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Centrosinistra, lite al veleno tra Idv e Pd

di L'Unione Sarda | tutti gli articoli dell'autore


I dipietristi reclamano candidature di peso. La replica di Lai: «No ad accordi a tavolino, semmai primarie». E intanto la sinistra scalpita

Forse per non sfigurare rispetto a Bersani e Di Pietro, Italia dei valori e Pd litigano anche in Sardegna: in questo caso sulle candidature alle amministrative, ed è una polemica che può minare la coalizione di centrosinistra. Anche perché gli alleati minori sono sempre più infastiditi, e non escludono scelte drastiche.
I DIPIETRISTI Apre il fuoco l'Italia dei valori, rivendicando candidature di peso («apicali e non residuali», nel linguaggio dei comunicati stampa: in italiano si può rendere con non ci accontenteremo di un posto in una Provincia dove sicuramente vince il centrodestra ). Si conoscono da tempo le mire sulla Provincia di Nuoro, dove il Pd non vuole mettere in discussione Roberto Deriu; e ora la condanna giudiziaria di Graziano Milia potrebbe riaprire i discorsi su Cagliari.
I dipietristi invocano «accordi condivisi per non mettere a rischio la coalizione», e sottolineano «l'inaccettabilità di automatismi nella riproposizione dei presidenti e dei sindaci uscenti, tutti del Pd - come si legge in una nota del coordinatore Federico Palomba - che precluderebbero il rinnovamento per il quale Idv ha ricevuto i consensi».
L'Italia dei valori ritiene di avere nomi da proporre per le cariche in palio alle elezioni di maggio. E vuole farlo «con un accordo politico chiaro e preventivo con tutti i partiti, senza l'obbligarietà del ricorso alle primarie». Una risposta all'orientamento espresso negli ultimi vertici collegiali dal leader del Pd Silvio Lai.
I DEMOCRATICI Di fronte a chi chiedeva le primarie in casi specifici (come Nuoro), Lai aveva ventilato la possibilità di andare a primarie ovunque. E ora, replicando all'Idv, il leader dei democratici obietta che «gli elettori rigetterebbero accordi di sostituzione a tavolino», tanto più se conclusi «sulla base di un potenziale consenso ai singoli partiti che ancora deve essere espresso».
Il lavoro della coalizione, scrive Lai, deve fondarsi «non sulla distribuzione delle candidature apicali ma sulla rappresentatività, il consenso e le maggiori potenzialità di vittoria»: desunti a partire «dalla valutazione del lavoro degli uscenti», che hanno tutti ben operato. E che cinque anni ottennero un ampio mandato popolare: per cui oggi, anche quelli del Pd, sono «riconfermabili a meno che non vi siano personalità che incontrino maggiore consenso dell'elettorato», da verificare appunto col «coinvolgimento degli elettori». Cioè con le primarie.
GLI ALLEATI In questo clima, il segretario di Rifondazione Gianni Fresu si dice «deluso»: «Abbiamo provato a discutere di intese politiche e di programma, lasciando in secondo piano i nomi, ma ci sembra che siano tutti ripiegati sul loro orticello». E il tempo passa: «Domenica si riunirà a Tramatza il nostro comitato poiltico regionale, spero che non si debba considerare l'ipotesi di defilarsi dal tavolo regionale del centrosinistra».
Carlo Sechi, portavoce di Sinistra, ecologia e libertà, richiama «l'unità della coalizione» e ricorda che «spetta soprattutto al Pd e alle forze politiche maggiori e rappresentate in Parlamento fare i passi necessari per consolidarla». Da qui l'invito al segretario del Pd perché «convochi per lunedì una riunione per definire un quadro programmatico politico generale», lasciando ai tavoli locali «l'interpretazione della linea di convergenza tracciata regionalmente».
IN PIAZZA L'unica sicura convergenza sembra per ora la mobilitazione contro il decreto salva-liste del Governo: sabato 13, su sollecitazione del Pd, anche nell'Isola saranno organizzate due manifestazioni in contemporanea con quella di Roma. A Cagliari, in piazza del Carmine, e a Sassari, in piazza d'Italia, i militanti del centrosinistra si riuniranno davanti ai maxischermi che trasmetteranno in diretta l'iniziativa nella capitale, per protestare contro la norma varata per risolvere il caso delle liste escluse dalle elezioni regionali del Lazio e della Lombardia.
GIUSEPPE MELONI

11 March 2010
 
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