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Per una legge sui partiti

di Gian Mario Demuro | tutti gli articoli dell'autore

I partiti devono poter tornare a rappresentare in maniera virtuosa le loro origini fondative della Costituzione. Alla luce di questa prospettiva la Costituzione può essere difesa non soltanto dagli organi di garanzia costituzionale, la Corte costituzionale e il Presidente della Repubblica, ma anche dalle forze associate alle quali la Costituzione affida la possibilità di "concorrere alla determinazione della politica nazionale". Bisogna avere il coraggio di ricordare, come di recente hanno fatto i vescovi italiani, che l'art. 54 della Costituzione prevede un obbligo di fedeltà alla Repubblica ed una disciplina cogente per coloro cui sono affidate funzioni pubbliche. Tali funzioni devono essere infatti adempiute con "disciplina e onore".

Un argine alla assenza di regole può essere costruito rafforzando la prescrittività della Costituzione anche sotto il profilo dell'etica pubblica e costituzionale. In questi anni, troppo a lungo, ci siamo concentrati sulle trasformazioni costituzionali legate alla riforma della legge elettorale. Legge che deve certamente essere cambiata perché favorisce la formazione di un Parlamento di soli nominati e allontana i cittadini dalla possibilità di dialogare direttamente con i propri rappresentanti. Legge, tuttavia, che non è l'unica responsabile della struttura oligarchica dei partiti in Italia.

Per difendere la Costituzione dobbiamo prenderla sul serio partendo dalla applicazione dell'articolo 49 che non ha mai avuto attuazione. Appare ormai ineludibile una legge sui partiti che affronti con determinazione i nodi della partecipazione democratica. Occorre anzitutto incentivare il diritto individuale di determinare le scelte politiche nazionali. I luoghi della formazione delle idee sono ormai molteplici e la legge sui partiti potrebbe incentivare e supportare forme di partecipazione effettiva alle scelte politiche. Altro tema da affrontare è quello della opacità e della fragilità del sistema di finanziamento dei partiti. Tema da approfondire con serietà, subordinando in legge la possibilità di ottenere finanziamenti pubblici ad un controllo indipendente sulla trasparenza dei bilanci dei partiti.

Infine, anche la democrazia paritaria è un dovere costituzionale e come tale anche i rimborsi elettorali potrebbero essere subordinati alla realizzazione di una maggiore presenza femminile in Parlamento. Poche regole, ma essenziali per ritrovare le ragioni fondative della Repubblica.

Professore ordinario di Diritto costituzionale- Università di Cagliari

10 November 2009
 
I commenti dell'articolo [1]
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1. Anna Biggio
12/11/2009 08:04
Grazie Gianmauro, Siamo riuscite con fatica, anche se c'è ancora tanto da fare, a crearci uno spazio in politica, con grande sacrificio, ma?restiamo ancora delle quote.Ci siamo sempre sentite svantaggiate, escluse dalla politica e dalle opportunità professionali e sociali riservate agli uomini e per questo siamo costrette ad invocare delle quote.Bisogna rinnovare in questo senso la politica.La democrazia paritaria è un requisito fondante di una società moderna e avanzata. Solo cosi potremo avviare un processo di costruzione di una nuova società plurale con un sistema POLITICO DEMOCRATICO COMPIUTO.
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