figli destinati a morte sicura perché nei loro globuli rossi c'era un'emoglobina tarata, con un’emivita accorciata.
I genitori vivevano con senso di colpa quelle tragedie perché si consideravano i trasmettitori della malattia. Molte coppie continuavano a procreare senza sapere che si affidavano all’imprevedibile lotteria genetica. Altri rinunciavano alla genitorialità perché avevano consanguinei potenzialmente malati.

Per i quasi duemila talassemici censiti il sangue scarseggiava. L'accesso ai presidi ospedalieri era per molti terribilmente difficoltoso e poteva anche capitare, quando io ho iniziato a fare il pediatra nel 1970, di incontrare bambini poverissimi e mai curati, con deformazioni scheletriche spaventose e in uno stato di anemizzazione estrema. In attesa della morte perché l'anemia mediterranea era considerata incurabile. Una sorta di castigo divino per una comunità chiusa da millenni nel suo isolamento geografico e riproduttivo. Chi nasce talassemico si deve rassegnare a una vita breve! Cosi ci dicevano sconsolati fino ai primi anni 70 i nostri maestri di medicina. Poi è tornato a Cagliari Antonio Cao e ci ha parlato con il linguaggio della concretezza della speranza.
La talassemia viene dai nostri geni ma ha anche cause sociali e culturali. La talassemia si può prevenire. La procreazione può essere responsabile e consapevole. La ricerca scientifica ci può aprire strade terapeutiche inesplorate e risolutive. Il trapianto di midollo, la diagnosi prenatale, la terapia genica.

Con la combattiva associazione dei familiari talassemici e con una nuova generazione di pediatri Antonio Cao ha condotto una straordinaria campagna di informazione e di screening nel territorio.
Nel nuovo Istituto delle Microcitemie, che gli abbiamo affidato nel 1982 sottraendolo ai tentacoli della lottizzazione baronale e politica, Antonio non ha solo migliorato le cure e razionalizzato l'assistenza, ma ha dato sopratutto un impulso eccezionale alla ricerca scientifica. La genetica, la biologia molecolare, il collegamento con le avanguardie mondiali della ricerca biomedica, l'incessante sostegno ai giovani talenti, la sensibilità verso le malattie rare hanno fermentato uno straordinario laboratorio umano e scientifico. La scuola di Antonio Cao si è conquistata sul campo una posizione di rilievo e di rifermento anche su scala internazionale.

Antonio Cao ha speso bene la sua vita e ha messo a frutto il suo straordinario talento per il bene comune dando un contributo indelebile al miglioramento della condizione sanitaria della sua terra, dello stato di salute e della speranza di vita di una moltitudine di esseri umani. Noi siamo stati fortunati per averlo professionalmente e umanamente incontrato e ora guidati dal suo esempio dobbiamo fare tutto quello che le nostre residue forze ci consentono per trasmettere alle nuove generazioni il suo immenso patrimonio culturale e morale.





25/06/2012
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