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Sardegna Democratica nel mondo

di Redazione | tutti gli articoli dell'autore

Il contributo appassionato che gli emigrati sardi hanno portato nella campagna   elettorale per le elezioni regionali, fatto di per sé  insolito, non può  essere archiviato come tale, quel contributo manifestava anche la richiesta di partecipazione costante, non episodica, alla vita politica e sociale della Sardegna.

Sardegna Democratica mette a disposizione nel sito uno spazio dedicato agli emigrati sardi, uno spazio per  accogliere il contributo di quanti, seppur  lontano dall'isola  seguono con grande interesse quanto accade e spesso non hanno modo di farsi sentire.

Oltre alla possibilità di aderire alla associazione sottoscrivendo il modulo di adesione e la quota (è stato attivato il sistema di pagamento on-line) seguendo le indicazioni riportate nel sito www.sardegnademocratica.it ; si può contribuire con l'invio di articoli, proporre iniziative all'indirizzo redazione@sardegnademocratica.it  e richiedere l'invio della newsletter, strumento di informazione sulla attività dell'associazione.

09 March 2010
 
I commenti dell'articolo [3]
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3. egidio
23/03/2010 09:20
Siamo in molti i sardi che io incontro un po' dappertuto.Il primo saluto che ci si scambia é in lingua sarda "comente istasa".Poi subentra la normalità di lavoro, con il linguaggio tecnico globale che si incontra in ogni impianto del mondo quando si parla di centrali elettriche o di impianti chimici. Però poi prevalgono le nostre abitudini culinarie e diventiamo insofferenti perché non somigliano alla cucina italiana. Qui in Egitto per es. siamo molto lontani dai nostri standard. Anni fa é stato sorprendente perché in pieno Sahara algerino nel ristorante del cantiere incontrai un cuoco di Tempio con notevoli doti di arte culinarie. Il venerdì ci preparava un ottimo cus-cus. Lì la convivenza multietnica era molto mitigata dal buon mangiare, pur essendo lontani quattrocento chilometri dagli insediamenti umani più vicini. Quando siamo "fuori" noi sardi sentiamo più vicina la nostra terra e i suoi simboli popolari e tradizionali. Mi capita altresì di rimanere impressionato in un ristorante libanese a Berlino che aveva esposta una foto in biano e nero che riprendeva una processione di donne vestite di nero come da noi in Barbagia. O mangiare a Teheran "su pane lentu" come quello fatto a casa mia in Sardegna.Scusate l'esibizione di questi particolari ma fanno parte delle sorprese incontrate in giro per il mondo per lavoro.Con affetto

Egidio
2. gabriella
11/03/2010 18:59
anche se non completamente d'accordo con le 'sfumature' che si recepiscono da questo articolo (e poi non mi piace la definizione 'emigrato') penso che sia una buona iniziativa almeno da un punto di vista pratico nel senso che sara' piu' semplice per quelli 'fuori' e quelli 'dentro' scoprire cosa pensano i Sardi nel mondo ed avere anche feedback su come la Sardegna/Italia sia vista altrove. quindi, spero che l'iniziativa non sia solamente perche' 'Il contributo appassionato che gli emigrati sardi hanno portato nella campagna elettorale per le elezioni regionali, fatto di per sé insolito, non può essere archiviato come tale.....spero che si partecipi in tanti e che comunque ci si ricordi che gli 'emigrati' hanno fatto la differenza a livello locale (l'ho sperimentato nel mio comune di nascita) a livello regionale (Soru) e anche a livello nazionale (Prodi).
1. Manolo
09/03/2010 20:05
Finalmente! Vista da fuori la situazione appare ancora piú paradossale. Non si puó stare indifferenti. Da dove iniziamo? la lista é lunga.....
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