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La fine del diritto

di Gian Mario Demuro | tutti gli articoli dell'autore

Il diritto vive di forme e le forme sono scritte a tutela dei diritti fondamentali. Ma il diritto non è pura forma. La forma nel diritto, è sostanza. Senza le procedure formali non sarebbe possibile chiamare "Legge" l'atto normativo approvato dal Parlamento nelle forme previste dalla Costituzione. Non sarebbe possibile chiamare "Sentenza" l'atto pronunciato dal giudice secondo le forme scritte nei Codici. Non sarebbe possibile chiamare "Provvedimento" l'atto adottato dalla Pubblica amministrazione nelle forme definite dalla legge.

La forma è limite al potere del Sovrano ed è sancita in maniera non refutabile dall'articolo 1 della Costituzione, laddove è scritto che "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle FORME e nei limiti della Costituzione."   Il decreto legge approvato ieri dal Governo considera le forme come un ostacolo all'affermazione del principio democratico. Testualmente, nella parte in cui il Governo motiva sulla necessità e urgenza di provvedere (il cd. Preambolo), si legge che il Dl è approvato per "consentire il corretto svolgimento delle consultazioni elettorali per il rinnovo degli organi delle Regioni a statuto ordinario fissate per il 28 e 29 marzo 2010...assicurando il favor electionis secondo i principi di cui agli articoli 1 e 48 della Costituzione".

Il Governo decide autonomamente di interpretare il favor non tenendo conto che il testo scritto della Costituzione parla espressamente di "forme". Il principio, secondo questa impostazione, è prevalente rispetto alle forme. Ma allora è legittimo chiedersi perché mai, le regole poste a presidio di quel principio, non sono state sino ad oggi di ostacolo al libero esplicarsi del favor electionis? Mentre lo diventano solo oggi, quando si rende necessario aggirarle per trovare la soluzione ad un pasticcio? Perché diventano formali solo ora?

Ancor più stupefacente è la seconda motivazione addotta dal Governo. L'Esecutivo dichiara di sapere già qual è la volontà del cittadino e scrive: "tale interpretazione autentica é finalizzata a favorire la più ampia corrispondenza delle norme alla volontà del cittadino elettore, per rendere effettivo l'esercizio del diritto politico di elettorato attivo e passivo, nel rispetto costituzionalmente dovuto per il favore nei confronti della espressione della volontà popolare".

Da questo passo si evince che il diritto fondamentale non era garantito a sufficienza dal rispetto delle forme pre-vigenti e, dunque, "autenticamente" interpretate le forme è possibile "un sereno e pieno svolgimento delle competizioni elettorali". Per giurisprudenza costante della Corte costituzionale invece "la norma che deriva dalla legge di "interpretazione autentica" è ragionevole ove si limiti ad assegnare alla disposizione interpretata un significato riconoscibile come «una delle possibili letture del testo originario".

In sintesi, quando il legislatore interpreta lo deve fare a "rime obbligate". In questo caso, invece, il testo viene radicalmente mutato e la nuova regola si applica a vicende in corso e, dunque, con effetto retroattivo.

Per il Governo il diritto non è forma. Il diritto è pura sostanza. Ma per i cittadini il diritto nasce da regole, ha bisogno di regole, detta regole. Senza la forma, le regole perdono l'oggettività, il rispetto dell'eguaglianza. Con la scelta del Governo di superare "l'ostacolo" della forma (quindi di ciò che è scritto) si aprono scenari imprevedibili, tutto potrà essere "autenticamente re-interpretato."

07 March 2010
 
I commenti dell'articolo [27]
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1-10 di 27

27. irene m.
09/03/2010 12:40
É bizzarro metterci a parlare di forma e sostanza appena dopo un mese che ci siamo autodefiniti Paese gelatinoso. La gelatina é poco definibile e decifrabile sia in quanto sostanza sia in quanto forma. Unica caratteristica chiara della gelatina é l'Appiccicoso.
Forse i tempi sono maturi per mettere i bambini al Governo.
26. Lù
08/03/2010 21:56
Il Professor Demuro analizza un aspetto assai inquitante, forma e sostanza, che è stato richiamato a sostegno della asserita opportunità di questo decreto. Tutto vero, condivisibile. Ci sono anche altri aspetti, sui quali sarebbe opportuno riflettere. Oltre considerazioni di Teoria generale del diritto, vi sono aspetti di più evidente derivazione costituzionale che riguardano questo decreto. Quelli in tema della decretazione d'urgenza ei suoi limiti, quello in tema di competenze del presidente della Repubblica, e, addirittura, il basilare principio della non retroattività della legge.

Sono personalmente convinta della incostituzionalità di questo decreto. E la firma apposta dal Presidente Napolitano mi appare un atto contrario alla Costituzione e al nostro ordinamento. Sarebbe, ulteriormente, interessante leggere l'opinione del professor Demuro su questi aspetti.
25. Silvano
08/03/2010 19:26
Chi ha notizie delle manifestazioni di sabato prossimo? E' vero che si terranno in ogni capoluogo di regione? Fate circolare notizie in merito.
24. Lazzaro
08/03/2010 18:44
Il Presidente ha deciso di rispondere a due semplici cittadini tra chi gli contestava la firma e chi gli chiedeva di votare. Ha dichiarato che non c'era altra strada, si doveva consentire al cittadino di scegliere, e vista l'incapacità politica manifestata non poteva fare altrimenti, "da nessuna parte politica si è indicata un'altra soluzione", "basta con le pretese improprie e chi governa rispetti le mie funzioni". Queste semplici parole di giustificazione, perché di questo si tratta, danno misura di quanto si sia perso il senso delle cose, il primato della politica su tutto. Tralasciando il fatto ormai noto che si perpetua così una sostanziale differenza tra il cittadino comune, non più tale ma relegato al ruolo di suddito ,ed il politico, animale nobile non sottoposto alla legge ne alle regole previa giustificazione (da esso stesso firmata) per i più svariati bisogni naturali (qualunque questi siano). Di problemi ben più gravi che la politica non riesce a risolvere è ormai stracolma l'agenda, il lavoro tanto per citarne uno, ma non mi sembra che questo giustifichi provvedimenti fuori da qualsiasi regola, che ne so per salvare gli operai Alcoa potremmo requisirgli la fabbrica con un decreto legge, ecc. ecc.. Mi chiedo se improvvisamente nel Lazio tutto lo schieramento che appoggia la Bonino si ritirasse cosa farebbe il Capo dello Stato? Firmerebbe un altro decreto di obbligo di presentazione dell'opposizione "per garantire la piena partecipazione degli schieramenti politici" qualora chiaramente qualcuno glielo presentasse? Ovviamente non è un suggerimento perché credo che farebbe il gioco di chi oggi non rispetta le regole, sia perché non farebbero il decreto e se lo facessero per allungare i tempi questo li agevolerebbe vista l'ormai memoria corta dell'elettore. Ritengo che siano giuste le parole di chi dall'opposizione avesse ribadito che non era corretto vincere a tavolino, ma nel momento in cui il problema è stato creato proprio da chi governa non si può pretendere che questa semplice constatazione venga presa come atteggiamento di disponibilità a stravolgere le regole stesse. Intanto alcuni giuristi ci fanno notare che anche se vi sono parti incostituzionali (da cui il ricorso di oggi della regione Lazio alla Consulta) la firma ci sta perché i poteri del Presidente viaggiano più sul metro dell'opportunità anziché su quelli della legittimità costituzionale, in pratica il primato della politica decade ogni qualvolta non riesce a fare qualcosa ( tipo il suo dovere che è quello di mettersi al servizio dell'uomo, del suo benessere e della sua felicità) ma rientra prepotentemente ogni qualvolta sia toccato un suo specifico interesse, e noi che eravamo convinti di avere le garanzie.
23. Giovanna
08/03/2010 16:30
Penso che da qualche giorno a questa parte, chiunque eserciti onestamente un proprio ruolo nella società, si trovi in difficoltà nell'accettare questo stato " democratico" tanto sbandierato e urlato.
Sono del parere che il presidente Napolitano non doveva firmare quel decreto perchè ha portato a conseguenze, secondo me, peggiori del male che si voleva curare:
1) la prepotenza ancora maggiore degli arroganti che vogliono far valere le proprie ragioni e che calpestano ormai la dignità di chiunque.
2)una parte di paese irritata e offesa
3)confusione nell'interpretazione del rispetto delle regole
4)convinzione da parte di moltissimi italiani del fatto che se il presidente ha firmato, e che quindi è una garanzia, Berlusconi ha ragione, ne ha sempre avuta e la avrà.Sono gli altri che sbagliano!!
Sono d'accordo con Di Pietro, l'unico che ha il coraggio di opporsi. Non è il momento di usare mezzi termini ma è doveroso unirsi democraticamente alla protesta per il vero rispetto di una Italia che sembra ormai candidata al ridicolo totale
Romano prodi ha dichiarato di aver paura! A dire la verità un pò ne ho anche io.
Grazie, Giovanna
22. Raffaele Deidda
08/03/2010 10:01
Stante questo illustre precedente spacciato per "democrazia botton up" (lo vuole il popolo...!) non ci si dovrebbe quindi stupire che, se il risultato elettorale non fosse di gradimento del sultano, si scatenassero gli ascari del presidente del Consiglio direttori dei suoi giornali e delle sue televisioni (comprese quelle pubbliche) contro i "brogli della sinistra", chiedendo a gran voce che non venga convertito il decreto e che vengano annullate le elezioni. Il presidente della Repubblica in questo caso acconsentirebbe nella logica che non si si può fare un governo regionale senza il PdL? Siamo davvero alla fine del diritto se l'evento democratico, che deve fondarsi su elementi razionali, su chi vigila cosa, sulla decisionalità partecipata, viene sostituito a favore dell'elemento retorico, che si basa sulla dimensione irrazionale.
21. Alessia
08/03/2010 09:53
Sono indignata, profondamente indignata. Esercito la professione di avvocato e ogni giorno devo affrontare i problemi dei clienti cercando, nella Legge, una soluzione ad essi. Oggi, invece, mi rendo conto che la Legge non ha più valore, non ha più forza, può essere manipolata secondo le necessità del Governo di turno e non di quelle dei cittadini. Perchè se veramente avessero a cuore i diritti, gli interessi, i bisogni della collettività, tante leggi non solo dovrebbero essere meglio e diversamente interpretate o applicate, ma addirittura abrogate.Dicono che l'opposizione avrebbe voluto uno Stato di polizia. A me sembra la fine dello Stato di Diritto. Alessia
20. Antonello
08/03/2010 08:22
Se continua questo andazzo anch'io ho pretendo i miei diritti di fronte alla burocrazia.
Ho il diritto di far tornare indietro il treno che ho perso perche il pullman è arrivato in ritardo alla stazione, e quindi?
Ho il diritto di fare riaprire l'ufficio postale perchè, come al solito, non sono riuscito a trovare un parcheggio in tempo e sono arrivato di fronte alle poste cinque minuti oltre l'orario di chiusura, e quindi?
Ho diritto a partecipare ad un concorso che chiede il requisito della laurea, io ancora la laurea non c'è lo, ma ho fiducia di laurearmi l'anno prossimo, e quindi?
Ho il diritto di non pagare la mora per il canone rai, mi sono scordato di pagarlo per tempo e lo pago a luglio senza nessuna mora, e quindi?
Ho il diritto di, se la mia squadra del cuore sta perdendo per delle decisioni sbagliate dell'arbitro, far continuare la partita finche la mia squadra non vince, e quindi?
Un grandissimo comico che non c'è più, molto più bravo di quelli che stanno al governo, avrebbe detto, MA FATTEMI IL PIACERE!!
19. Alberto M
08/03/2010 01:11
Dal blog di Gilioli de L'Espresso:
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/03/08/la-scia-avvelenata-di-questo-week-end/
Un post che condivido fin nelle virgole!
18. Alberto M
08/03/2010 00:17
Due pesi e due misure:
http://www.unita.it/news/italia/95895/quando_rest_fuori_il_pd

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