home_ conoscenza_ articolo

Non so se sia una notizia...

di Gianni Loy | tutti gli articoli dell'autore

Il fatto è che questa mattina uno studente spagnolo che frequenta un Corso di laurea in Scienze politiche mi ha informato di essersi messo alla ricerca di un lavoro. Intendeva, e intende, trattenersi a Cagliari oltre la scadenza della borsa di studio per poter meglio completare il percorso didattico previsto dal programma Erasmus.

Non so se se sia una notizia. Ma mi sembrava scoraggiato, anzi deluso. Gli ho chiesto di come si fosse messo alla ricerca di un lavoro. Mi ha risposto di essere andato in giro, per locali e piccole imprese, disposto a qualunque lavoro, anche di fatica, ritenendo che le sue forze glielo consentano: trasportatore, lavapiatti, addetto alle consegne...Immaginavo che, in tempi di crisi, avesse trovato tutte le porte chiuse. Ed invece no. Ha ricevuto diverse offerte. 

La prima: lavapiatti in un ristorante, a partire dalle 11 della notte sino a completamento del lavoro. Compenso 3, 50 euri all'ora. Dicasi: tre virgola cinquanta. In nero, naturalmente.
La seconda: addetto alla consegna di pizze a domicilio. A partire dalle 17 con scarsa attività, ma con l'obbligo di rimanere a disposizione, quindi lavoro intenso dalle 8,30 - 9 sino ad esaurimento  delle richieste. Retribuzione: 14 euri al giorno. 

Non so se sia una notizia, ma queste cose mi indignano. Forse perché, la mattina, e qualche volta anche la sera, insegno che nella nostra Costituzione sta scritto che la retribuzione di un lavoratore debba esser tale da consentire allo stesso ed alla sua famiglia una vita libera e dignitosa. Immaginiamoci! Senza parlare dei proclami dello organizzazioni internazionali, e da ultimo anche da parte del Papa, secondo i quali occorre garantire a tutti un lavoro decente. In molti, a questo proposito, pensano che quelle norme si riferiscano solo ai lavoratori asiatici. Dei quali, in fondo, ce ne siamo sempre fregati. Solo ora ci preoccupiamo delle loro condizioni di lavoro, e solo perché consentono  quella sfrenata concorrenza che mette in crisi le nostre produzioni e, quindi, la nostra occupazione. 

Non so neppure se valga la pena di rispondere alla domanda circa la diffusione di queste forme  di sfruttamento.O chiederci quanto questa inciviltà giuridica, etica, quanto questa violenza, in definitiva, non vada connotando sempre di più la nostra tanto esaltata cultura occidentale, quella cultura che, oggi, pone ai primi posti delle proprie preoccupazioni e del proprio impegno il diritto a che nelle aule e negli uffici pubblici si possa continuare ad esporre un crocifisso.

Come se questi ragazzi, sfruttati, ma soprattutto profondamente offesi nella loro dignità di persone non fossero poveri Cristi. Legati anch'essi mani e piedi. Cristo presente, in incognito, in troppi luoghi dove le persone vengono impietosamente sfruttate.O forse mi sto sbagliando. Così come  non esiste nessuna tangentopoli, ma solo qualche caso isolato di corruzione, probabilmente neppure esiste alcuna violazione sistematica della legislazione in materia di lavoro, nessuno sfruttamento di giovani e meno giovani. Esistono solo casi isolati, disdicevoli quanto si voglia, nei quali mi è capitato di imbattermi. Ma pur sempre casi isolati ed irripetibili. O no? Non so neppure se sia davvero una notizia...

23 February 2010
 
I commenti dell'articolo [5]
Visualizza tutti i commenti clear
 
5. Michele Carboni
26/02/2010 14:10
Gentile Prof. Loy
Che bel pezzo.
Quella che riporta purtroppo non è una notizia: ormai è COSTUME, abitudine?CRONACA. Indignarsi è bello, nobile, importante. Ma dalle parole, di sdegno, dovremmo passare ai fatti.
Ho 28 anni, sono il bersaglio perfetto degli attuali schiavisti. Ma questi schiavisti non sono solo mica i ristoratori?MAGARI! Sarebbe così facile o comunque chiaro: sapremmo chi sono, potremmo individuarli, forse isolarli, combatterli. Se non altro evitarli.
Ma non è mica così semplice!
Gli schiavisti sono dappertutto; questo è un Paese dove è un reato essere giovani e "figli del gatto" (figli di nessuno, della serva, dello schiavo, di un operaio e di una maestra elementare ? nel mio caso).
28 anni: gli ultimi 10 passati a laurearmi in corso, fare un master, studiare e LAVORARE all'estero (5 anni qui ? 5 fuori, in 5 Paesi diversi). A dicembre finisco un dottorato. L'università mi accoglierà? Non scherziamo, sappiamo TUTTI che non funziona così. Non ho ancora la dentiera.
Lei scrive: "Mi spaventa il fatto che ci siamo assuefatti, che riteniamo normale lo sfruttamento dei giovani". Gentilmente: può parlare al singolare? Io non lo ritengo e non lo riterrò MAI normale ? forse, almeno fino a quando non sarò anch'io tra quelli che, in un modo o nell'altro, attivamente o passivamente, li sfrutta. Chissà...
E quindi non ci sto e, "serenamente", mi impegnerò per evitare lo schiavismo.
Del resto son seuese: posso sempre aprire un bar.
Cordialmente
4. Gianni Loy
25/02/2010 22:49
Cara Maddalena, Caro Gigi ...

Cara Maddalena, non ho mai parlato di stranieri, ma di un ragazzo, solo casualmente spagnolo, cioè cittadino europeo, secondo un Trattato costitutivo dell'Unione in vigore anche in Italia (anche se molti ancora non lo sanno). Penso anche, naturalmente, che tutti abbiamo bisogno delle stesse calorie e della stessa quantità di affetto per sopravvivere. Sicuramente abbiamo la stessa dignità. Mi chiedo cosa possiamo aspettarci da giovani allevati con tanta brutalità, visto che nei loro percorsi ipocritamente definiti di flessibilità (la flessibilità vera è un'altra cosa) essi vengono soprattutto offesi.
MI spaventa il fatto che ci siamo assuefatti, che riteniamo normale lo sfruttamento dei giovani, come se si trattasse di un noviziato necessario per poter entrare nel mondo di chi come si debba stare al mondo l'ha già imparato. E molto bene.
Mi piacerebbe, anche, che in questo sito si parlasse meno di politica, in un certo senso, e più di società. Che si parlasse di problemi di pancia, di estetica e di cultura, che si parlasse di Sanremo e del grande insegnamento che, anche quest'anno, ci ha dato. Mentre noi, magari, abbiamo semplicemente cambiato canale.
Che si parlasse, anche, di come abbiamo sperato, del perché quella speranza vacilli, della delusione. Della miseria, materiale ed immateriale che si è infilata maligna nel tessuto sociale.
Non ho alcun prurito (né speranza) di redimere il senatore Cabras ed i suoi amici. Per la verità non credo che possa essere redento. Neppure se la Corte di Strasburgo avrà pietà di questa piccola Italia e le consentirà di riappendere i crocifissi alle pareti. Del resto, da questo PD che continua a lasciarsi rappresentare da pregiudicati, senza che nessuno neppure sollevi il problema, e allo stesso tempo invochi una questione morale, semplicemente mi allontano sempre più.
La domanda che mi pongo, in sostanza, è se la politica almeno ce l'abbia l'obiettivo di far si che ad un ragazzo (di qualunque colore esso sia) nessuno si permetta più di offrirgli tre euri all'ora, o di farlo lavorare "al nero" secondo un recente neologismo, una modalità alla quale ci siamo assuefatti (ecco il dramma) e che rappresenta quasi un terzo (o di più?) della nostra economia.
Caro Gigi, che ti chiedi cosa dovremmo fare, noi ed i ragazzi "nel nostro piccolo", per uscire da questa situazione. Indignarci, prima di tutto. Comprendere, per chi ci crede, che siamo di fronte ad un peccato mortale, per chi la voglia mettere sotto questo piano. Altro che rifiutare la comunione ad un divorziato o martirizzare ancor più del suo martirio un moribondo che desidera solo un po' di pace. Nessun confessore dovrebbe assolvere chi sfrutta in maniera miserevole il lavoro altrui! E noi dovremmo segnare con il dito, per la strada, chi sappiamo che si macchia di questo delitto. Ed invece, diciamo la verità, ammicchiamo, tutti, più o meno. Così come se un pregiudicato siede alla presidenza di un'assemblea del partito non solo non lo contestiamo, come sarebbe dovere, ma neppure ci alziamo per andar via.
La politica contro le centrali nucleari. E' facile ed unificante perché non ci coinvolge al livello delle viscere. Tutti, o quasi, siamo in grado di esporre una bandiera, di trovarci uniti al grido di fuori il nucleare dalla Sardegna. Persino l'Unione Sarda.
E se oltre a quel sacrosanto obiettivo, ne aggiungessimo un altro: Via per sempre il lavoro nero dalla Sardegna! Pensi che riusciremo a scendere in piazza altrettanto numerosi e convinti? O non si farebbe strada una sorta di neo-pragmatismo, magari di sinistra. Un affievolimento della radicalità che, in certi campi, non può essere abbandonata. Un pensare che si debba far di necessità virtù. Come, del resto, hanno insegnato per tempo fior d'economisti, che a lungo hanno sostenuto che il sommerso rappresenta una capacità di adattamento di un popolo straordinario ed inventivo, che ha consentito, in qualche modo, il galleggiamento della nostra economia nel contesto internazionale.
Ed invece, questo io penso, non può esserci futuro senza rispetto per la dignità delle persone. Dicono che il lavoro non è merce. Lo afferma nientemeno che l'Organizzazione Mondiale del lavoro. Ed io, invece, vorrei qualche volta che il lavoro venisse considerato al pari di una merce, di una merce pregiata, di valore, con una aliquota IVA alta come si deve, come i gioielli e le pellicce.
Perchè le merci, spesso, sono oggetto di maggiori premure. Quante volte ho letto: maneggiare con cura; fragile, non capovolgere; tenere lontano dalle fonti di calore; non disperdere nell'ambiente... Per le merci, naturalmente, che quasi dovrebbero far invidia a persone umane, uomini e donne, esposti ad ogni genere di agenti nocivi, di rischi, che continuano a morire. Spesso a far finta di niente per non perdere il posto di lavoro, avviliti, e con loro i sindacati, sino a sostenere che i veleni che respirano ogni giorno non fanno male. Per non restare senza un pezzo di pane...
Da questa umiliazione, che rispetto, non può però nascere il futuro.
E' complicato, lo so. Molto meglio riunirsi attorno alla parola d'ordine dell'antinuclearismo, ai misfatti di un'arroganza ritornata al potere quasi dovunque. E del lavoro continuare a parlare solo quando stà per saltare in aria il baraccone ed occorre, ovviamente, cercare di limitare i danni.
Caro Mauro, "con la nostra inerte complicità", hai ragione. Anche se il problema, invero, non è quello di aver torto o di aver ragione. Nè quello di dividerci tra ottimisti e pessimisti. Son cose da sondaggisti. A me, sarebbe sufficiente anche solo capire quale sia veramente il nostro, il mio, dovere. In questo tempo, un'altra volta, di "famidade et tirannia".

Gianni Loy
3. maddalena
25/02/2010 00:14
Caro prof NO, NON è una notizia! Quattro anni fa, non essendo giovane nè di bella presenza, e dunque non candidabile per moltissimi lavori precari, mi sono recata in un ristorante di Cagliari che cercava lavapiatti per riceverne, gentilmente, la risposta: "Porti domani il suo curriculum." Confesso di essere stata molto pigra e infatti, tutt'oggi, non ho ancora messo per iscritto la mia conoscenza comparata di cif ammoniacal e mastro lindo, delle spugne antigraffio e lana d'acciaio...Sono stata, dopo, a Berlino e anche lì mi sono offerta per fare, saltuariamente, la lavapiatti: 30 euro, con cena che rifiutavo perchè non mi andava di far lavorare per me il cuoco, dalle 21 alle 24; 50 euro a ristorante pieno (30 posti)con cena e taxi per rientrare a casa.
E adesso, sommessamente le faccio una domanda: Non è che lei tifa per gli stranieri che ci rubano il lavoro? (magari anche nei call center).
A tempus menzus, pro nois e pro tottus
2. GIGI
24/02/2010 11:14
Caro prof. LOY, non ho capito esatamente cosa intende lei per notizia. notizia che interessi a qualche quotidiano? o notizia di reato per qualche magistrato o forze dell'ordine in genere, visto che il loro pane lo tirano fuori da li.

Io so di certo che questo problema lo sto' vivendo ormai da dieci anni, mia figlia si è laureata a Cagliari con il massimo dei voti in psicologia (triennale) ha fatto l'erasmus esperienza bellissima, tanto che è stata pure richiamata con borsa lavoro dall' Università dove ha trascorso quel periodo. Quando è andata a Roma per la specialistica, perchè qui come lei ben saprà, è tempo perso, ha dovuto sostenere altri quattro esami integrativi perchè non presenti nel corso di studi svolto a Cagliari. (cosa che lei aveva già fatto presente in tutte le sedi) Il suggerimento era stato, cambiare sede, perchè a Cagliari non vi era altra possibilità.

Ora finalmente ha superato anche la specialistica. Laurea specialistica in Formazione Comunicazione Innovazione nei contesti Sociali ed Organizzativi 110/110 LODE.

Per noi genitori è una soddisfazione, perchè i nostri sacrifici che consistevano nel fargli il bonifico il giorno dopo che entrava la pensione, sono stati utilizzati bene da nostra figlia.

Quando la nostra famiglia faceva questi sacrifici, ancora non si parlava di bamboccioni. Ora per questi ragazzi il Ministro Brunetta grande innovatore cosa ha preparato per sfruttare al massimo, in questo periodo di crisi, queste potenzialità che il paese ha ma fa capire che preferirebbe non avere, perchè la società odierna, sembra aver bisogno di lavori umili da sfruttare e non di classe dirigente.

A me sembra invece che questo paese ha molto bisogno di classe dirigente capace e motivata. Quella attuale è fatta di persone senza più motivazione. Il massimo impegno è quello di difendere la loro posizione inutile e insignificante nel ruolo che ricoprono (il più delle volte fatto da doppioni cioè uno capace e l'altro o gli altri a rimorchio).

Lei è un bravo prof. mia figlia ha avuto modo di conoscerlo, e mi ha parlato bene di lei quindi no ho motivo di dubitare di lei, ma io penso che questo articolo è una provocazione e lei queste cose le sa bene.

Gradirei da lei qualche suggerimento da dare a noi e ai ragazzi cosa fare nel nostro piccolo per contribuire ad uscire da questa situazione. Oltre logicamente ad imparare a scegliere i futuri politici e amministratori delle cose pubbliche.

Grazie Prof.
e a mezzu biere...
1. mauro contini
23/02/2010 23:13
Caro Gianni,vorrei dirti che ti stai sbagliando,e di grosso,che non siamo circondati da poveri cristi in incognito,nascosti dalla nostra indifferenza e dalla paura che cresce con la vergogna nell'osservare con attenzione e compassione i fatti e le persone del mondo reale,e nel cercare di invertire una rotta che assomiglia ad una deriva.Vorrei dirti che sei un visionario disfattista,quasi un comunista dai pensieri impuri che fà il peccato di disturbare i manovratori,che accendono i riflettori costantemente sull'effimero per farlo diventare indispensabile più di una libertà,anche economica,negata.Ieri i trenta denari,oggi i quattordici euri a sera sono l'unità di misura di un tradimento dell'umanità fatta di carne ed ossa ,e immaginazione frustrata, che avviene costante sotto i nostri occhi,spesso con la nostra inerte complicità.Vorrei dirti che hai torto,ma mi accorgo di pensarla esattamente come te.E quindi forse ci sbagliamo in due,o in molti di più,disuniti dal molteplice babelico rumore che ci circonda e da un silenzio che non è soltanto mancanza di parole,ma segnale di imbarazzo per un impegno insufficiente.Neanche io so se questa è una notizia,ma certamente non è una buona notizia.

Mauro Contini,Cagliari
  clear
 
clear