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L'infelicità degli incapienti

di Raffaele Deidda | tutti gli articoli dell'autore

Italia come America? A pesare le pillole di ottimismo psicologico che il premier Berlusconi somministra quotidianamente al popolo bue italiano ("dopo essere usciti da una forte crisi, stiamo iniziando la risalita, non è veloce, non ha forti numeri ma è certamente risalita»)  parrebbe che si, il paragone regge anche se il format è vecchio di quasi un ventennio. Negli anni novanta  a New York la gente, ma non la "ggente" dei quartieri più popolari, aveva preso l'abitudine di spruzzarsi addosso un'acqua di colonia chiamata "Happy".
Il messaggio doveva essere chiaro e sintetico: "Don't worry, be happy" (non ti preoccupare, sii felice), meglio se accompagnato da bustine con stampata la faccina che ride. Le bustine contenevano ecstasy.... Erano i sintomi, non adeguatamente interpretati, di una grave malattia che avrebbe causato la più drammatica crisi economica del dopoguerra, successivamente alla grande crisi del 1929. In quell'infausto anno il presidente degli Stati Uniti d'America, Herbert Clark Hoover, aveva annunciato pubblicamente agli americani l'imminenza di uno dei periodi più prosperi della loro storia. Pochi giorni dopo avvenne quel crollo fatidico che mise in ginocchio l'economia e si diffuse a macchia d'olio in tutti i paesi industrializzati.
Così fece Berlusconi nel 2001, annunciando all'Italia un immediato e forte rilancio dell'economia che, veniva allora fatto intendere, dipendeva unicamente dalla capacità di formulare le giuste politiche economiche. In coerenza con il messaggio del governo,  all'inizio del 2002 il Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio (dimessosi nel 2005 a seguito del ruolo avuto in merito alle vicende legate all'OPA  e ai tentativi di scalata di alcune banche italiane) annunciò pubblicamente e ufficialmente agli italiani che il paese era "alla vigilia di un nuovo boom economico".
Non è dato sapere su quali elementi il Governatore Fazio fondasse quella previsione. E' invece noto cos'è successo: l'Italia ha dovuto fronteggiare una delle crisi economiche più lunghe e difficili del dopoguerra. Una crisi a lungo negata o sottovalutata dal mondo politico e istituzionale, sedotto dall'idea che lo sviluppo economico si possa creare solo governando le aspettative, anziché il paese.
Ancora oggi, nel 2010, il nostro impareggiabile premier prova ancora a drogare le menti degli italioti sostenendo che la diffusione dell'ottimismo da parte del governo è stata funzionale al "dare assoluta importanza al fattore psicologico" per superare la crisi. Perché Berlusconi può ancora dire agli italiani che la crisi è solo un fattore psicologico? Forse perché parte della popolazione, pur in difficoltà, non avverte in pieno la gravità della situazione.
Ma forse si tratta d'altro, di una crisi ancora più grave data dalla perdita di valori morali e di solidarietà che, a detta di illustri economisti, ha posto sul naso degli abitanti delle società opulente occhiali deformanti, procurando la confusione fra l'obiettivo del ben-essere con quello del ben-avere ed affidando al denaro molte forme di protezione, reali ma anche illusorie, ricercando un riscatto identitario nel consumo, nel successo.
"Avere o Essere?" era il titolo di un saggio di Erich Fromm, lo psicoanalista che insieme a Herbert Marcuse, Theodor Adorno e Max Horkheimer ispirò il Sessantotto europeo con l'ambizione di fornire soluzioni alla crisi sociale della modernità anche se qualcuno ironizza, sostenendo che il saggio di Fromm abbia, più che altro, fornito spunti per viaggi in India nella ricerca di una serenità New Age piuttosto allucinata (o allucinogena?).
In Italia, come un tempo in America, oggi avviene che si sacrifichino scuole, pensioni, sanità e che i bambini e i giovani si rendano conto di essere cittadini di diversa serie, a seconda dei soldi che i genitori possono destinare alla loro istruzione.
Se gli italiani hanno ancora la percezione che la crisi  in Italia è meno grave che in altri paesi è forse perché le generazioni precedenti hanno avuto modo di mettere da parte delle risorse potendosi fidare di un apparato pensionistico valido e confidando nella certezza e nella disponibilità di lavoro. Il fatto è che l'Italia è diventato il Paese più vecchio del mondo, con una percentuale di popolazione anziana over 60 del 24,5%. Buona parte di queste persone, e nei migliori casi i loro familiari, bene o male non finiranno per la strada e quindi non avvertono la crisi viva sulla propria pelle. Ma si può negare una crisi? La crisi dovrebbe in qualche modo essere un fatto oggettivo. O c'è o non c'è.  Eppure è spesso difficile mettersi d'accordo sulla sua natura, congiunturale o strutturale e, a rendere le cose ancora più difficili, ci si mette spesso la politica.
Nel meraviglioso paese Italia accade che, secondo le recenti rilevazioni, il PIL del 2009 è risultato in calo del 5%. Ma come, non eravamo il paese che stava guidando la ripresa? Non eravamo già usciti dalla crisi? Allora perché c'è un meno davanti al dato del PIL? I casi sono due: o i politici mentono sapendo di mentire, oppure non sanno distinguere un segno meno da un segno più. Eppure in Italia ci sono migliaia di lavoratori, piccoli imprenditori, commercianti, artigiani, che affrontano le avversità economiche con grande coraggio e che necessitano di misure efficaci per fronteggiare l'emergenza. Sono proprio queste misure che mancano, mentre chi è alla guida del paese continua a mettere la testa sotto la sabbia.

Chi è alla giuda del paese è riuscito in 3 giorni a dire tre cose completamente diverse: ridurremo le tasse; ridurremo le tasse a fine legislatura; non ridurremo le tasse a causa della crisi. E' ancora il pinocchio del nuovo millennio a spruzzare sugli italiani effluvi di acqua di colonia Happy:  "Abbiamo cercato di diffondere fiducia e ottimismo non perché avevamo gli occhi chiusi di fronte alla crisi, ma perché il fattore principale era psicologico. Ora ci sono segnali di ottimismo, dobbiamo cavalcarli".

Eppure, come sostiene il Governatore della Banca d'Italia Draghi, la crescita in Italia è ancora minima e il nostro paese resta il fanalino di coda dell'Unione Europea.

15 March 2010
 
I commenti dell'articolo [5]
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5. barbara
16/03/2010 09:41
Ottimo l'articolo e utilissime per la conoscenza le precisazioni di Carlo Mannoni. Quello che appare ancora davvero incredibile è che in questo paese tanto amato ma così tanto male governato possa sopportare le bugie di questo piccolo premier la cui principale caratteristica è quella di essere un gran bugiardo, oltre che un moderno McCarthy come l'inchiesta di Trani ha dimostrato, per di più proprietario della maggior parte dei mezzi di comunicazione in Italia.
Siti indipendenti come questo di Sardegna Democratica svolgono un servizio preziosissimo fornendo letture veritiere e non addomesticate dei fatti, visto che anche la televisione pubblica si sta rivelando sempre di più " soltanto una scatola piena di fili elettrici e di valvole".
4. Carlo Mannoni
15/03/2010 15:07
Berlusconi ha avuto la responsabilità di governo per ben 8 di questi ultimo 10 anni (tolto l'intermezzo di 2 anni di Prodi).Non ricordiamo in questi suoi anni di governo una riforma strutturale degna di tal nome. L'Aquila con la sua "finta "ricostruzione è stato ed è il tentativo, con grande esposizione mediatica, di accreditare l'uomo "del fare" per nascondere l'assoluta confusione di chi ha pensato e pensa esclusivamente a salvarsi dai processi che incombono sulla sua persona.

Berlusconi aveva promesso in campagna elettorale la riduzione della pressione fiscale che nel 2009 ha toccato invece, in termini medi, la percentuale record del 43,5%.

Aveva promesso la riduzione delle spese di funzionamento della pubblica amministrazione per incrementare quelle di investimento. Le spesa corrente delle amministrazioni pubbliche è risultata invece stabile (450 miliardi e 553 milioni nel 2009 a fronte dei 450 miliardi e 580 milioni nel 2008) mentre quella per i investimenti è addirittura calata di 766 milioni (51 e 724 milioni del 2009 rispetto ai 52 miliardi e 590 milioni del 2008).

Il debito pubblico in Italia, che nel dicembre del 2008 risultava pari a 1663 miliardi e 355 milioni, è salito a gennaio del 2010 a 1787 miliardi e 191 milioni (+124 miliardi di euro solo in un anno), dopo aver toccato il record nell'ottobre del 2009 con 1802 miliardi e 7 milioni. La sua percentuale sul Prodotto Interno Lordo, che nel 2007 era del 103,50 % ,ha oggi raggiunto il 114,3 %,. Siamo lontani dalla percentuale record del 1994 (121,8%), ma a questa sembriamo avvicinarci inesorabilmente.

A parte la situazione delle nostre famiglie che in questi ultimi due anni hanno perso reddito e occupazione, siccome uno degli indici di solidità finanziaria ed economica di uno Stato è proprio il rapporto debito pubblico/PIL dobbiamo cominciare veramente a preoccuparci. La Grecia non è poi così lontana.
3. Alberto M
15/03/2010 12:54
http://www.unita.it/news/italia/96208/redditi_dei_parlamentari_berlusconi_sempre_pi_ricco

La crisi? Non c'è affatto! Solo per lui, però....
2. Franco
15/03/2010 12:51
Moltissimi giovani, se ancora non frequentano le mense della Caritas e non dormono sotto i ponti lo devono solo ai loro genitori che con le loro pensioni, anche quando sono minime, riescono ad assicurare un pasto caldo e un letto ai loro figli disoccupati o precari con retribuzioni così miserabili da non riuscire a sopravvivere senza l'aiuto dei familiari, altro che uscita dalla crisi! Ma quale ottimismo, solo chi ha gli occhiali deformanti citati dall'articolo e le tasche ben imbottite di soldi può mettere le lenti rosa e seguire il presidente del Consiglio nell'opinione che la crisi sia soprattutto un fatto psicologico. Per chi non ha niente, o ha perso tutto, il ben-avere coincide necessariamente col ben-essere. Quando si è incapienti, oppure indigenti, si ha ben poca fantasia per articolare ragionamenti sulle teorie di Fromm. La pancia reclama più della mente
1. teresa
15/03/2010 11:50
Chi scrive l'articolo ha ragione, se la crisi non si avverte lo si deve al ruolo delle famiglie che nel tempo hanno costruito una certa stabilità per se stessi e per i loro familiari. Fungono da ammortizzatori sociali (e in questo il governo non ha nessun merito). Siamo abituati ad "arrangiarci" e forse su questo si basa il consenso per una persona come Berlusconi. La gente, tutto sommato, che il governo ci sia o non ci sia, va avanti lo stesso. Il paese è immobile, ma quando si muoverà (questo equilibrio non durerà in eterno) sarà per andare avanti o indietro?
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