di Gesuino Muledda | tutti gli articoli dell'autore
Ordinariamente, quando si fa l’analisi dei risultati elettorali, si dimenticano due cose. La prima è la dimenticanza del voto dei comuni sotto i quindicimila abitanti, spesso piccoli comuni. Ci si dimentica della fatica dei militanti dei partiti e per organizzare “liste civiche”. Chi tra i dirigenti regionali non ha fatto esperienza politica e di vita nei piccoli comuni non afferra quanto lavoro, costante, partecipato è necessario per comporre proposte di governo. E, poi, quando si vince quanta fatica e dedizione è necessaria per amministrare le comunità, senza risorse, nel disimpegno dello Stato e della Regione. Onore a chi si candida e vince, onore a quelli che perdono.
Ma varrebbe la pena una analisi dei risultati delle elezioni nei piccoli comuni, in Sardegna la stragrande maggioranza, perché in quei piccoli comuni vive parte rilevante della popolazione. E lavorano per i beni comuni e nell’interesse generale tantissimi militanti e dirigenti politici. Ai quali, quasi mai, nonostante i rapporti di rete, si apre una prospettiva di carriera politica. Quasi sempre si tratta di volontariato allo stato puro. Ma sono militanti e quadri che mediano il consenso dei partiti e creano e vivono tessuto democratico. Importante e, nei tempi attuali, molto più meritorio.
La seconda cosa che si dimentica è lo stato dei lavori pre elezioni nelle città dove si è votato.
La analisi compiuta nel centrosinistra, per taluni aspetti, è strana. Si dimentica, per esempio, che a Selargius, ad Alghero e ad Oristano governava da tempi politicamente preistorici il centrodestra in alleanza con i sardisti. E ci si dimentica che, per mesi una parte del centrosinistra ha tentato in tutti i modi possibili di organizzare alleanze allargate sia al P.S. d’Az. che all’UDC. E che in due città, Alghero e Oristano, ciò non è avvenuto, per decisione di UDC e P.S. d’Az. Mentre a Selargius si è costituita una alleanza allargata a liste civiche formate da militanti provenienti da formazioni di destra.
Il dato elettorale è che il centrosinistra, aperto a liste civiche di sinistra, ha vinto ad Alghero e Oristano. La alleanza spuria di Selargius ha costretto Rossomori e Federazione della Sinistra a uscire dalla alleanza, per coerenza. Ha rotto a sinistra e ha perso. Logica vorrebbe che nei ragionamenti sul voto si prendesse atto del risultato elettorale. La opinione pubblica vuole chiarezza e coerenza. E, sulla base del principio di responsabilità, ha giudicato gli amministratori uscenti e, ad Oristano e ad Alghero, ha scelto per la alternativa.
A Selargius l’opinione pubblica non ha avuto una proposta alternativa ma un pasticcio continuista per la formazione capeggiata da Rita Corda e ha votato per la continuità originale. E così ha vinto il centrodestra, punendo incoerenza e lassismo politico. Il dato di fondo comunque, quando si volesse leggere il voto ultimo alle amministrative in ottica delle elezioni regionali dice che il centrodestra, nei comuni sopra i quindicimila abitanti, amministra popolazione per 152.000 abitanti contro una popolazione di 635.000 abitanti amministrata del centrosinistra. Rispettivamente meno 209.000 abitanti e più 203.000 abitanti.
Si dovrebbe esultare per il risultato in se; si dovrebbe guardare con serena fiducia alle prossime elezioni regionali. E si dovrebbe, soprattutto da parte del PD, aprire una verifica dello stato di salute delle amministrazioni di queste città per capire, davvero, il giudizio della pubblica opinione rispetto al lavoro fatto. E, forse, si potrebbe dare il via a una seria riflessione sulle conseguenze nefaste delle guerre intestine esportate all’interno delle istituzioni. E correggere quanto c’è da correggere. E rilanciare azione amministrativa e alleanza. Come è doveroso da parte dei gruppi dirigenti.
Si punta invece, da parte di PD e SEL, che per vincere non sia necessaria una forte proposta politica e programmatica, e una forte mobilitazione sociale; ma che sia necessario allargare la alleanza di centrosinistra a UDC e P.S. d’Az. Perché la somma dei risultati di tutti questi partiti porterebbe alla vittoria. Per fare che cosa non si sa. Perché se il centrosinistra ha un programma e una rappresentanza sociale che derivi da ideali, valori, programmi alternativi, non si capisce come si possano conciliare con quanto, in questi anni, ha fatto la maggioranza che governa la Regione. Per la dignità delle istituzioni, per la morale e la trasparenza nell’azione di governo, per il valore dell’ambiente e la tutela del territorio, per la scuola e l’università, per la salute dei cittadini. E aggiungiamo lo sfascio dell’agricoltura, la desertificazione industriale e produttiva. E la disoccupazione crescente. E la perdita dei fondi comunitari e il blocco della spesa. E il dilettantismo sulle questioni istituzionali, e l’occupazione sistematica delle istituzioni.
Da ultimo richiamiamo la subalternità al governo Berlusconi e la umiliazione della istituzione autonomistica. Il centrosinistra che ponga al centro la questione dei diritti di cittadinanza come può convivere con chi della clientela ha fatto ragione di vita e di forza? Se il giudizio comune, anche tra la gente e le forze sociali, è che questa maggioranza è la peggiore della storia dell’autonomia, come si fa a non proporsi in maniera decisamente alternativa. Chiaramente, limpidamente alternativa.
O si pensa che, gravando Cappellacci di tutte le colpe, si debba consentire la auto assoluzione di chi, per sua vanagloriosa ammissione, è stato il principale artefice della alleanza e della azione della Giunta Regionale. Oltretutto graveremmo di tutto Cappellacci e assolveremmo altri corresponsabili senza neppure pensare che Cappellacci non potrà essere il candidato del centrodestra. Il principio di responsabilità, base per l’etica e la morale, non può essere messo in cale per giochi politicistici e di improbabili convenienze private.
E sulla base del principio di responsabilità giudicherà il popolo. Quanto alla tesi della alleanza sovranista, nel centrosinistra stanno le forze che della sovranità e del sovranismo hanno fatto la propria proposta politica e istituzionale in una moderna visione del sardismo, del socialismo e dell’azionismo. Una visione che vede nel popolo sardo e nella nazione sarda una soggettività che si afferma per cultura, per progetti, per programmi e per consapevolezza di sè. Rigorosa e determinata.
Sovranismo non è ribellismo o vertenzialismo programmato. Sovranismo è affermazione dei diritti del popolo sardo in una Europa federale che pretende una Italia federale. E’ autogoverno.
Ed è, per chi lo avesse dimenticato, la naturale e dovuta evoluzione della politica sarda e delle forze sociali verso la sardizzazione dei medesimi. Partiti, forze sociali con cuore, testa e gambe di Sardegna. Per giustizia e libertà. Quando si confonde strategia e cultura, banalizzandole, con la tattica e il tatticismo si annuncia regressione e sconfitta.