Il via al Parco della Musica

di Giuseppe Andreozzi | tutti gli articoli dell'autore

fonsarda

Flash di ricordi, passeggiando fra ameni laghetti e ponticelli in legno del Parco della Musica, il giorno dell'inaugurazione. Correva l'anno 1976, in un quartiere cresciuto in fretta e male, fatto di brutti palazzoni in cemento, strade fangose e niente servizi, una mattina una squadra di operai iniziava a recintare un pezzo di piazza Giovanni XXIII, uno dei pochi spazi di Fonsarda rimasti liberi, di proprietà del Comune. Fino agli anni '60 c'erano piante di ulivo.

Scopriranno, nei giorni seguenti, gli abitanti del quartiere che l'amministrazione comunale aveva ceduto le aree, oltre un ettaro, all'Azienda Statale Servizi Telefonici perché realizzasse due palazzoni di 85.000 metri cubi; per avere un'idea, un appartamento medio misura circa 350 mc, quindi si doveva costruire l'equivalente di circa 240 unità abitative, come otto – dieci palazzi di media altezza.

Contro la costruzione, si sviluppò un forte reazione e la mobilitazione del quartiere, con la nascita di un comitato e il coinvolgimento di intellettuali, forze politiche e amministrazioni, compresa la Giunta Ferrara, rimasta in carica fino al 1979. Proprio quell'anno, in autunno, un gruppo di risolute maestre delle scuole vicine aveva portato i bambini a piantare alberi dentro l'area recintata che una ruspa amica, noleggiata con una colletta fra gli abitanti, nottetempo aveva fatto dissodare. Una bella lezione di educazione ambientale e civica.

All'inizio degli anni '80, col subentro di altre amministrazioni, iniziarono i lavori.

Ci fu un esposto alla magistratura penale, che il Pretore ritenne fondato, sospendendo i lavori, nel maggio 1982, e incriminando i sindaci responsabili, perché mancavano nientemeno che la concessione edilizia e l'autorizzazione del Ministero dei Lavori Pubblici e i lavori erano in contrasto col piano regolatore e con quello di lottizzazione.

I vecchi sindaci usufruirono di un'amnistia (anche all'epoca erano molto frequenti le misure di salvaguardia della politica), mentre i nuovi amministratori, anziché imporre il ripristino del territorio e requisire le aree, pensarono bene di chiedere e ottenere dalla Regione la modifica del piano e poi di approvare il progetto e concedere la sanatoria dei lavori abusivi già eseguiti.

Si arrivò così al 1987, seguirono altri esposti, ricorsi al Tar, petizioni, mobilitazioni ... poi il miracolo: la nuova tecnologia, la miniaturizzazione dell'elettronica, rendeva assolutamente inutili i palazzoni, l'ASST stessa cessava di esistere e buona parte della piazza poteva tornare alla città.

Quei giovani di allora, Romano, Franco e tanti altri e le maestre coi grembiulini impiastricciati di fango al seguito, erano stati additati come retrogradi nemici del progresso da quella Cagliari che ancora oggi vorrebbe fagocitare ogni spazio libero della città. Invece, senza saperlo, difendendo quel pezzo di terra avevano anche anticipato il futuro.

Molta gente non lo sa, o non ricorda più, ma non importa. Oggi è festa per tutti.

*Vice Presidente Circoscrizione IV di Cagliari. Candidato al Consiglio comunale di Cagliari nella lista RossoMori





11/05/2011
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