home_ istituzioni_ articolo

Vendola, la politica nel tempo di Obama

di Luca Telese | tutti gli articoli dell'autore

Da "Antefatto", 26/01/2010. Adesso, il giorno dopo la vittoria di Nichi Vendola, sembra che tutti lo avessero previsto, tranne che Massimo D'Alema e Pierluigi Bersani. Se è vero che il segretario e la sua "balia" (Nichi dixit) hanno dimostrato di aver capito poco o nulla, non è esattamente così (anche senza contare la politica, nessun giornale, tranne il nostro aveva dato una indicazione su Vendola).

In realtà il successo del vendolismo parte da più lontano, e si spiega solo se si considerano tre fattori.
Il primo: il carisma particolarissimo e raro del governatore della Puglia (che D'Alema ribattezzava in modo sprezzante "Jacopo Ortis", e che invece ha dimostrato di essere amato).
Secondo: l'accecamento di tutti gli oligarchi del centrosinistra (non vanno dimenticati i "dodici" partiti che si erano già iscritti a sostenere Francesco Boccia).
Terzo: le primarie hanno dimostrato ancora una volta tutto il loro potenziale "eversivo" quando si svolgono in condizioni chiare, senza risultati preconfezionati.

Sul "fattore V." (come Vendola) abbiamo già scritto in questi giorni su il Fatto, ma occorre dire qualcosa di più. A partire dall'affermazione di Obama contro la potenza di fuoco dell'apparato della famiglia Clinton, si è simbolicamente ribaltato uno dei luoghi comuni della politica di fine novecento. Ovvero: che le macchine organizzative cancellano sempre le individualità, che la potenza economico burocratica degli apparati sia invincibile. Obama ha dimostrato che nel tempo moderno, l'uso intelligente dei nuovi media, a partire dalla rete, permettono di ribaltare il gap tecnologico, esattamente come a fine ottocento i moderni partiti di massa mandarono in soffitta il vecchio liberalismo giolittiano.

L'esperienza della "Fabbrica di Nichi", con i suoi giovani internauti entusiasti (e solo 30mila euro di budget per mobilitare 200mila persone!) mette un paletto anche in Italia. Boccia aveva a disposizione tutte le armi tradizionali: i sei per tre in tutta la Puglia, il consenso di tutti i dirigenti locali, soldi e strutture di partito, un grandissimo comitato (vuoto), i suoi assistenti parlamentari (è deputato), e non è riuscito a raggiungere nemmeno il 30%.
Perché? La prima risposta è ancora quella di Obama. E' finito il tempo dei candidati che tendono al leggendario centro, al moderatismo, ai colori pastello (e in definitiva al nulla).

Nel terzo millennio e nel tempo di internet, vincono le storie, o - come direbbe Vendola - "le narrazioni". La storia di Vendola, figlio della Puglia, omosessuale, diverso, comunista, nato come dice lui "con le pezze al culo" e asceso alla leadership, è una storia in cui si può riconoscere anche una parte di elettorato di centrodestra, una storia che abbatte le ideologie malgrado la radicalità che esprime.

Il secondo aspetto è la coerenza: Vendola non è nato estremista per finire moderato, non ha contratto la malattia fatale di tanti post-comunisti italiani. Si candidò la prima volta con il suo orecchino, e la sua campagna choc ("Sovversivo") ed è tornato da governatore proponendo la stessa radicalità: "Solo con(tro) tutti" (come recita un'altra geniale campagna della stessa agenzia, i creativi della Pro-forma).

Uno slogan così azzeccato che è finito su tutti i giornali e sulle bocche di tutti malgrado non ci fossero i soldi per comprare manifesti. La narrazione di un leader non tollera il lifting, ma ha bisogno vitale della coerenza.

Infine Vendola ha un naturale intuito per i simboli: i fuorisede che hanno fatto i master pagati dalla regione ("Bollenti spiriti") che tornano con gli autobus non sono mille voti cammellati dai capibastone, ma contano molto di più perché diventano una iniezione di entusiasmo che mobilità e appassiona, un altro capitolo del romanzo. E' per questo che le video-lettere di Vendola su Internet facevano più clamore dei comizi del segretario del Pd a favore di Boccia. Quanto a D'Alema (e al suo Bersani). Fino a ieri i giornali gli lasciavano passare frasi deliranti come: "Non ho mai perso una elezione".

In realtà si fatica ricordare quand'è l'ultima volta che abbia vinto. Sconfitto come premier, sconfitto come bicameralista, battuto come candidato al Quirinale e alla presidenza della camera. I 200 mila voti pugliesi hanno dimostrato che l'unica cosa virtuale era lui, esattamente come i 500 mila del No-B-day hanno dimostrato che era virtuale il boicottaggio del Pd e reale la mobilitazione della gente.

D'Alema ha provato fino all'ultimo a far vincere Boccia confidando nel potere salvifico del suo carisma: ha portato il povero Bersani sul baratro imponendogli le sue scelte (che oggi si rivelano suicide). Siccome la rovina a cui il Pd sembra destinato se continua su questa strada non servirebbe a nessuno, sarebbe bello se questi leader potessero rinsavire. Solo in una cosa sono coerenti: temono le primarie come la peste, perché sono il grimaldello che può scardinare le loro scelte di apparato.

Ecco perché la Puglia non è una bella storia locale o un episodio isolato, ma uno dei grandi terremoti - insieme alla manifestazione del popolo viola - che può far risorgere il centrosinistra soffocato dalla burocrazja. A patto che i suoi generali cambino. O che vengano cambiati i generali.

 

27 January 2010
 
I commenti dell'articolo [3]
Visualizza tutti i commenti clear
 
3. Alba Rosa Galleri
27/01/2010 18:15
La Sardegna è piena di Puglie! Prendiamo ad esempio Porto Torres, un grosso centro industriale la cui amministrazione a guida PD mostra, dopo quattro anni di governo, di aver perso gran parte dei consensi conquistati nel 2005. Poniamo poi che, un nutrito gruppo di iscritti al PD (130 per la cronaca, ben oltre il 15% previsto) chiedano che si attivino le procedure previste dallo Statuto per effettuare le PRIMARIE e candidano per l'occasione un altro iscritto al PD.

PRIMARIE??? Ma quali primarie, qui decide il direttivo e poichè il direttivo è saldamente in mano al Sindaco e ai suoi fedelissimi, la maggioranza decide che l'unico candidato per le prossime amministrative è il SINDACO USCENTE.Di primarie neanche a parlarne!

Anzi, onde evitare ulteriori prese di posizione contrarie a questa opzione, il Sindaco, con la BENEDIZIONE del futuro segretario regionale, che mostra già una particolare attitudine all'inciucio, azzera la giunta, liquida gli alleati (tutta la sinistra più IDV) e la parte del PD ritenuta ostile e, colpo di scena, fa un'alleanza con le forze politiche contro le quali si era presentato nel 2005, definite allora "COMITATO D'AFFARI": per la cronaca quell'UPC (già UDEUR), guidata da quell'Enrico Piras, che, candidato dai DS nel 2001 e sconfitto dalla destra, dopo due settimane lo si ritrova alleato di FORZA ITALIA.
Ma non basta, quello stesso Piras che, alleato in Regione con la destra di Cappellacci, va rilasciando interviste nelle quali afferma che l'alleanza con la destra è stata funzionale alla "liberazione da SORU", e che non è improbabile che l'alleanza con SILVIOLAI sia ora funzionale alla "liberazione da Cappellacci".
E' questo il PD al quale abbiamo aderito?
Sono queste le credenziali con le quali ci presentiamo agli elettori?
Noi non ci stiamo! Anzi, ci siamo dati da fare, e ci stiamo riuscendo, per ricomporre il qudro di centro-sinistra attorno ad un candidato credibile, con un programma condiviso ed un codice etico cui far riferimento: le PRIMARIE della nostra coalizione le abbiamo fatte a novembre.
Ora pare che l'UPC dia il "nulla osta" al PD per le primarie della SUA coalizione, ma, per quel che ci riguarda, è ormai "cosa loro".
Speriamo che la PUGLIA abbia insegnato qualcosa perché l'affermazione di Eco a proposito della "figura da cioccolatai" è solo un eufemismo: ormai il PD, con i suoi D'ALEMA, BERSANI e SILVIOLAI, sta facendo delle vere e proprie figure di m....!
2. Raffaele Deidda
27/01/2010 13:06
Un commento del genere ridi - amaro colto in rete:

"Un caso clamoroso scuote la Puglia. Un bambino delle scuole primarie di Gallipoli, Massimo D'A. è stato bocciato con verdetto secco e dovrà tornare all'asilo. Una bocciatura alle primarie è rara e senza precedenti. Secondo la famiglia si tratta di un'ingiustizia: il piccolo Massimo è sempre stato venduto sempre come il più intelligente della classe e la famiglia non capisce come possa essere stato bocciato addirittura prima della fine dell'anno scolastico. Il preside difende le maestre: "E' vero che si diceva che il piccolo Massimo era molto intelligente, ma lo diceva soprattutto lui". In più, le primarie non devono guardare soltanto alla bravura, ma anche ad altre doti e qualità. Il piccolo Massimo si è rivelato piuttosto arrogante, e questo ha avuto certo un suo peso". Le maestre sono d'accordo: "Dal punto di vista educativo non è bene per un bambino delle primarie essere così sicuro di sé, considerarsi infallibile e più furbo di tutti gli altri". Dietro la sonora bocciatura spunta un piccolo giallo: agli esami il piccolo Massimo D'A, non si sarebbe presentato di persona, ma avrebbe mandato un altro bambino, un certo Francesco B., su cui avrebbe un notevole ascendente. Francesco B. era già stato bocciato alle primarie in Puglia 5 anni fa, e sarebbe stato convinto a riprovarci proprio da Massimo D'A, con la promessa, una volta promosso, di diventare amico dell'Udc. Il risultato è stato disastroso. La scuola pugliese ha detto: "Va bene, sarà anche intelligentissimo, ma per favore non mandatelo più qui".
1. Alberto M
27/01/2010 11:37
Davvero un ottimo articolo da Il Fatto Quotidiano, ottimo, lucido e perfettamente riassuntivo della situazione. Una bella lezione anche per noi sardi e per tutti quelli che ogni volta 'sopportano' delle 'imposizioni dall'alto' spesso e volentieri deleterie per non dire 'suicide'...Come riportato in un altro post di questo sito, è prioritario innanzitutto riallearsi coi propri elettori...
  clear
 
clear