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Stanno diventando una consuetudine i fine settimana con iniziative e dibattiti i cui protagonisti sono esponenti della giunta Soru. La giunta al governo è ormai nel cono d'ombra dell'assoluta inattività e nel conflitto aperto tra le molteplici componenti mentre la precedente giunta quella del fare - quella di Soru- è attiva a volte con quasi tutti i protagonisti presenti -come è successo nell'iniziativa di Sardegna Democratica sull'energia e sul nucleare a Oristano e a Cagliari- o con due come abbiamo visto in contemporanea a Sassari nella presentazione del libro di Massimo Dadea, La febbre del fare. Il tutto nell'assoluto silenzio della stampa sarda .
Venerdi 22 gennaio, al Teatro Civico di Sassari oltre all'autore si sono ritrovati Pietrino Soddu, Guido Melis e Cicito Morittu coordinati da Giacomo Mameli autore anche di una densa prefazione. Da subito nel Teatro Verdi tra il foltissimo pubblico e tra i relatori si è colta una leggera "saudade", un filo di malinconia, per quanto e come si è perso nel febbraio scorso, ma insieme una chiara e documentata consapevolezza di quanto è stato fatto in quegli anni come coalizione e come giunta. Il dubbio di Dadea di aver fatto "l'errore cosi grossolano" di credere che bastasse operare nel giusto è sembrato man mano dissolversi, grazie alle parole di Cicito Morittu che ha raccontato come egli stesso fosse stato proiettato in una dimensione "del fare" che la politica, sino a quel momento, non aveva mai conosciuto.
E soprattutto di Guido Melis, che ha ripreso passo per passo il quadro nazionale di quel momento storico, dagli anni della XIIIª legislatura sino alla campagna elettorale, arrivando sino all'attualità in cui siregistra un serio pericolo non solo di distruzione di quanto si è costruito, ma persino delle fondamenta stesse di una democrazia e di uno stato di diritto.
Decisioni prese ed attuate in tempi impensabili, una attività dinamica ma non frenetica, ponderata ma non rimaneggiata o oltremodo discussa e per questo efficace quanto necessaria alle contingenze che, quella giunta, si trovò a risolvere. Con una eredità ricevuta dalla giunta Pili/Masala, di cui facevano parte gli attuali presidente ed assessore all'urbanistica (Cappellacci ed Asunis), fatta di debiti, di assenza assoluta di programmazione e progettazione, era iniziato il cammino della XIIIª legislatura, e quel cammino stava portando la Sardegna lontano da quelle paludi dove oggi la vedono, purtroppo, nuovamente affondare.
Pietrino Soddu, da padre dell'autonomia che ha ormai la barca solidamente ormeggiata in porto, non ha lesinato critiche all'attuale PD. Il partito fu latitante in una competizione, come quella delle scorse regionali, che registrava un interesse ed una attenzione verso la Sardegna da parte del mondo esterno mai visti prima. Soddu si è soffermato sulla ormai evidente inefficacia dell'autonomia cosi come applicata in questi anni ed ha, come del resto ha riproposto a Santa Cristina domenica 24 gennaio, auspicato un maggiore e più convinto slancio verso una nuova forma di federalismo che dia alla nostra regione più strumenti di autogoverno e di vera autonomia. Autogoverno e vera autonomia registrate durante il governo Soru in forme convinte ed efficaci.
Per Massimo Dadea il suo intento è, attraverso questi dibattiti, di risvegliare la discussione, di evitare che quella gran mole di riforme e di lavoro svolto in quegli anni non cadano nell'oblio, nel dimenticatoio dove sembra che, in modo trasversale, i "conservatorismi di destra e sinistra" vogliano ricacciare.
In difesa poi della scelta unitaria per Sassari e provincia adottata dalla due parti componenti del PD sulle candidature delle segreterie sono intervenuti anche Lorenzoni ed Isetta, i due neoeletti, il primo a ribadire che ci sono i presupposti per lavorare insieme in modo costruttivo, il secondo, segretario cittadino, a confermare che comunque coesistono due linee interne al partito e che solo una di queste sembra aver fatto tesoro dell'esperienza di governo di quella giunta che ha visto Dadea e Morittu fra i protagonisti e che la scelta unitaria non cancella certo queste differenze.
Massimo Dadea ha chiuso la serata con la ferma determinazione che vi è una assoluta necessità di parlare, di dibattere e di far conoscere ancora a molti sardi cosa realmente sia accaduto in quell'esperienza di governo e quali fossero i suoi reali programmi, tutte cose che, qualcuno vorrebbe cancellare non solo a destra.