di Raffaele Deidda | tutti gli articoli dell'autore
Anche la Sardegna ha detto no al nucleare attraverso un ordine del giorno unitario presentato dalla maggioranza e dall'opposizione in consiglio regionale, che impegna la Giunta regionale «ad adottare tutti gli atti necessari a impedire in Sardegna la costruzione di centrali nucleari e la localizzazione di depositi per lo stoccaggio delle scorie provenienti da reattori a fissione». Soddisfazione molto contenuta in entrambi gli schieramenti: il centrodestra al governo della regione avrebbe fatto volentieri a meno di ribadire in un documento unitario la contrarietà dei sardi alla realizzazione di centrali elettriche nucleari e alla localizzazione di depositi per lo stoccaggio delle scorie, essendo già stata manifestata in altre occasioni. Il centrosinistra avrebbe invece voluto che il consiglio regionale votasse la mozione contro i siti nucleari nell'isola presentata dall'opposizione.
Diversamente a quanto avvenuto in altre sette regioni (Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Calabria e Lazio) che hanno presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge 99/09, che sancisce il ritorno dell'Italia all'energia nucleare, l'ordine del giorno approvato dal consiglio regionale sardo si limita a lasciare aperta la possibilità di un eventuale ricorso alla corte Costituzionale contro «la possibilità governativa di scelta dei siti per le nuove centrali e per il deposito delle scorie senza intesa con le Regioni».
Le motivazioni di questa differenziazione appaiono piuttosto chiare e vanno aldilà delle dichiarazioni di principio del centrodestra che ritiene pleonastico il ribadire la volontà, più volte espressa dalla Giunta, di non consentire la realizzazione di siti nucleari in Sardegna. Non è carino presentare mozioni versus il Governo nazionale amico il cui ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha recentemente sfidato le Regioni "riottose"a vincere la partita davanti alla Consulta, essendo ferma convinzione del governo che l'energia atomica serva a difendere un «bene primario» dei cittadini.
Secondo il ministro, il potere sostitutivo del governo nei confronti delle regioni non è «solo legittimo, ma necessario». Eppure i profili di incostituzionalità contenuti nella cosiddetta Legge Sviluppo, imposta al parlamento col voto di fiducia, sono numerosi, a partire dall'art.117 della Costituzione, in base al quale le Regioni hanno un potere concorrente con lo Stato in materia energetica e quindi il Governo non può decidere da solo. In materia di diritto alla salute il Governo non può inoltre sostituirsi ai poteri delle Regioni con la costituzione dell'Agenzia per la sicurezza che non appare, allo stato, in grado di garantire alcunché.
Il dibattito e la successiva ratifica dell'ordine del giorno ha visto l'assenza, per impegni romani sicuramente importantissimi e improcrastinabili, del presidente della Regione Ugo Capellacci. Assenza stigmatizzata dal centrosinistra, che con la mozione presentata intendeva impegnare il governatore della Sardegna a vietare, sotto ogni forma, la costruzione di centrali nucleari e lo stoccaggio delle scorie.
Ugo Cappellacci era invece attivamente presente al convegno sul federalismo fiscale del 18 settembre scorso e il suo intervento è stato di particolare enfasi quando ha dichiarato: "Il tema oggi in discussione è pertanto da noi Sardi molto sentito perché attiene alla nostra stessa essenza di Regione a Statuto speciale e perché diventa l'occasione per rilanciare e attualizzare in chiave moderna i principi autonomistici che già dal 1948 caratterizzano il nostro Statuto espressione della nostra identità di popolo e delle nostre peculiarità economiche, sociali e culturali" e ancora "Occorre che vi sia un processo di ampia partecipazione e consapevolezza di tutto il Popolo sardo per trasformare le opportunità normative in un reale processo di cambiamento ed innalzamento delle nostre condizioni di benessere e qualità della vita"
Principi autonomistici, identità, specialità, peculiarità economiche, sociali e culturali, partecipazione del popolo sardo al processo di innalzamento delle condizioni di benessere? Come non concordare con questi nobilissimi intendimenti che si vorrebbe diventassero dei proponimenti operativi? Cominci il governatore Cappellacci a non brillare per le assenze in consiglio regionale quando la discussione attiene a temi vitali per l'isola e impugni, nell'interesse della Sardegna autonomistica, la legge 99/09 presso la Corte Costituzionale.
Lo faccia per i sardi, dimostri che non è d?accordo con questo Governo che chiacchiera e fa chiacchierare di federalismo mentre si attrezza per accentrare d?autorità anche quei poteri che la Costituzione attribuisce alle regioni.