Il nostro futuro e l'energia

di Egidio Addis, Safety Manager - General Electric | tutti gli articoli dell'autore

IMG L'impostazione della politica energetica esibita da questo governo con un decreto e la scelta di costruire quattro centrali nucleari in Italia irrompe nelle nostre scelte fondamentali di vita , al di là di ogni nostra convinzione e di ogni nostra collocazione.

E immediatamente vengono meno i risultati del referendum popolare dell'87, che ci spinse a dire no al nucleare in virtù di tragiche esperienze in diversi luoghi del mondo.
La volontà del governo esprime ancora una volta la prevalenza di interessi estranei alla Sardegna.
Gli uomini di studio anche delle Università sarde si schierano giustificando il loro punto di vista, ragionando sull'urgenza di elevare la quantità di energia e dall'altra sulla qualità dalla quale produrla.

Il prof. Randaccio però ancora deve spiegare perché i sistemi di sicurezza diventano incontrollabili in caso di incidenti, la storia di Chernobil infatti ancora non si è chiusa con certezza.
Preciso anche che spesso le stesse procedure di sicurezza nel tempo vengono semplificate e modificate con superficialità indebolendo così il sistema di sicurezza stesso. Poi viene il tema della dismissione, su cui nessuno nel mondo scientifico ancora si esprime in modo chiaro e definitivo sulla certezza del loro avvenire, ivi comprese le scorie.

Ci ritroviamo ogni tanto a sapere che partite di materiale industriale es. gli acciai importati in Italia soprattutto dall'est è altamente radioattivo. Si sa che entro il 2020 la domanda di energia aumenterà del 70% perché c'e' la grande spinta delle economie emergenti, Cina ed India. Dall'altro un miliardo e mezzo di persone non ha accesso all'elettricità.

E qui i G8 sono stati molto inadempienti perché l'estensione di questo diritto fondamentale doveva essere garantito a tutti i popoli della terra. Mi é capitato di constatare spesso in Africa la presenza di gruppi elettrogeni solo negli ingressi delle case dei più fortunati. Qui ed ora in Sardegna é in gioco la transizione energetica da una tecnologia ad un'altra senza alcun rispetto della volontà popolare data da un referendum, come massima espressione democratica e costituzionale.

Per molto meno gli inglesi nel cinquecento sollevarono una rivolta per il fatto di dover ardere il carbone fuligginoso anziché la legna. Oggi questo ci fa sorridere rispetto ai rischi che le centrali nucleari hanno in sé. Ciò che più crea ostilità per il nucleare é la incapacità dei mezzi umani e tecnologici di rendere permanente e stabile la sicurezza.

La scorciatoia proposta con le centrali nucleari ci infila in una strada senza ritorno e contro cui deve misurarsi oggi tutta la nostra istituzione regione e la forza del popolo sardo, amante della sua natura ambientale e della sua stupenda eredità storica. Abbiamo sopportato oltre il 60% delle servitù militari in cambio di niente da parte dello Stato italiano.E' il momento più importante per dare un destino di pace e sicurezza alla nostra terra.Dobbiamo decidere noi quale e quanta energia ci occorre.

Vogliamo essere coerenti con lo sforzo che oggi compie il paese più avanzato del mondo, l'America, dove si sta compiendo una svolta epocale per lo sviluppo della "green economy".
L'oligarchia berlusconiana invece vuole giocare una carta propagandistica come il Ponte sullo stretto.La loro mania di grandezza ci porta sempre più fuori dai nostri bisogni reali e dalle nostre speranze.Noi sardi non abbiamo bisogno di centrali nucleari e meno che mai fare da pattumiera delle scorie in cambio di soldi o di promesse.

Siamo un milione e mezzo,e quindi ce la possiamo cavare sviluppando le energie rinnovabili.
Possiamo costruirci microreti di distribuzione affrontando progetti comprensoriali autonomi ed in rete,coinvolgendo le amministrazioni e cittadini privati in una prospettiva alternativa di approvvigionamenti energetici, partendo dal solare, vento e spostando gli investimenti per il recupero di efficienza degli edifici e degli impianti.

Proclamare la Sardegna denuclearizzata deve essere l'imperativo a cui legarci,saltando schieramenti politici ed ideologici. Nessuna delega in bianco. La mobilitazione deve essere generale e qui si possono legare molte nostre speranze per sconfiggere i tentativi degli Usurpatori che con le strette di mano ufficiali ed elettorali stanno verificando la loro attendibilità.Andiamo piuttosto in Internet a leggere"Quel che non si dice sui danni della radioattività" Cernobil – di Alice Stewart.



19/07/2009
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