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La lezione pugliese e i compiti del Pd

di Guido Melis | tutti gli articoli dell'autore

Vengono dalle primarie pugliesi tre elementari segnali che sarebbe bene non sottovalutare.
Il primo riguarda la validità in sé del metodo delle primarie, la convinta adesione che questo modo di scelta riscuote nel popolo vasto del centrosinistra, i rischi serissimi che si correrebbero (come qualcuno nel Pd vorrebbe) a ridurre le primarie a pura eccezione alla regola.

Le primarie dei cittadini sono state e continuano ad essere l'unico serio marchio che possa vantare il Pd, il solo modo che abbiamo di contrastare la crisi di partecipazione che affligge in profondo la politica dei partiti. Sono dunque non solo elemento costitutivo, direi addirittura parte interante del dna del partito democratico, ma l'unica uscita di sicurezza che consenta di rilegittimare la democrazia italiana. Sono la grande proposta che consentirebbe, se applicata con coerenza e perfezionata nel suo funzionamento, di avviare una nuova stagione della vita democratica del Paese.

Secondo segnale. I nostri elettori ne hanno piene le tasche di gruppi dirigenti autoreferenziali, arroccati in apparati burocratici, costituzionalmente incapaci di leggere la realtà nei suoi repentini cambiamenti, ancorati pervicacemente su visioni della politica vecchie e superate, dediti più alla propria perpetuazione che alla intercettazione del nuovo. Sotto questo profilo si verifica nel Pd un fenomeno che non trova riscontro nella storia recente né in quella lontana dei partiti politici italiani: l'elettorato di riferimento si colloca più avanti, per concezione della politica e percezione del cambiamento, di quanto non siano i suoi stessi gruppi dirigenti. I quali frenano, indugiano in un conservatorismo di fondo che limita e ritarda il partito.

Terzo segnale. La matematica apparentemente indiscutibile di chi crede di vincere le elezioni sommando tra loro partiti ai partitini, ognuno detentore di una quota fissa di voti, sicché la somma della coalizione prefigura automaticamente la somma dei voti e l'immancabile (così ci si illude) vittoria elettorale, si dimostra sempre di più perdente. Vedremo ora in Puglia, dove naturalmente Vendola le elezioni vere le deve ancora vincere. Ma intanto emerge dalle primarie un preciso messaggio: l'elettorato ormai sceglie come e chi votare di volta in volta, a seconda delle proposte programmatiche e della credibilità dei candidati in campo, senza più ripetere per coazione ideologica (come avveniva un tempo) e per fedeltà alla bandiera le proprie scelte di voto.

In altri termini può accadere (ed è accaduto) che di fronte a candidati e progetti politici sbagliati il nostro elettorato ci abbia voltato le spalle. E che, al contrario, in presenza di proposte e candidati giusti siamo confluiti sul Pd anche strati vasti di elettori di altri partiti. Vendola prima maniera è stato esattamente questo. Soru prima maniera in Sardegna anche.
Invece di dire il progetto era giusto ma non ci hanno capito il gruppo dirigente nazionale del Pd dovrebbe prendere atto che il progetto propinato ai pugliesi non era affatto giusto. Prescindeva dalla realtà locale, soffriva di tatticismo, si nutriva di politica romana. Non è infatti bastato il prestigio di Massimo DAlema, impegnato in prima persona per Boccia, ad assicurargli la vittoria nelle primarie.

Ma viene specialmente dalla Puglia un messaggio preciso su cosa potrebbe essere il Pd, se vuole sfuggire all'inesorabile sorte di perdere pezzi per strada sino a imboccare la china (non importa se ripida o dolce) di un declino annunciato. Dev' essere un partito degli anni Duemila, fatto di un corpo snello di iscritti (ben vengano le tessere, purché siano reali e non acquistate dai capicorrente un tanto al chilo) e di un rapporto continuo, profondo, dialettico coi cittadini elettori. Deve vivere nel mondo della produzione, del lavoro, dello studio e della cultura ma al tempo stesso saper ascoltare con orecchio sempre teso i mutamenti della società, dando voce ai movimenti e ai molteplici gruppi che ne sono ogni giorno i protagonisti.

Dev' essere un partito aperto, coi suoi circoli ben piazzati e attivi nel vivo delle città e sui luoghi di lavoro, e non una casta chiusa perennemente dedita alle proprie lotte intestine. Deve astenersi dal distribuire cariche pubbliche e poltrone secondo diritto di tessera e imparare a dar spazio al merito e al rinnovamento delle classi dirigenti, promuovendo i migliori, anche quando non esistono vincoli espliciti di fidelizzazione politica. Deve rispolverare ed applicare il proprio codice etico, ed isolare con maggiore determinazione di quanto oggi non faccia chi non corrisponde a quelle regole di moralità. E troppo sognare che un Partito democratico così? E irrealistico? Impossibile? Uno slogan di tanti anni fa esortava a volere l'impossibile. Può darsi che sia questa la stagione giusta per applicarlo.

31 January 2010
 
I commenti dell'articolo [10]
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10. stradaioli a.
08/02/2010 17:39
Condivido in pieno le parole dell'articolo. Il mio sogno da elettore di centrosinistra per le prossime elezioni politiche è un ticket Soru-Vendola. Sono le uniche personalità politiche nel centrosinistra che mi ispirano fiducia e che mi trasmettono emozione,senso di appartenenza; in poche parole: passione politica. Sono l'unico a sognarlo?Sono solo ingenuo?La mia è fantapolitica?
9. R. S.
06/02/2010 01:24
Condivisibili le considerazioni di Melis, pronunciamo tutti un grande "no" ad un casta tutta autoreferenziale il cui unico agire politico è ispirato alla riproduzione di se stessa: puro istinto di conservazione.
8. michela deriu
02/02/2010 16:18
Il PD descritto all'art.1 comma 2 dello Statuto nazionale non esiste.La restaurazione è completata. Il Gattopardo si conferma un classico dell'agire politico del centro-sinistra.Suggerimenti pragmatici?
7. Alba Rosa Galleri
02/02/2010 10:38
E' un partito, il PD, nel quale molti dirigenti o rappresentanti eletti nelle istituzioni, hanno la convinzione che i tatticismi funzionino per autoreferenziarsi, riproporsi e ricandidarsi.
Gli insegnamenti della Puglia e ancor meno le riflessioni come quella dell'on. Melis, vengono ignorati, se non sbeffeggiati da quei pochi che hanno saldamente in mano "la maggioranza" del partito. Una maggioranza che è ormai sempre più rappresentante di pochi e sempre meno a contatto con gli elettori, con i cittadini, con i giovani e con le donne.
Sabato scorso, a Sassari, alla prima riunione dell'Assemblea Provinciale ho provato un grande senso di disagio: facce che si guardavano in cagnesco, clima di diffidenza, "dibattito" sull'OVVIETA' e la consapevolezza che il rinvio dell'elezione del Presidente dell'Assemblea e della Direzione fosse dovuto alla mancanza di accordo sui nomi.
Già, perché la "NUOVA PROPOSTA" della "maggioranza" pare fosse GIACOMO SPISSU.
Se questo non è accanimento terapeutico?
Caro Arbau, non ci sono speranze che i metodi, i contenuti e la qualità della proposta politica del Partito Democratico possa passare attraverso l'approvazione di uno Statuto Regionale: il clima è quello di una guerra guerreggiata nella quale i vinti devono essere sterminati e la "maggioranza" è convinta di avere i carri armati.
Noi ci accontentiamo di avere dalla nostra gli elettori e soprattutto i CITTADINI.
Buon lavoro, Efì, e in bocca al lupo!
6. Salvatore Boeddu
01/02/2010 16:34
Condivido quanto sostenuto da Guido Melis. Molto può essere ancora fatto in queste settimane per affermare il principio che le primarie per gli organi monocratici del Comune e della Provincia di Nuoro sono da fare. Mobilitiamoci e facciamo sapere agli elettori e simpatizzanti del PD e della coalizione progressista che intendiamo assumere tutte le iniziative necessarie affinchè le Primarie si facciano davvero. Il Partito Democratico è un bene di tutti e come tale va difeso e sostenuto. Come dice Guido Melis noi dobbiamo volere l'impossibile. Questo non è il momento di divisioni, lacerazioni o fughe in avanti. Difendiamo tutti insieme dentro il PD l'idea di un partito aperto, che dialoga con iscritti, elettori e gente comune, che studia, discute e poi decide sempre nell'interesse della comunità e non del singolo e che ripropone con forza il tema dell'etica e della moralità nell'agire politico. No .. caro Guido Melis non è troppo sognare un Partito Democratico così!!
5. Giorgio
01/02/2010 16:24
SORU-VENDOLA. Un anno fa di questi tempi alcune schegge del PD Isolano e il PD nazionale osteggiarono e lasciarono solo il nostro Soru ad affrontare ad armi impari il duo Berlusconi-Cappellacci. La dabbenaggine di molti sardi ha poi fatto il resto. Anche in Puglia nei confronti di Vendola si voleva ripetere lo stesso infausto copione. Meno male che le primarie esistono ed anche gli uomini nuovi.
4. egidio
01/02/2010 12:49
C'e' un silenzio assordante del gruppo dirigente del PD sardo rispetto al movimento che ha suscitato e suscita il dilemma dell'applicazione delle primarie nei passaggi fondamentali della vita democratica interna e come elemento caratterizzante della sua identita'.Noi elettori ,caro G.Melis,leggiamo,guardiamo ed ascoltiamo la"Politica"perche' ci teniamo a cambiare la realta' di questo paese con uno strumento di garanzia indipendente e vitale che e' l'espressione del voto.La vicenda pugliese ha voluto mettere da parte lo schema ormai logoro della forza e della prepotenza delle "oligarchie"che hanno avuto questa volta la peggio nonostante tanti ipocriti giustificazionismi.L'altra Puglia da dentro il PD ha detto no ai giuochi ed ha avuto fiducia del buon governo e la grande moralita' del suo Governatore.E' il primo passo di grande importanza a cui deve seguire una prassi coerente a queste indicazioni.Adesso bisogna vedere se la sconfitta interna dei "manovratori" si trasformera' in logoranti agguatti politici, come e' avvenuto in Sardegna, fino a chiuderene il processo di governo .Attenzione pero',quel "tradimento" non si ripetera'perche' oggi e' piu' chiaro il danno costato alla Sardegna ed al suo futuro ed in questo sito se ne possono leggere tutti i dettagli. Condivido l'analisi di G.Melis perche' indica gli spartiacque e raccoglie l'ambiente di insofferenza che attraversa ampi strati di cittadini nelle proprie riflessioni.L'esperienza pugliese ci racconta che si possono varcare i recinti imposti dalle piu' retrive aristocrazie di partito ,che rimangono ancorate alla riproduzione dei loro incarichi e dei loro privilegi.E questo da troppo tempo.
Le primarie rompono gli assetti di potere interni al partito del PD che si esprime purtroppo in Sardegna ancora con la quantita' delle tessere avute in pegno.
Ed e' giusta l'insistenza e la convinzione espresse da Arbau in merito alle primarie.La nostra "diversita'" di appartenenti allo schieramento democratico e progressista del PD si contrappone alla destra autoritaria italiana con un primato ,che e' quello della trasparenza e del protagonismo di tutte le costellazioni della nostra societa' al processo di trasformazione e di modernizzazione.Se viene meno questo dato la prospettiva politica e' dimezzata e logorata da Signori che con la loro esperienza ci hanno creato danni che non si potranno piu' riparare.E la Sardegna restera' un piccolo palcoscenico di conformismo politico funzionale ai potentati romani, utile per promuovere il consenso ai soliti noti.

Egidio
3. matteo marteddu
01/02/2010 10:58
Caro Guido, come non sottoscrivere le cose che dici e che diciamo in una ormai drammatica battaglia quotidiana. Ti propongo di capeggiare concretamente alcune azioni immediate:1) proponi un emendamento allo statuto che imponga le primarie entro febbraio per le prossime amministrative; 2) coordina, da parlamentare chi la pensa come te; 3) utilizza la tua autorevolezza per dare voce ai movimenti che altrimenti imprimeranno il rapido declino del PD già dalla elezioni di Maggio.Senza primarie fioriranno liste alternative contro gli usurpatori del brand PD.
2. Efisio Arbau
31/01/2010 19:12
Il partito in sardegna sta discutendo una bozza di statuto che di fatto taglia le primarie retroattivamente. Io sono molto interessato ad osservare cosa farà il gruppo dirigente che aderisce ad area democratica: si batterà per il rispetto delle elementari regole democratiche del partito o si piegherà alla prepotenza della maggioranza? Io non mi piegherò e vi ho già detto cosa farò. Attendo di capire chi sono i miei compagni di viaggio.
1. Alberto M
31/01/2010 19:05
Io penso che tante volte gli elettori si siano dimostrati e si dimostrino migliori di quelli che si spacciano come loro 'rappresentanti'. Questi ultimi spesso si ostinano a chiedere altri 'assegni in bianco', ma alla fine tanti elettori dicono 'basta'. Le primarie sono sì una esclusiva del PD, ma basta leggere tra le righe per capire che lo stesso PD ne ha paura. Ne ha paura perché spesso le primarie palesano la distanza abissale tra il partito e quello che dovrebbe essere il suo elettorato.
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