di Camarda, Mongiu, Roggio | tutti gli articoli dell'autore
Gentile dottor Tonino Oppes, Caporedattore del Tg3 - Sede regionale della Sardegna,
ci permettiamo di scriverle per la grande considerazione che abbiamo del servizio pubblico, tenendo nello sfondo l'art.21 della Costituzione. Crediamo che gli organi di informazione abbiano, nella società contemporanea, un ruolo importantissimo e che il servizio pubblico sia decisivo per garantire imparzialità nel confronto politico-culturale. Non a caso si chiama servizio pubblico. Nella nostra comunità regionale si dà grande credito a quanto vi viene detto. I vostri dati di ascolto - specie per il telegiornale delle ore 14- confermano tale valutazione. Pur non volendo entrare nel merito del ruolo e dei contenuti dell'informazione in Sardegna, si ha però l'impressione che in questo piccolo mondo prevalga spesso la consuetudine di acquisire, selezionare le notizie attraverso relazioni personali con tutto il carico di discrezionalità e di parzialità.
Venendo al merito della lettera. E' di evidenza che negli anni non è mai venuta meno, tra la gente, l'attenzione alle vicende del colle di Tuvixeddu, ai suoi contenuti archeologici, ambientali, storici, paesaggistici. Nelle teche RAI la cospicua documentazione riferisce di quanto grande sia il suo valore e di quanto complesse siano le problematiche relative a quel luogo. Certamente precedenti a quell'Accordo di Programma del 2000 da cui derivano buona parte delle questioni attuali. Da quella data infatti uno dei compendi più rilevanti della storia mediterranea è diventato oggetto di scambi e di contenzioso per la realizzazione di una lottizzazione in cambio di un parco archeologico/giardino condominiale che allo stato è affatto alterativo dei suoi contenuti.
Le questioni derivanti da quell'Accordo sono diventate rilevanti certamente per i Sardi ma, negli anni, grazie ai media nazionali ed internazionali, un eclatante caso. Vasta la bibliografia scientifica e divulgativa, vastissima l'emeroteca sul colle Tuvixeddu. Un' immane documentazione, caso piuttosto raro specie nello scenario isolano, che merita di essere riproposta dagli organi di stampa. L'attenzione pubblica non si è risolta, nonostante la sentenza del Tar Sardegna, che ritenne illegittimamente costituita la Commissione del Paesaggio istituita dalla giunta Soru in applicazione del Codice dei Beni Culturali. La stessa sentenza che rese nullo il vincolo paesaggistico deliberato dalla giunta Soru. Ma nel cuore di tanta parte dell'opinione pubblica e tra i più autorevoli ricercatori delle discipline storiche, storico-artististiche, archeologiche - che si espressero pubblicamente - si è diffusa largamente la sensazione di una sconfitta ingiusta, poco chiara.
A partire dalla fine di gennaio di quest'anno, le novità sono state talmente rilevanti che si riparla di Tuvixeddu come se si dovesse ricominciare da capo. Due importantissime. La sentenza del Consiglio di Stato da leggere con attenzione da parte di chi la riduce a una questione di trascurabili dettagli; e il provvedimento del Procuratore della Repubblica dott. Daniele Caria che proscioglie Soru, Mannoni, Cualbu e altri, ma non archivia la posizione assai delicata di Vincenzo Santoni, già Soprintendente ai Beni archeologici della Sardegna, membro della Commissione del Paesaggio, di cui abbiamo fatto parte. Unico a votare contro l'estensione del vincolo. Voto che ci interroga su quanto possano avere inciso le dichiarazioni omissive del Soprintendente nella sentenza del Tar Sardegna che annulla la delibera della Regione. Su questo dirà la Magistratura nella quale abbiamo la massima fiducia.
Ecco, nonostante questo quadro che mette in discussione una verità troppo facilmente accreditata, nonostante i fatti nuovi emersi, la versione privilegiata dai suoi tele e radio giornali è quella di Cualbu, dei suoi avvocati, del presidente della Commissione Bilancio del Consiglio regionale Paolo Maninchedda. Nessun accenno alla pluralità ed alla differenza delle posizioni. Ed in particolare alla nostra, documentata in atti pubblici, e neppure una parola sui riferimenti a noi nelle inquietanti intercettazioni effettuate nel corso delle indagini della Procura di Cagliari ed in cui Tuvixeddu è oggetto di conversazioni di molti personaggi pubblici. Indicati da Cualbu come obiettivi da colpire (" non faremo prigionieri"), per avere considerato Tuvixeddu bene pubblico ed applicato la legge, o additati come "canaglie" - neppure simpatiche- che avrebbero preso incarichi e assunto cariche dalla Ras e da Soru per proporre dissennatamente il nuovo vincolo (avv. Agostinangelo Marras in un esposto alla Procura per conto di Cualbu- La Nuova Sardegna del 12.10.2008)!
Silenzio su questo. E così non emerge il quadro fosco, una intraprendenza che se raccontata metterebbe in cattiva luce tanta gente sarda, stimati vicini di casa. Sarebbero trascurabili le minacce e le insinuazioni se riguardassero solo le persone e conveniamo con lei che di gente minacciata ce n'è tanta e non di tutti si può occupare il servizio pubblico. Ma non siamo noi in causa ( anche se - le assicuriamo- un brivido corre nella schiena a sentirsi oggetto di queste attenzioni). Il fatto è che quando si progettano spedizioni punitive contro una opinione espressa è per mandare il messaggio, per insegnare ai più che è meglio non impicciarsi e certe idee è bene tenersele.
Non le sembrano circostanze rilevanti dottor Oppes? Non è una notizia quel passato che gratta il presente e il futuro?
Ora, come riferisce pure la sua informazione (radio e tele giornali), si è tutti d'accordo. Tutti sostengono- finalmente- la necessità di estendere il vincolo, e persino il proprietario delle aree parrebbe bendisposto.
Ne conseguirebbe che la Commissione del Paesaggio bene aveva visto e operato, nonostante la fiera contrarietà del Soprintendente ai beni archeologici. Bene aveva operato la giunta presieduta da Renato Soru che applicando quanto previsto da una legge costituzionale aveva bloccato quei cantieri lesivi di un paesaggio unico ed aveva allargato il vincolo, nell'interesse generale come ha poi sottolineato lo stesso Procuratore della Repubblica, Daniele Caria di parere diverso a quanto sancito dal Tar Sardegna.
E' questa la conclusione alla quale si arriva dopo due anni. E non è una novità che si debba riconoscere ai privati quanto legittimamente la legge prevede; era una delle annotazioni nella relazione della Commissione del Paesaggio che suggeriva alla Regione la necessità di valutare gli oneri impliciti nella proposta. I costi per liberare Tuvixeddu dal "sequestro".
Ma questa narrazione che abbiamo sunteggiato, purtroppo, non è quella proposta dalla testata pubblica che lei dirige. Di tutto ciò nell'ampia informazione dedicata al caso dai suoi tg non c'è traccia. Perché?
In attesa che il servizio pubblico osservi compiutamente quanto previsto dalla Costituzione, cogliamo l'occasione per salutarla cordialmente
Ignazio Camarda
Maria Antonietta Mongiu
Sandro Roggio
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