di Giulio Angioni | tutti gli articoli dell'autore
Il problema maggiore in Sardegna, è far diventare senso comune dei pianificatori e dei tecnici che il paesaggio è un modo di vedere e di sentire, anzi di vivere in un certo luogo, o non è solo discutere, per esempio, se sia possibile un turismo balneare senza urbanizzazione delle coste, cosa importante, ma su cui finora si è finito spesso per insabbiare ogni discorso. Combattere contro le volontà speculative è sacrosanto, tanto quanto che gli imprenditori abbiano certezze operative, ma tenere conto della varietà delle percezioni profonde del paesaggio è impresa a cui temo che non siamo ancora pronti.
Ovviamente non solo in Sardegna. E' innovativo che oggi in Sardegna si discuta forse più che
altrove di pianificazione paesaggistica in nome di ciò che si dice identità. Pensando al paesaggio, l´identità, se è anche altro, non può non essere un progetto di futuro in rapporto col passato nel contesto del resto del mondo. Che lo si sappia o meno, è sempre così. Ma è pensando a una cosa dicibile come identità paesaggistica sarda, o paesaggio sardo identitario che le identità appaiono subito soggettivamente plurime, come del resto lo sono sempre. E allora questa è un´occasione in cui non è solo retorico il riconoscere che deve essere considerato urgente sviluppare il senso della comunità di tutti i sardi, il senso dell´appartenenza e dell'unità di passato e futuro che lega l'insieme dei sardi al di là delle proprie diversità interne, per esempio tra i luoghi di costa e i luoghi di monte, di piano e di collina.
Qualcuno insomma nell´isola ha inteso che questa è un´occasione per un nuovo e utile patriottismo sardo, non etnicisticamente sostanzialista e fissista. Non coniugato solo al passato, ma supporto e impegno a farci riscoprire il senso della cittadinanza, sarda, italiana, europea, mediterranea e planetaria, e anche il senso della legalità e dell´impegno civile, senza di che ogni pianificazione non ha senso. Anche nel caso specifico della pianificazione paesaggistica, promuovere l´identità come rapporto e progetto significa promuovere, gestire e amministrare luoghi e occasioni d'incontro tra le diverse discipline scientifiche, tecnologiche e artistiche, favorendone lo studio complessivo, la diffusione e anche la formazione di professionalità specifiche oltre ad un´utilizzazione collettiva. Identità e paesaggio sono nozioni tanto poco dicibili quanto onnipresenti, non solo in luoghi identitariamente problematici come la Sardegna.
Tanto più allora il concetto stesso di paesaggio mutuato dalla Convenzione Europea per il Paesaggio, definito come "una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni...", se fa discutere, non è però by-passabile. Questa varietà di percezioni delle popolazioni locali, che genera il loro paesaggio e ne fonda territorialmente l´identità, sembra ad alcuni troppo rispettosa di percezioni paesaggistiche non condividibili, le quali infatti soprattutto in luoghi come la Sardegna hanno prodotto e ancora producono e vogliono continuare a produrre i danni che lamentiamo in molti.
Eppure il paesaggio deve comunque pensarsi come un processo di percezione di un territorio, senza implicare che ogni percezione (e azione che ne consegua) sia positiva e rispettabile. Infatti ogni percezione è da considerare, e da tenere in conto, come forza in campo, senza di che si continua o a fare errori "centralistici" o "illuministici" o "dirigistici". Come, sempre in Sardegna, è successo per il piano del Parco del Gennargentu, osteggiato dalle popolazioni locali fino a farlo diventare lettera morta per tutti. Conoscere gli elementi della percezione comune del proprio paesaggio da parte di una popolazione, e le diversità interne di questa percezione, è condizione imprescindibile per la pianificazione, soprattutto quando di quelle percezioni si voglia sia utilizzare e sia mutare qualche aspetto.
Tenere conto della percezione delle popolazioni è condizione politicamente neutra, preliminare a ogni tipo di piano.Non ci sono solo teste da "cambiare" in fatto di percezioni correnti sul paesaggio. Ci sono certo elementi del senso comune vecchio e nuovo in fatto di paesaggio che possono giocare un ruolo positivo anche in fase di pianificazione, per non fare la fine misera del Parco del Gennargentu.