di Aide Esu | tutti gli articoli dell'autore
Nel 1979 Clara Gallini raccoglie 14 voci di donne destinate ad una trasmissione della terza rete Rai dal titolo "Noi, voi, loro, donna", con la finalità di cogliere le trasformazioni del mondo femminile in Italia. Una di queste voci è stata registrata a Tonara, Maria all'epoca aveva 70 anni. L'intervista a Maria, ripubblicata qualche anno fa da Illisso, è un libro ricchissimo di spunti, di intelligenza, di vigore e di vitalità. Ripropongo la risposta di Maria alla domanda sul cresciuto interesse delle donne per la politica.
Maria: "Si interessano e capiscono più degli uomini: non mi sbaglio in questo! Non sto vantandomi né che capisco di più, perché anch'io non me ne intendo tanto, perché ci vuole una certa cultura per fare politica, se no diventa veramente?.E' sporca di natura la politica, è sporca veramente, perché si deve dire bugie per attirare, si deve difendere anche il cattivo nella sua parte, nel suo partito, e non è giusto. E' una politica sporca. Se si faceva giusta la politica, si andava sempre bene. Ma si perdono gli uomini quanto le donne, più delle donne".
Maria nelle sue lucide considerazioni parla come una saggia aja-aja, si rivolge alle nuove generazioni svelando alcune cose note, trasmettendo valori e proponendo la sua visione etica della politica. "Le donne ne capiscono più degli uomini", dice Maria. E' il richiamo ad una autorità femminile, ad un universo dotato di una capacità superiore di lettura della realtà rispetto al mondo maschile. Il suo ragionamento è sostenuto ? in altri passaggi non citati ? dalla denuncia contro "l'autoritarismo maschile, che de-valorizza il lavoro femminile ". Nella sua voce riecheggiano i discorsi che le donne ripetono dentro le cerchie ristrette, ragionamenti reclusi in un ambito privato che faticano a diventare pubblici. Le donne osservano con attenzione e perspicacia, ma allo stesso tempo si ritraggono perché si reputano "sprovviste" di quegli strumenti che l'egemonia maschile ha costruito. "Ci vuole cultura" aggiunge Maria, dando voce al senso di inadeguatezza, ma anche richiamando alla serietà dell'impegno (quasi una preveggente, come se avesse intravvisto il bassissimo profilo delle nostre aule parlamentari). Quante donne si rispecchino in questo visione?
"La politica è sporca di natura", dice Maria. E'un ragionamento di antipolitica? Lo è solo in apparenza, ne spiega l'essenza, aggiunge argomentazioni a questa affermazione: "perché si deve dire bugie per attirare". Sono riflessività femminili che frenano. Abbiamo una visione più "pura" della politica? Oppure è un comodo rifugio dietro il quale autoriproduciamo un modello segregante della politica? La politica ci respinge perché noi non ne condividiamo i linguaggi ed i modelli culturali dominanti? Il discorso di Maria si allarga, riflette sugli strumenti di potere. Le armi della persuasione, dell'influenza. Per "attirare" trasformo il mio messaggio, il senso di ciò che faccio per raccogliere consensi. Anche l'uso di questi strumenti crea separazione? Siamo noi donne che rifiutiamo questi strumenti per eticità o perché non siamo capaci di usarli con la stessa maestria? Il linguaggio della politica ci è estraneo? Il politichese è un linguaggio stancante, privo di concretezza, un vocabolario complesso, fintamente forbito per auto legittimare il dominio maschile e che letto con la saggezza di Maria rivela un grande vuoto di contenuto. Perché per fare politica "ci vuole cultura" e dunque compiere azioni dense di senso.
"Si deve difendere anche il cattivo dalla sua parte", così nella ricerca del consenso si è andato perdendo il senso dell'etica, del giusto valore e giudizio delle azioni politiche. Quante volte abbiamo provato un senso di disagio e di estraniazione di fronte a scelte incoerenti, alla mancanza di coraggio su scelte "perdenti sul piano personale" ma vincenti sul piano collettivo? E' un richiamo forte ai valori etici della politica. E' la visione alta, di una politica chiamata a svolgere la funzione primaria, quella di guida saggia ed equilibrata che punisce con l'esclusione chi sbaglia. Ed allora la politica come compromesso "è sporca per natura". Per questo "bisogna cercare di fare giusto" per rimettere le cose a posto. Maria introduce tassonomie morali e sociali che considerano repellenti tutti quegli elementi che ne violano i confini. Il noi ed il loro è un confine continuamente ridefinito, nel fare politica in questo modo gli uomini si "perdono più delle donne". Se così fosse, è la ricerca dell'integrità a tenere le donne fuori dalla politica? E' in questi ragionamenti che troviamo alcuni dei come e dei perché dell'esclusione delle donne dalla politica?
Maria esprime, come sottolinea Clara Gallini, "il massimo della coscienza critica nell'ambito dei condizionamenti sociali e culturali, propri del suo ambiente". Nella sua testimonianza ? come in quella di molte donne che, nel mio mestiere, ho avuto modo di intervistare ? è centrale il rapporto tra passato e presente. Poste di fronte all'esigenza del cambiamento, al desiderio di cambiare il loro richiamo all'ancoraggio del passato si pone come una costante. Il legame stretto tra passato e presente è stato cruciale nella interpretazione e nella costruzione dell'identità e della soggettività femminile. A questo la saggezza di Maria aggiunge un invito ad assumere una visione critica, conoscere il passato per non subire in modo passivo i cambiamenti. Il valore della memoria non come rimembranza ma come percorso di esperienza che ci aiuta a trovare il giusto equilibrio tra il "troppo molto" (l'essere troppo avanti) ed il "troppo poco" (l'essere fuori).
Come costruire oggi un nuovo spazio per l'azione politica delle donne? Clara Gallini definisce Maria come una donna che si adegua alla nuova realtà senza subirla passivamente. Gli anni in cui è stata raccolta l'intervista sono stati fruttuosi per il riconoscimento della soggettività femminile. Oggi viviamo un'involuzione profonda ed umiliante. Nel discorso pubblico prevale un modello di donna tornata ad essere oggetto di piacere e di asservimento per la ricerca del successo personale. Quali forze abbiamo oggi per levare la testa ed affermare la nostra soggettività, l'orgoglio, la ricchezza della nostra differenza? Belle, brutte, magre, grasse, alte, basse, intelligenti, meno intelligenti, raffinate, sofisticate, umili, istruite, non istruite, cittadine attive, clandestine. Ma tutte pensanti.
"Le donne in politica sono diverse" chiosa Maria. Qual è la nostra diversità oggi? In che cosa ci distinguiamo? Da un linguaggio diverso? Da un uso distinto degli strumenti di potere? O dal loro rifiuto? E se li rifiutiamo quanto siamo capaci di costruirne di nuovi? Dalle riflessioni di Maria, che nella sua umile e dignitosa vita ha dovuto fare ricorso alla forza ed alla coerenza per non sentirsi soprafatta dalle circostanze, possiamo trarre un grande insegnamento. Umilmente prendiamo lezione da questa moderna settantenne di Tonara, usiamo come lei il coraggio e la speranza per avviare una nuova stagione politica in cui la parità non sia uno spot ministeriale ma vera pratica politica.
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