Una legislatura sprecata che lascia ai margini l’agricoltura

di Sebastiano Deroma | tutti gli articoli dell'autore

palazzo regione

Se l’attuale legislatura regionale avrà regolare svolgimento vuol dire che tra poco più di un anno si vota. E ciò significa che si entrerà a breve nella fase delle fibrillazioni, dei distinguo da parte di quelle forze politiche che, consapevoli della modestia dei risultati ottenuti, intendono rifarsi della verginità perduta scaricando su altri le responsabilità del fallimento. Ha iniziato l’ex capogruppo del PdL Mario Diana che, con altri contestatori della maggioranza, ha costituito un gruppo consiliare autonomo. Il rapporto tra Cappellacci e Pili non è dei migliori; né sembra risolto il contenzioso tra il presidente e Nizzi.

I riformatori cavalcano il referendum sulle Province, rivendicando praticamente a se, in termini esclusivi, il merito del risultato, anche se non osano contrastare apertamente l’azione della Giunta ; del resto diceva Manzoni se uno il coraggio non ce l’ha non se lo può dare. Il Partito Sardo segue invece l’ambigua linea di lotta e di governo ma non va oltre l’astensione in particolari momenti e sembra più concentrasi sulle responsabilità del governo nazionale che su quelle dell’amministrazione regionale di cui fa parte e di cui ha condiviso l’azione senza grandi risultati sul fronte autonomistico.

Vera colonna portante della maggioranza è invece l’UDC; se Oppi qualche volta alza la voce, probabilmente intende rafforzare il potere di contrattazione del suo partito nelle trattative volte alla suddivisione degli spazi di potere. In questo contesto i settori produttivi, tra questi l’agricoltura, hanno poco da sperare. La crisi generale, l’irrisolta battaglia sulle entrate, non consentono grandi margini di manovra per risollevarne le sorti. Tra l’altro, la prossima legge finanziaria che, a norma di legge, dovrebbe essere presentata entro il mese di settembre, sarà una finanziaria “ elettorale” con tutti i pericoli che da questo derivano In questi mesi occorrerà innalzare il livello di vigilanza per impedire le classiche “ marchette “ e l’introduzione di norme spurie.

Cosa può sperare l’agricoltura che vede negli ultimi bilanci regionali una posta finanziaria per l’80% circa assorbita da agenzie, enti e consorzi vari ?; agenzie inefficienti, nonostante dispongano di risorse umane esorbitanti rispetto a quelle degli enti regionali facenti capo a regioni con una produzione agricola ben al di sopra di quella realizzata in Sardegna; agenzie di cui non si conosce la vera attività e che lo stesso assessore dichiara di non controllare proponendo una loro ristrutturazione ( fusione ) che servirebbe solamente a creare un mostro, questo sì, veramente incontrollabile.

Veda l’assessore di utilizzare al meglio gli strumenti che la legge di riforma gli mette a disposizione: la consulta agricola (mai nominata ), gli atti di indirizzo e direttive, il comitato di coordinamento, il comitato interassessoriale. La verità è che, prevalendo la logica spartitoria, i commissari ( due agenzie su tre sono commissariate) non rispondono evidentemente come braccio operativo all’assessore, ma direttamente a chi li ha indicati. Non venga meno poi il principio fondamentale che ha guidato la riforma e cioè la specializzazione delle funzioni,che non confligge con l’esigenza della collaborazione e integrazione, peraltro prevista dalla legge. Una cosa è la ricerca, altro l’assistenza tecnica, altro l’istruttoria di domande di incentivazione e l’erogazione degli aiuti.

Anche la legge di riforma dei consorzi di bonifica è praticamente inattuata procrastinando la crisi dei principali enti che operano sul territorio regionale. I consorzi , tranne uno, quello della Gallura mi pare, sono anch’essi da lungo tempo commissariati, impedendo la loro, naturale, gestione democratica da parte degli agricoltori consorziati che hanno tutto il diritto di partecipare a regolari elezioni degli organi, se mai qualcuno si decidesse a convocarle. Non parliamo poi della spesa dei fondi comunitari, le vere risorse effettivamente disponibili per le aziende agricole. Valutando l’andamento della spesa certificata dal ministero, a fine anno si rischia di perdere oltre 50 milioni di risorse europee. Non sembra tematica di grande interesse per la Giunta nemmeno la definizione delle nuove politiche comunitarie per il periodo 2014 – 2020, constatato che non risulta sia stato attivato alcun confronto, nè con il governo, né con le istituzioni comunitarie, a seguito della presentazione delle relative proposte legislative da parte della Commissione Europea.

In materia di trasporti si fa un gran parlare di CIN, la nuova società di navigazione che ha acquisito la Tirrenia, del giusto diritto dei sardi a potersi muovere in libertà e a costi ragionevoli, ma non emerge una proposta una in merito alla soluzione dell’annoso problema della continuità territoriale per le merci che interessa non solo l’agricoltura ma tutti i settori produttivi. I pastori sono stati lasciati soli nel rapporto con il mercato ,così che il latte ha un prezzo vile, ben lontano dal coprire i costi di produzione in continua ascesa. Del settore ortofrutticolo, altro settore portante dell’economia agricola sarda, nessuno si preoccupa.

Passando ora a verificare la produzione legislativa di questi ultimi quattro anni a favore del settore tralasciamo prima di tutto alcune limitate e secondarie norme inserite nelle leggi finanziarie volte, nella maggior parte dei casi, a operare correzioni o precisazioni rispetto a leggi già in vigore
( farebbe sorridere se non ci fosse da piangere, la disposizione inserita nella legge finanziaria per il 2012 che stabilisce che “ l’Agenzia regionale ARGEA Sardegna procede all’espletamento delle procedure di erogazione degli aiuti ai beneficiari che ne facciano richiesta entro il limite massimo di novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge” ).

Le uniche leggi riguardanti il settore agricolo ,approvate dal Consiglio - non che la sovrabbondanza sia di per se un fatto positivo visto che forse basterebbero poche norme ma buone - sono la n. 1 del 2010, la legge n. 15, sempre del 2010 e la legge n. 8 del 2012. Ci si attenderebbe che abbiano trovato puntuale ed efficace applicazione. Sulla prima sarei curioso di sapere di quanto è aumentato il consumo dei prodotti sardi presso la ristorazione collettiva, quanto spazio i produttori hanno conquistato nei mercati in aree pubbliche per la vendita diretta delle loro produzioni e perché non sia ancora attivo l’elenco dei fornitori di prodotti agroalimentari destinati agli agriturismi.

Sulla legge 15 occorre stendere un velo pietoso visto che solo poco tempo dopo la sua approvazione ha subito pesanti tagli di risorse, che alcuni articoli non trovano ancora applicazione, come il prestito agevolato di esercizio , che su altri si è deliberato tardivamente e in maniera pasticciata come per gli aiuti ai ceralicoltori e quelli rivolti agli allevatori, invitati dalla legge, loro, e non i trasformatori, ad operare una diversificazione produttiva tendente alla riduzione di pecorino romano.

Sulla terza norma, che ha esteso il numero di Comuni da ritenersi svantaggiati, vi è da sottolineare che nessuno ha sufficientemente evidenziato che solo il governo nazionale può renderla operativa i fini dell’esenzione IMU e che non ha validità ai fini della corresponsione dei prossimi aiuti comunitari che saranno stabiliti, per quelle particolari aree, dalla nuova fase di programazione se non in presenza, all’interno delle regole già deliberate, di un accordo nazionale tra governo e commissione europea.

Come possiamo vedere,vi è, anche in agricoltura, materia per il lavoro della specifica commissione consiliare costituita i fini della verifica dell’attuazione delle leggi regionali. Ma, per rendere il quadro più esaustivo, non si può sottacere che la commissione consiliare agricoltura, presieduta da un esponente del centro-destra, non brilla in produttività. Presso la commissione giacciono ben 37 proposte di legge, di iniziativa degli stessi consiglieri ,ancora da esaminare.

Talvolta ci si chiede dove trovi alimento l’antipolitica, che certamente va contrastata per non far prevalere la tesi , come diceva una vecchia canzone, che “ la politica è cosa sporca”, salvo poi lasciarla fare ai furbi, ma cerchiamo almeno di non farci male da soli. La presidente del Consiglio Claudia Lombardo, qualche mese fa ha denunciato che le commissioni lavoravano un ora e mezza al mese.

Mi sembra che le argomentazioni prodotte siano sufficienti per poter esprimere un giudizio sull’operato dell’attuale maggioranza che governa la Sardegna verso i bisogni del settore primario, giudizio che naturalmente lascio ai diretti interessati, agli agricoltori e pastori sardi, sperando che non si lascino fuorviare dal qualunquismo di chi sostiene che è inutile cambiare, tanto sono tutti uguali, o incantare da novelle sirene; qualcuna, corresponsabile delle mancate risposte politiche ed amministrative, già canta nel sassarese, pensando sicuramente alla propria carriera personale e ai propri interessi, non certo agli interessi generali dell’agricoltura e della società sarda.

 

 

 

 




 





26/08/2012
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