di Cristina Lavinio | tutti gli articoli dell'autore
La stampa locale e l'informazione radiotelevisiva locale, in Sardegna, non sono mai state al massimo. Ma mi sembra che in anni recenti e tutt'oggi gli interessi e le appartenenze politiche dei proprietari delle maggiori testate locali abbiano condizionato e condizionino così fortemente le linee editoriali portate avanti, da poterci autorizzare a mettere in forte dubbio il carattere di ‘indipendenza' con cui esse si presentano. Né il servizio pubblico dei TG regionali sta molto meglio.
Voglio cominciare col ricordare gli attacchi sistematici (o i silenzi) subiti dal governo regionale di centrosinistra presieduto da Renato Soru negli anni dal 2004 al 2008, con una censura persino dell'immagine del Presidente (emblematiche le riprese televisive in occasione della visita di papa Ratzinger a Cagliari, che facevano chiaramente di tutto per evitare di inquadrarlo). Soru non è stato mai intervistato in quegli anni dalla stampa o dalle TV locali, forse per poter avvalorare meglio la leggenda metropolitana ampiamente circolante sul carattere difficile e sul volto mai sorridente di quello che veniva definito come l'"uomo solo al comando", che si è ormai capito sempre meglio quanto in realtà venisse lasciato solo, talvolta persino da coloro che avrebbero dovuto essere suoi alleati, nelle scelte politiche difficili -sue e della sua giunta- in vari campi: sanità, istruzione e formazione professionale, ambiente. Tanto da arrivare a dimettersi qualche mese prima della fine del suo mandato, proprio per essere stato mandato sotto in Consiglio regionale dalla sua stessa maggioranza su un punto qualificante del piano paesaggistico regionale.
Ed è arrivato il sorridente Cappellacci, spinto avanti da Berlusconi in una campagna elettorale truccata da uno spropositato spiegamento di risorse. Con il Presidente del Consiglio dei Ministri che, anziché occuparsi d'altro come avrebbe dovuto, è sceso in campo direttamente contro Renato Soru occupando tutti i possibili spazi, anche nazionali, delle sue televisioni private e ‘pubbliche'. E promettendo a destra e a manca telefonate risolutive (come quella a Putin per salvare l'Euroallumina), oltre che minacciando disattenzioni punitive del governo nazionale verso una regione non amministrata da parti politiche amiche... (ed è, tra parentesi, l'argomentazione scandalosa che gli ho già sentito portare avanti nell'attuale campagna elettorale, tra un decreto interpretativo e un legittimo impedimento e l'altro).
Sono cose che sappiamo, ma qui, tornando al mondo dell'informazione locale, si potrebbe aprire a questo punto un capitolo da intitolare "Le penne del pavone": il governo regionale di centrodestra non si era ancora quasi neppure insediato che, all'improvviso fiorivano plausi e notizie enfatizzate su un nuovo ospedale inaugurato qua, un nuovo reparto con grandi attrezzature costose e utilissime aperto là, un ingente investimento per borse di studio pubblicizzato ampiamente, un importante premio vinto dall'amministrazione regionale per il miglior sito rispetto a tutti quelli delle altre regioni, un altro importante premio vinto per Sardegna Digital Library, una esaltazione dei molti voli low coast esistenti in Sardegna, un annuncio trionfale dell'arrivo imminente di treni ad alta velocità per la tratta Cagliari-Sassari ecc. ecc.
Senza che nessuno ricordasse o ricordi di chi fosse o sia il merito di tutto ciò, un merito immediatamente accaparrato ed esibito (appunto come le penne del pavone della favoletta famosa) dal nuovo governo di centrodestra, da quel governo che, dopo un anno, sta in parte ancora vivendo di rendita per alcune delle buone cose avviate dal governo Soru (quando non le ha abolite, invertendo rotta, naturalmente) e che, quanto al resto, si è ben meritato l'appellativo di governo de is oreris da cafféTorino o bar Marabotto). Is oreris sono, in cagliaritano, gli sfaccendati che ‘fanno ora', cioè passano il tempo a non far niente, seduti a prendere il sole sotto i portici di via Roma o in alcuni dei bar più famosi e antichi di Cagliari.
Dunque, dicevo, appropriazione indebita di meriti altrui e rimozione di quanto sarebbe doveroso invece ricordare: questa operazione viene sistematicamente portata avanti dall'informazione locale (e mi riferisco in particolare all'Unione Sarda e a Videolina; anche se neanche il TG regionale brilla per la sua buona e onesta memoria). E ciò è tanto più grave in un mondo in cui sappiamo che ci si rivolge a un pubblico spesso, troppo spesso, distratto, che ‘beve' passivamente quanto c'è scritto sul giornale (e da queste parti IL giornale per antonomasia è ancora L'Unione Sarda, il quotidiano più letto in Sardegna) oppure quanto ha detto "la televisione". E in questo mondo privo di memoria, fatto di un'informazione che si consuma e brucia nello spazio di un mattino, Berlusconi (che lo conosce bene) può far passare con impudenza le balle più grandi, comprese quelle che smentiscono cose da lui stesso dette qualche ora prima e documentate da videoregistrazioni.
Anziché continuare su questo piano generico, voglio però riferirmi a un episodio recente che mi ha fatto molto pensare e che è rivelatore di contraddizioni e conflitti di interessi che si stanno aprendo in modo sempre più evidente nello stesso centrodestra, tanto da rischiare di farlo implodere (cosa che, naturalmente, ci auguriamo).
In un numero uscito ai primi di febbraio (non ne ricordo esattamente la data, ma non importa), viene pubblicato dall'Unione Sarda, di proprietà dell'imprenditore Zuncheddu, un lungo brano di intercettazioni telefoniche che riguardano la faccenda di Tuvixeddu. Il pm Daniele Caria ha infatti appena chiesto il proscioglimento, tra gli altri, di Renato Soru e dell'assessore Mannoni, denunciati a suo tempo da Cualbu. E Caria ha sottolineato, anzi, il loro buon operato a favore della difesa di un bene pubblico e nell'interesse comune. Le intercettazioni pubblicate (che si possono ancora leggere estesamente sul sito di www.sardegnademocratica.it) rivelano un mondo ‘gelatinoso' e ‘opaco' di collegamenti, amicizie, possibili complicità tra alcuni personaggi di centrodestra, che hanno il potere politico di prendere decisioni a livello comunale o regionale e, in particolare, un imprenditore, Gualtiero Cualbu, che ha (o pensa di avere) il potere di condizionare, suggerire, acquistare, costruire, distruggere. Sono intercettazioni molto utili per capire la rete di relazioni tra impresari, politici, esperti, pubblici funzionari, stampa, tutti coinvolti o chiamati in causa, in una ragnatela vischiosa di relazioni, pericolose soprattutto per il "bene pubblico". Relazioni che vengono portate improvvisamente all'attenzione di cittadini che, ignari, non sospettano neppure tanta opacità del POTERE persino nella nostra, in fondo piccola, città.
Ma, mi sono chiesta alla prima lettura di tali intercettazioni sulle pagine dell'Unione Sarda: "cosa sta succedendo?" Perché, all'improvviso, L'Unione illumina un mondo inquietante a proposito del quale ha sempre taciuto molto più del dovuto?
Ed ecco la risposta diventare chiara alcuni giorni dopo: la risposta sta nel fatto che gli interessi di Zuncheddu, proprietario dell'Unione, non sembrano più coincidere con quelli di Cualbu, il costruttore che vorrebbe continuare a costruire nell'area di Tuvixeddu e che pretende un grande ed esoso risarcimento dalla Regione (sia detto tra parentesi, se la Regione riuscisse ad ottenere l'estensione del vincolo sul colle dovrebbe pagare solo l'esproprio dei terreni interessati, spendendo molto meno che non acquistandoli in altro modo e, addirittura, pagando risarcimenti; mentre dalle intercettazioni risulta che invece Gualtiero Cualbu e Paolo Maninchedda erano d'accordo su questa linea della vendita esosa e molto remunerativa, con tanto di risarcimenti, ripeto...).
Ma perché -come dicevo- gli interessi di Zuncheddu non coincidono con quelli di Cualbu? perché Zuncheddu vuole vendere invece alla Regione Sardegna, per la modica cifra di oltre 100 milioni, due grandi palazzoni da ultimare in tutta fretta nell'area antistante viale Trento. Un'area che sarebbe stata tra l'altro valorizzata se nell'area piuttosto vicina dell'ex-semoleria fossero stati costruiti i previsti 1000 e passa posti letto per studenti già approvati dal governo regionale e firmati anche dal Comune di Cagliari (progetto poi bloccato), mentre Cualbu prevedeva già di costruire un Campus universitario ancora una volta in area Tuvixeddu...
E nei grandi palazzoni da vendere alla Regione dovrebbero essere collocati gli uffici di tutti i dipendenti regionali, il cui numero è stato peraltro ampiamente potato durante il governo Soru (infatti Soru puntava in tutti i sensi ad una maggiore sobrietà nelle spese per l'amministrazione). Ora, è stato calcolato che, se si acquistassero i palazzoni di Zuncheddu, ogni impiegato regionale avrebbe una sorta di appartamento a disposizione per il proprio ufficio. E il tutto, naturalmente, a spese di noi poveri contribuenti, che dovremmo ritrovarci a pagare inutili acquisti regionali, alla luce di un accordo firmato in fretta e furia cinque anni fa, prima di lasciare il governo regionale, dall'amministrazione di centrodestra precedente a quella di Renato Soru. Accordo abolito da Soru e ora ripristinato da Cappellacci. Non a caso è stata presentata dall'opposizione di centrosinistra una mozione nettamente contraria a tale acquisto privo di senso.
Mentre l'Unione Sarda, naturalmente, si è ben guardata dal dare notizia di tutto ciò in modo corretto. Né tutto questo grande pasticcio su Tuvixeddu è stato ricostruito correttamente e per intero da un mondo di informazione sardo che omette, oppure in modo confuso dice solo mezze verità, si sbilancia a favore di alcuni e a scapito di altri, ecc. ecc. Si può citare al riguardo la lettera aperta al dottor Tonino Oppes, caporedattore del TG3 della Sardegna, firmata nei giorni scorsi da Ignazio Camarda, Sandro Roggio e Maria Antonietta Mongiu, leggibile sul sito di Sardegna democratica. Giustamente, vi si lamentano le omissioni del TG3 (e dunque del servizio televisivo pubblico) nella narrazione del caso Tuvixeddu, vi si lamenta lo spazio dato a Cualbu e Maninchedda, subito intervistati dopo la pubblicazione delle loro istruttive conversazioni telefoniche intercettate; mentre nessuna intervista è stata chiesta anche, perlomeno, a Renato Soru e Carlo Mannoni, che avrebbero potuto spiegare con maggiore (e meno interessata) cognizione di causa l'operato della giunta Soru e della Commissione del Paesaggio.
Ma i giusti equilibri nel dare le notizie, che dovremmo pretendere, in nome dell'art. 21 della Costituzione, sia dall'informazione pubblica che dall'informazione sedicente ‘indipendente' in Sardegna (e non solo in Sardegna) sono evidentemente molto lontani dall'essere ricercati e praticati. Per cui, come cittadini, dobbiamo protestare e, nello stesso tempo, attrezzarci il meglio possibile per leggere correttamente e criticamente quanto passa il convento, senza trascurare la ricerca di un'informazione alternativa che, per fortuna, si può ancora trovare nel mare magnum della rete, di qualche sito particolare o sulle pagine di pochissimi quotidiani non asserviti.
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