di Cristina Lavinio | tutti gli articoli dell'autore
"Tolga almeno quella targa, Presidente Lombardo! lasci scegliere i testi delle targhe agli storici e non scambi il palazzo del Consiglio regionale per casa Sua. Si porti lì la targa con quella insulsa citazione di un Suo detto fondamentale!". Queste parole, anche se tra virgolette, non sono una citazione letterale; ma press'a poco così ieri in Consiglio regionale Renato Soru ha apostrofato Claudia Lombardo. Molti, a questo punto, sono i curiosi che non hanno avuto finora il privilegio di vedere la targa e sapere con esattezza quale sia il sublime pensiero ivi scolpito a presente e futura memoria.
Ben visibile a chi entri nel Palazzo della Regione da via Roma, sulla sinistra dell'atrio, leggiamo dunque:
"Le nostre radici affondano nel cuore di questa terra dalla quale l'Assemblea trae ispirazione e forza per guidare il Popolo sardo".
Firmato: Claudia Lombardo
Credo che l'altezza o, pardon (dato che di radici si tratta), la profondità di questo pensiero si commenti da sola. Ma, a vantaggio di chi non se ne rendesse conto da sé, si può esplicitare qualcosa.
E si può evidenziare che, per esempio, ormai anche la destra non si esime dal fare un banalissimo omaggio rituale all'amore diffuso e ovvio per le nostre sarde radici. Non foss'altro che perché le scorie di quello che un tempo fu il glorioso PSd'Az di Emilio Lussu sono ora tra i suoi alleati. Né importa se poi queste radici fanno germogliare anche servi sciocchi di berlusconica fedeltà, che credono basti andare a Roma, a Palazzo Chigi, avvolgersi in una bandiera dei Quattro Mori o spegnere le candeline di una torta con i Quattro Mori sulla glassa, per salvare la Sardegna dai soprusi, dagli scippi e dalla crisi occupazionale in cui una politica nazionale preoccupata solo di leggi ad personam e una politica regionale sarda inesistente stanno facendo affondare tutte le speranze di benessere e sviluppo dell'isola.
L'Assemblea di cui si parla nell'aforisma lombardiano è poi, ovviamente, quella del Consiglio regionale, visto come "guida del Popolo sardo". Che razza di guida, viene da dire! una guida che finora non ha certo dimostrato di avere molta "ispirazione" (cioè un grande afflato progettuale) né una grande "forza" (per esempio quella di opporsi con vigore alla cancellazione del G8 o allo scippo dei fondi per la Sassari-Olbia, oppure di prendere posizione esplicita, come altre regioni hanno fatto, contro qualunque progetto di insediamento nucleare in Sardegna); una guida un po' dimentica del fatto che la vera guida (cioè il potere esecutivo) spetterebbe in realtà al Presidente della Regione e alla sua Giunta, a patto che ci fosse una stabilizzazione nel numero e nei nominativi degli assessori che la compongono... Mentre al Consiglio spetta il potere legislativo (e ci sarebbe da chiedersi quante e quali siano le leggi fatte finora da questo lombardiano Consiglio...).
Si potrebbe continuare ma, se la Presidente del Consiglio regionale si accontenta di depositare sulle targhe il proprio sentire, noi siamo tutt'altro che soddisfatti del suo ‘non fare' o, peggio, del suo tendenzioso agire per gettare discredito sull'opposizione (di cui dovrebbe essere invece imparziale garante) con la bella trovata di dare i numeri, additando i presenti alle votazioni in Consiglio, incurante del fatto che spesso chi è assente lo è per la precisa scelta di far cadere il numero legale. Ed è una scelta più che legittima, cui l'opposizione può ricorrere quando si tratta di cercare di contrastare l'approvazione di provvedimenti tutt'altro che opportuni. Anche se purtroppo molti non lo sanno e, aizzati da Lombardo o chi per lei, gridano qualunquisticamente allo scandalo. Come, ancora una volta, ben faceva notare Renato Soru nel suo intervento di ieri in Consiglio.
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