home_ sociale_ articolo

Mozione dei consiglieri dell'opposizione contro i tagli ai Piani Personalizzati

di Redazione | tutti gli articoli dell'autore

Pubblichiamo la Mozione contro i tagli ai piani personalizzati, di cui abbiamo dato conto nel sito,  firmata da Espa - Bruno - Uras- Sali - Agus - Barracciu - Ben Amara - Caria - Cocco Daniele Secondo - Cocco Pietro - Cucca - Cuccu - Diana Giampaolo - Lotto - Manca - Mariani - Meloni Marco - Meloni Valerio - Moriconi - Porcu - Sabatini - Sanna Gian Valerio - Sechi - Solinas Antonio - Soru - Zedda Massimo - Zuncheddu sui tagli effettuati ai progetti personalizzati per persone in situazione di handicap grave ai sensi della L.162/98 con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che il 16 dicembre scorso è stata approvata la delibera di Giunta Regionale n.55/33 sui piani di sostegno personalizzati di cui alla Legge 162/98 nella quale si evidenzia la decisione, visto l'aumento degli utenti aventi diritto, di operare un taglio di euro 1000 su ogni progetto personalizzato rispetto al livello di finanziamento degli anni precedenti;

CONSIDERATO che, conseguentemente a questa decisione, i tagli ai finanziamenti dei piani personalizzati raggiungono anche il 66,6% rispetto ai contributi erogati nell'anno 2009; tutti i 28.351 piani approvati avranno una decurtazione, e tra questi ben 11.000 piani avranno una riduzione del finanziamento del 33%, 6.000 piani avranno il taglio di circa il 44% e circa 1000 il taglio del 50% o più;

CONSIDERATO che le persone che hanno avuto il finanziamento ridotto nei casi più gravi sono a rischio di istituzionalizzazione, ovvero le famiglie con meno ore di assistenza potrebbero rivolgersi alle strutture residenziali che costano alle casse pubbliche da 4 a 10 volte rispetto ad un progetto personalizzato ai sensi della 162/98 (che come è noto è incompatibile con qualsiasi forma di residenzialità);

RILEVATO che l'attuazione della legge 162/98 in Sardegna è un'esperienza positiva ed innovativa, perché prevede la coprogettazione di piani personalizzati di sostegno tra persone con disabilità e loro famiglie e le istituzioni, prevede la possibilità della scelta degli operatori professionali da parte dei diretti interessati; che la stessa esperienza sarda è ormai diventata una buona pratica di eccellenza nazionale e internazionale, come dimostrano gli studi e le recenti pubblicazioni (Il "modello sardo" è stato indicato tra le Buone Prassi (sono state scelte solo 5 in tutta Italia) nel Rapporto di monitoraggio del Piano d'Azione Nazionale per l'Inclusione Sociale 2003-2005 a cura del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e come Buona pratica di "welfare plurale sociale" è stato oggetto di ricerca da parte dell'Osservatorio Nazionale Ministeriale sulla famiglia, che ha pubblicato il libro, editrice F. Angeli, BP Buone pratiche e servizi innovativi per la famiglia; ancora è stata oggetto di seminari e ricerche all'Università degli Studi di Milano, Facoltà di Scienze Politiche; considerata buona prassi a Berlino nel giugno 2007, alla 15° Conferenza Europea dei Servizi Sociali organizzata da dall'European Social Network in cooperazione con l'UE; è stata oggetto di menzione dall'Agenzia del Governo italiano per le Onlus che ha pubblicato un approfondito studio nella propria rivista "Aretè" classificandola come prassi di eccellenza (n.2/2009).

CONSIDERATO che per quanto sopra descritto, consapevoli dei traguardi ottenuti grazie anche ai finanziamenti stanziati sino ad oggi, la Regione Sardegna ha contribuito realmente a garantire una migliore qualità della vita alle persone con disabilità e loro famiglie, e dato risposte adeguate a misura delle persone con disabilità, specie a quelle in situazione di gravità, con il sostegno dato in continuità a percorsi di vita di vera inclusione sociale, compresi quelli per la "vita indipendente", attivando un processo di sussidiarietà che rendono i finanziamenti erogati non mera assistenza ma una vero e proprio investimento in quanto vengono rese disponibili risorse umane ed economiche aggiuntive da parte delle famiglie;

CONSIDERATO che per la prima volta in dieci anni la Giunta regionale ha introdotto criteri di attribuzione dei finanziamenti a posteriori, cioè riducendo i contributi solo dopo che gli Enti locali, le persone con disabilità e le famiglie avevano già avuto indicazioni predeterminate sui finanziamenti da assegnare, creando grande sconcerto nei beneficiari ma anche presso tutte le strutture dei servizi socio assistenziali dei Comuni sardi, che avevano già quantificato i contributi assegnati a ogni singolo progetto, in base al punteggio ottenuto e dunque in base alla gravità della persona e della situazione familiare;

CONSIDERATO per quanto evidenziato sopra sono necessarie più risorse da mettere in campo nel 2010 perché i tagli della spesa sociale non incidano proprio sui piani per i bambini e ragazzi per i giovani e le persone con handicap grave, alle loro famiglie che devono gran parte della loro qualità di vita alla 162;

CONSIDERATA la mobilitazione degli Enti locali che attraverso mozioni e ordini del giorno che invitano la Regione a reintegrare i fondi necessari per il mantenimento del livello dei contributi erogati negli anni precedenti;

CONSIDERATO che il taglio crea un grave danno anche per i Comuni, l'istituzione più vicina al cittadino che deve dare adeguate risposte alle esigenze legittime della propria comunità e in particolare delle persone più deboli, e verso i quali le famiglie non potranno che richiedere assistenza supplettiva creando profonda instabilità a livello locale nella rete dei servizi alla persona e nel sistema di sicurezza sociale;

RILEVATO inoltre che per 21 mila famiglie sarde si calcola, rispetto agli anni precedenti, una diminuzione in ore di assistenza di circa 3 milioni complessivamente, creando difficoltà reali per gli operatori professionali che sono impegnati nei compiti di cura ed educativi (si valuta intorno a 14.000 operatori, dei quali migliaia, grazie alla legge 162, "usciti" dal lavoro nero spesso piaga dei servizi alla persona e che ora contribuiscono invece alla fiscalità generale come tutti i lavoratori);

RILEVATO infine che le fasce degli importi di finanziamento per i singoli progetti sono bloccati dal 2005, mentre nel frattempo c'è stato l'aumento dei costi orari del personale (tabelle INPS e contratti collettivi di lavoro) che hanno di fatto già eroso la quantità dei servizi a disposizione di ogni singola persona con disabilità grave impegna la Giunta regionale.

1) A salvaguardare il livello essenziale di assistenza sociale, raggiunto in 10 anni di ottima applicazione della legge, per i 28.321 sardi in situazione di handicap grave aventi diritto ai finanziamenti dei progetti personalizzati e coprogettati tra istituzioni locali, famiglie e persone con disabilità della legge 162/98 di cui alle deliberazione della Giunta regionale n. 55/33 del 16.12.2009 attraverso il reintegro del taglio di euro 1.000 per ciascun progetto.

2) A proporre nel DL n. 78 (Disposizioni nei vari settori di intervento - collegato alla manovre economica finanziaria 2010) uno stanziamento di risorse integrative adeguate al raggiungimento dello scopo di cui al punto 1) almeno pari a 28.321.000 di euro.

3) In previsione degli stanziamenti per l'anno 2011, ad attivare un percorso di studio, verifica e monitoraggio sull'applicazione della legge, per poter non solo creare un efficiente sistema di controllo atto a colpire eventuali abusi (compresa la verifica dei criteri del sistema di certificazione da parte delle commissioni che attestano l'handicap grave e i ritardi nell'erogazione dei rimborsi che ancora persistono da parte di alcuni Comuni), ma anche a valorizzare i progetti di qualità, tra cui i progetti di vita indipendente, le buone prassi fino ad ora attuate, ottimizzando e rendendo sempre più efficienti gli interventi, con priorità per i nuclei familiari più componenti disabili e per le persone in situazione di gravità estrema, attraverso la collaborazione attiva della Commissione consultiva prevista dalla L. 162/98 art. 1 comma b) composta oltrechè dai rappresentanti degli Enti Locali anche dalle associazioni delle persone con disabilità e loro familiari, per continuare il processo virtuoso della spinta dal basso del sapere sociale dei diretti interessati e delle loro famiglie;

4) A verificare la possibilità di rendere i progetti personalizzati almeno biennali, con una programmazione che dia tranquillità alle persone con disabilità grave e alle famiglie affinché non debbano essere sottoposte a trafile burocratiche impegnativi ogni anno.

 

14 January 2010
 
I commenti dell'articolo [2]
Visualizza tutti i commenti clear
 
2. Francesco Carta
15/01/2010 18:40
Capellaci deve andare a casa e in fretta, si compri 4 pecorelle provi a far esperinza prima di rovinare il gregge""!!
1. Antonello
14/01/2010 22:43
Bene su tutta la linea, molto buona l'idea di rendere i piani personalizzati biennali o triennali, bisogna insistere sulla lotta agli abusi e la regolarità dei pagamenti. La nota dolente e che dall'altra parte c'è un muro di gomma, (vedi nota odierna dell'assessore) che continuano a ragionare in termini di "risparmio", come che lo spreco dei denari pubblici sia annidato nei soldi che si stanziano per cercare di alleviare le sofferenze a delle persone disabili, e far pesare meno la disabilità alle loro famiglie. Speriamo bene.
  clear
 
clear