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Nel centro di Cagliari esiste via 29 novembre 1847 sede, peraltro, di uffici regionali. Se chiedete ai cagliaritani e agli altri sardi- che quella strada frequentano- il significato di quella data pochissimi sanno darvi una risposta. E' così per tutte le date importanti della storia sarda; non essendo presenti nei testi scolastici, per gran parte di noi sono un mistero assoluto. Solo il 28 aprile, Sa Die de sa Sardigna, in ricordo dei moti antifeudali di fine Settecento ha una qualche notorietà così come il 1409 anno in cui, con la battaglia di Sanluri, la Sardegna perse la sua residua indipendenza.
Eppure quel 29 novembre è data fondante della nostra storia, in quel giorno gli Stamenti Sardi, il parlamento dei notabili della nostra isola rinunciò alla proprie "venerate istituzioni" per chiedere a Carlo Alberto la "Fusione Perfetta" con gli stati di terra ferma dei Savoia. Salvo pentirsene qualche anno dopo quando Siotto Pintor nel suo "Storia Civile" ebbe a scrivere: " Errammo tutti!...Ma il cielo non poteva permettere che bene venisse ad una gente la quale, sempre in ogni cosa discorde, unita s'era una volta come un sol uomo per decretarsi il suicidio." (R. Carta Raspi, Storia della Sardegna pag. 865).
Quella data e quel patto sono ritornati prepotentemente per bocca di Pietrino Soddu nel convegno organizzato dalla Fondazione Sardinia domenica 24 gennaio a Santa Cristina di Paulilatino per discutere di "Sardegna: Statuto e Sovranità: Progetti ed esperienze di autodeterminazione in Europa" e che ha visto la partecipazione appassionata di Carlo Sechi di Sinistra Ecologia e Libertà, di Bustianu Cumpostu di Sardigna Nazione, di Gavino Sale di iRS, di Giovanni Colli del PSd'Az., di Pietrino Soddu e Renato Soru. All'incontro, coordinato da Salvatore Cubeddu della Fondazione, erano presenti Uriel Beltrand, Jordi Mirò e Elizenda Paluzie che hanno raccontato del referendum autopromosso di autodeterminazione in corso in Catalogna e che sta diventando strumento per raggiungere l'indipendenza di quella regione storica.
Le ragioni dell'incontro non hanno bisogno di essere spiegate ulteriormente, la crisi economica, le promesse elettorali tradite (ormai lo scrive anche l'Unione Sarda), l'inesistenza della Sardegna nei rapporti con l'Italia. La migliore testimonianza è il comunicato del 20 gennaio che riporta i risultati dell'incontro, avvenuto nell'abitazione privata del Presidente del Consiglio e non a Palazzo Chigi, tra Berlusconi e il Presidente delle Giunta, dove si dice che il premier "ribadisce piena fiducia nell'azione del governatore sardo". Il Presidente della Sardegna che incassa la fiducia del Presidente del Consiglio. Ugo Cappellacci trattato come il governatore del Sardistan, di una colonia, che risponde a chi lo ha nominato e non certo ai sardi che lo hanno eletto. L'atto finale dell'autonomia e di un processo storico.
"L'autonomia ha chiuso il suo percorso storico" dichiara Pietrino Soddu, bisogna rendersi conto che non è uno strumento attuale, che non risponde più alle sfide del nostro tempo. Bisognerà trovarsi preparati, quando la riforma Calderoli verrà applicata, sarà un'Italia diversa, il patto che i Sardi avevano firmato per la Fusione Perfetta non è più attuale, perché uno dei due contraenti - lo stato italiano - non lo ha rispettato, perché il nostro interesse è sempre subordinato a quello "nazionale" italiano, e in virtù di quell'interesse possono imporci quello che vogliono: militarizzazione del territorio, centrali nucleari che non ci servono, depositi di scorie.
La crescita economica, la salvaguardia dell'ambiente, il futuro dei nostri giovani non è indipendente dalla forma stato che vorremmo darci e da chi la esercita. Bustianu Cumpostu ricorda che i quattro anni e mezzo di Soru sono stati il punto più alto dell'esperienza autonomista, che quel governo negli atti stava imponendo una nuova visione della Sardegna agli occhi di tutti, ma il processo, non capito, è stato bloccato.
Renato Soru ricorda le vicende della legge statutaria, la cassazione del termine "sovranità" gli venne comunicata direttamente da Romano Prodi, timoroso che potesse aprire rivendicazioni pesanti della Lega. Fu il Ministro delle Regioni Linda Lanzillotta ad impugnare la legge, nonostante il parere contrario del marito il costituzionalista Bassanini. Il destino di un popolo deciso nel tinello di una abitazione romana. Soru ricorda, che il problema non è solo il rapporto con l'Italia, ma che bisogna prima conquistare il cuore dei Sardi, lavorare sull'atavica sfiducia, sulla crescita economica e culturale di ciascuno di noi. Rendersi indipendenti nelle teste e nei comportamenti. Non si può assistere indifferenti a comportamenti come quelli del presidente del Movimento dell'Autonomia che, per meri calcoli elettorali, distribuì volantini ai turisti nelle spiagge del Nord Sardegna dove chiedeva scusa per i due euro di tassa di soggiorno. Tassa che la maggioranza attuale ha prontamente cassato con il voto dei sardisti presenti in Consiglio regionale. Non si può essere per l'indipendenza come fa il PSd'AZ e stare con la maggioranza più dipendente da Roma che mai si sia vista.
L'Italia per fortuna, non è più quella dei Savoia, c'è stata la Resistenza anti fascista, la democrazia, la costituzione, valori in cui Soru si riconosce. Ciò detto, ha soggiunto: "essere indipendente è un dovere", nel senso più proprio dell'"indipendenza agita" come si è fatto durante il suo governo, prendendo le redini del " proprio destino" per essere artefici del futuro dall'istruzione alla tutela del paesaggio dalle energie rinnovabili allo sviluppo della multifunzionalità nelle campagne dalla riduzione delle servitù militari alla transizione di La Maddalena in un luogo definitivamente di pace. Dopo un attimo di sorpresa, Soru ancora una volta dà un'indicazione chiara e coerente e l'auditorium di Santa Cristina esplode in un applauso fragoroso. Gavino Sale, Bustianu Cumpostu, Carlo Secchi, Pietrino Soddu lo guardano sorridenti, riconoscendo in lui chi durante il suo governo si è assunto la responsabilità di aprire un vero confronto con lo Stato ottenendo quanto era stato impossibile fino ad allora.
Il convegno si chiude con un mandato alla Fondazione Sardinia affinché produca un ordine del giorno che impegni il Consiglio Regionale per la scrittura di un nuovo statuto dove venga risolto il Patto del 1847. Qualsiasi forza politica potrà farlo proprio, dovrà essere unitario. Nel caso il Consiglio non voglia adottarlo, movimenti, associazioni, partiti autoconvocheranno elezioni per la costituzione di una Assemblea che redigerà la nuova Carta de Logu. Nella speranza che i Sardi "uniti in un sol uomo per darsi il suicidio" lo siano anche per la resurrezione "agita" e non solo vagheggiata.
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