di Donatella Lissia | tutti gli articoli dell'autore
Via libera all'emendamento del Decreto di Legge Lavoro, che consente di completare l'ultimo anno di obbligo scolastico anche in percorsi di apprendistato, insieme alla scomparsa del biennio unitario alle superiori, rivela l'avanzare del processo di smantellamento, non solo dell'obbligo scolastico, ma della basilarità stessa dell'idea di Istruzione. Elemento eclatante, veramente scandaloso, è la pretesa di inserire questo provvedimento come concorrente all'abbattimento della dispersione scolastica: concedere ad un giovane di svolgere il suo ultimo anno di scuola nel mondo del lavoro, oltretutto senza garantirgli alcuna continuità lavorativa, sarebbe un modo per "toglierlo dalla strada".
Deve essere chiara a tutti la logica populistica di queste proposte falsamente dirette a migliorare la condizione giovanile, come la promozione dell'uscita anticipata dei figli dalle famiglie, magari defalcando la pensione dei loro padri. Una logica della "coperta stretta" che proviene da menti ristrette? Apparentemente sì, ma vi è a monte un disegno ben chiaro, che caratterizza ulteriormente, se ce ne fosse ancora bisogno, la mirata politica dell'impoverimento culturale perseguita da questo Governo.
Di fronte al disfacimento del mezzo televisivo, principale veicolo fino a poco tempo fa, cioè precedentemente alla diffusione capillare di Internet, la scuola, nonostante la crisi da essa attraversata negli ultimi decenni, costituiva l'unica fucina potenzialmente capace di fronteggiare la stupidità sempre più dilagante dell'offerta massmediale. La scuola è comunque, anche nelle situazioni peggiori, un luogo di sosta, in cui il pensiero ha un suo status, la formazione delle coscienze trova angoli di riflessione ed attenzione.
Ecco perché è facile convincersi del programma di smantellamento operato da questa politica governativa, di cui la falsa preventiva immissione al lavoro precoce, è solo un primo passo, laddove del resto la disoccupazione dilagante, i licenziamenti di massa, sono il contraltare. In quest'ottica togliere un anno di istruzione non è un danno, anzi un'azione meritoria, perché apprendere di più, non solo non è necessario, ma dannoso. E' un'azione sottile che investe tutti i settori della cultura, da quello dell'arte affidato a Sgarbi ai ripetuti tentativi di censura della rete Internet, che prima o poi avranno seguito, dato che resta l'unica fonte di informazione libera e soprattutto di canalizzazione e diffusione delle idee senza addomesticamenti.
Gli intellettuali sono oggi i tutori della democrazia, i soli garanti della libertà. Se anch'essi cedono da una strenua difesa della Cultura a questo lento processo di erosione in atto, allora non ci saranno più vie d'uscita. I segnali sono chiari da lungo tempo. Questa Destra vorrebbe impadronirsi anche dell'ultimo lasciapassare del libero pensiero, che è storicamente sempre appartenuto alla Sinistra. Bisogna veramente presidiare e non sorridere con compatimento alle ultime ridicole trovate del ministro Brunetta o di chi per lui.
La vittoria di Vendola è un segnale di speranza. Le parole di Soru nel mettere in primo piano nell'agenda delle azioni politiche l'istruzione oggi suonano quasi come una profezia. Nessuno deve trascurare lo strumento del sapere, unico capace di muovere i processi della Storia. Non dobbiamo farne perdere nemmeno una briciola.