di Franco Meloni | tutti gli articoli dell'autore
"Tutti i semi sono falliti eccettuato uno, che non so cosa sia, ma che probabilmente è un fiore e non un'erbaccia....". L'articolo di Bellu del 2 Febbraio sull'Unità mi ha riproposto un confronto che non mi piace con un sentimento che speravo superato: la vergogna. Il senso è semplicemente complicato e tocca corde troppo avvolte tra ragione e cuore. Non ho trovato il modo di esprimerlo.
Sabato 13 Febbraio, a Sassari è riemerso. L'argomento riguardava Quale Energia per la Sardegna. Il dibattito, sulle tre tavole funzionanti secondo un copione sperimentato in altre città, si svolgeva in modo da mostrare gli aspetti scientifici, le alternative al nucleare e, alla fine, l'impostazione politica. Tutto è andato molto bene. Il pubblico ha seguito con un'attenzione che dimostra che forse Gramsci ha ragione, con grande partecipazione. L'attenzione ha oscillato attorno al buono stabile con guizzi facilmente prevedibili
durante l'intervento di Soru. Format funzionante da riproporre. Tutto bene, compresa la sensazione positiva che il contatto con Gavino Sale si sta rafforzando.
Veramente tutto bene, se la realtà, dura e assolutamente distante dal periodo del carnevale, non si fosse presentata quando un gruppo di lavoratori ha spostato l'attenzione dai Gigawatt, dal rendimento delle pale eoliche, dal risparmio e da tante sequenze quasi asettiche di dati,
al problema che ora, qui in Sardegna, riguarda la situazione di tanti che vorrebbero lavorare.
E' come passare dalle statistiche sugli incidenti stradali lette sui giornali, ad una notte di un sabato in un pronto soccorso.
Uomini veri, con problemi veri, lontani da manipolazioni giornalistiche o da afflizioni dovute a turbe psicologiche, hanno manifestato il loro male di vivere con una dignità rotta dall'emozione. La Sardegna non rideva. Il senso di vergogna era tangibile e mi ha riportato a quando, primi anni cinquanta, la Maestra di terza elementare aveva bollato come inetti chi
non lavorava. Un mio zio, molto caro, era disoccupato perché, tornato dalla prigionia dalla lontana America, aveva smesso di uccidere zanzare una volta concluso il compito dell'Erlas, piano Marshall, quello vero.
Ero piccolo per vincere il disagio, e mi sento piccolo ora, per trovare soluzioni ad un problema che rischia di creare un ulteriore ricatto nell'essere costretti ad approvare una scelta, quella nucleare, ma anche quella del ponte di Messina o qualche altra trovata estratta dal cappello del piccolo prestigiatore, col rischio di fare una guerra tra povera gente. E l'immagine di Lussu negli altopiani della tragedia è ben presente.
Quindi, Quale Sardegna per l'Energia, per fare in modo che da un senso di vergogna si passi ad una forte, meditata, razionale e giusta rabbia che ci permetta di rivendicare i diritti di chi deve e vuole lavorare. La risposta la dobbiamo trovare insieme.