Pili: "Chi erano i signori del vento?"

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«Trevi agiva in conto terzi e non rivela i nomi dei soci»

PIER GIORGIO PINNA

CAGLIARI. Vento e polemiche, ancora bagarre. Si apre un nuovo, inquietante, capitolo sui masterplan per le torri offshore nell’isola. Adesso il deputato sardo del Pdl Mauro Pili, che negli ultimi mesi si è battuto contro speculazioni e possibili danni ambientali, ha un altro timore: chi si nasconde veramente dietro questo progetto? e come mai continuano i traffici legati ai certificati verdi con «investitori» sempre nell’ombra? Così, per tentare di saperne di più, nonostante la recente svolta alla Regione sulle fonti alternative e la rinuncia della Trevi Energy alla centrale nel mare di Cagliari, Pili presenta un’interrogazione parlamentare.
Sollecita chiarimenti sostanziali dai ministri di Ambiente, Sviluppo economico e Infrastrutture. «L’amministratore delegato della società Trevi, Davide Trevisani, ha ritirato i suoi piani dichiarando: “Mai ci saremmo sognati di gestire in prima persona una centrale eolica. I signori del vento non siamo certo noi” - sostiene il deputato - Ma su chi sia il gruppo per il quale Trevi Energy ha agito non ha dato spiegazioni, limitandosi a dichiarare: “Sono informazioni riservate, non le possiamo rivelare”». Le torri, alte 130 metri, avrebbero dovuto sorgere su un tratto di mare vasto 10 milioni di metri quadrati.
«La gravità di queste affermazioni - commenta ancora Mauro Pili - lascia trasparire in modo inequivocabile che dietro la gestione delle progettazioni e delle richieste di concessioni sull’eolico ci sia una attività poco chiara, e comunque non trasparente, che lascia presupporre l’esistenza di mandanti e di esecutori».
L’ex presidente della Regione chiede dunque ai ministri Altero Matteoli, Giulio Tremonti e Stefania Prestigiacomo - tutti come lui del Popolo della libertà - se «non intendano valutare le dichiarazioni rese dal responsabile della Trevi Energy in merito all’esistenza di altri soggetti differenti da quelli che hanno chiesto l’autorizzazione sia sul piano concessorio sia realizzativo». «E - per concludere - se non ritengano di assumere iniziative affinché siano revocate le procedure avviate proprio in virtù della dichiarazione di disinteresse della stessa società alla gestione di impianti eolici».
Insomma, nel dibattito sulle fonti rinnovabili e sui suoi cascami, c’è un non-detto piuttosto evidente. Ed è la paura che, dopo la porta chiusa dalla giunta guidata da Cappellacci ai megaimpianti marini, si spalanchino portoni per altri ambasciatori d’innominati e innominabili Signori del vento. Tra gli ambientalisti e gli esponenti dell’opposizione c’è infatti una convinzione diffusa: le delibere regionali rischiano di rimanere inefficaci senza un conflitto di attribuzione che dirima le questioni con il governo o senza un’intesa coi ministeri chiamati in causa dai privati nell’oscura partita italiana delle windfarm.

 
    

 
      

17 March 2010
 
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