di Carlo Dore | tutti gli articoli dell'autore
Il 9 luglio, con la definitiva approvazione, da parte del Senato, del disegno di legge sullo "sviluppo e internazionalizzazione delle imprese e in materia di energia" (ennesimo minestrone legislativo, di ben 64 articoli, propinatoci dalla maggioranza che governa il Paese), è tornato ad aleggiare sinistro, sull'Italia e, soprattutto, sulla Sardegna, l'incubo del nucleare.
Infatti, tenuto conto che, grazie al patto, assai discutibile, del febbraio scorso fra Berlusconi e Sarkosy, l'Italia si è impegnata realizzare sul territorio nazionale diverse centrali, per la produzione di energia nucleare, di terza generazione, che dovrebbero coprire il 25% del fabbisogno nazionale, e considerato che ? date le caratteristiche geologiche, geofisiche e demografiche dell'Italia - i siti più idonei alla localizzazione delle centrali e dei depositi delle scorie erano stati da tempo prevalentemente individuati sul territorio della Sardegna, c'è poco da stare allegri.
Anche perché Berlusconi, dopo aver abbindolato e ipnotizzato i sardi con le sue mirabolanti promesse sciorinate in campagna elettorale, una volta impossessatosi della nostra povera isola, ha regolarmente tradito gli impegni assunti. Ed anche perché il proconsole Cappellacci, se anche realmente lo volesse, non sarebbe certo in grado di contrastare le decisioni del "caimano" di Arcore. Il quale certamente ha riso, e continuerà a ridere, a crepapelle di fronte ai fieri propositi di Cappellacci di "incatenarsi" o, addirittura, di "immolarsi" in difesa della Sardegna pur di evitare lo sbarco del nucleare nella nostra isola (anche per evitare di essere abbandonato dai due mori Giacomo Sanna e Paolo Maninchedda, il che rappresenterebbe una?catastrofe).
E', quindi, necessario che, non soltanto stiano "in campana" gli abitanti di Pula, Orosei, Lanusei e Barisardo, zone candidate ad esser scelte per la localizzazione delle centrali, o quelli delle arre dove esistono profonde cavità naturali o miniere dimesse, luoghi ideali per lo stoccaggio delle micidiali scorie nucleari, ma che l'intera Sardegna si prepari a reagire alle più che probabili prevaricazioni, con la determinazione che ebbe a mostrare nel 2003, quando il cavaliere di Arcore, sempre lui, avendo deciso di smantellare le vecchie centrali di Garigliano, Trino Vercellese, Caorso e Latina, con un vero e proprio colpo di mano, attribuì al generale Carlo Jan, presidente della SOGIN, i pieni poteri, derogando a ben 18 provvedimenti di legge in materia di tutela ambientale.
Subdolamente, nel provvedimento, non si faceva menzione dei siti per lo stoccaggio delle scorie nucleari, rientrando la loro individuazione fra i poteri dell'ineffabile generale, ma tutti compresero da una serie di indizi, gravi, precisi e concordanti, che il territorio prescelto si trovava in Sardegna. E la Sardegna reagì con estrema energia e determinazione. Fu una sollevazione generale, che unì tutti i sardi, da La Maddalena a Villasimius, da Orosei al Sinis.
E' ancora impressa, nella mente di molti di noi, la manifestazione sulla terrazza del bastione di S. Remy di Cagliari, simbolicamente guidata dal grande Mario Melis. Ma, soprattutto, si seguirono tutte le strade possibili, in sede politica, sindacale e giudiziaria. Sì, anche giudiziaria ( per chi può avere interesse si allega il testo del ricorso al Capo dello Stato, redatto da chi scrive, all'epoca Consigliere regionale a nome proprio e di altri cinque Consiglieri, fra i quali Gian Mario Selis e Gianvalerio Sanna; ricorso che,senza falsa modestia, contribuì a far revocare il provvedimento).
Ora ci risiamo. Non basta che la Sardegna sia energeticamente autosufficiente e non abbia, quindi, necessità di alcun apporto dell'energia nucleare che si intende produrre. Non basta che la Sardegna abbia una parte consistente del proprio territorio compromesso dalle devastanti servitù militari.
Le si vuole imporre una nuova servitù ancora più gravosa e, soprattutto, di estrema pericolosità per i
beni, costituzionalemente protetti, della salute e della stessa integrità della vita.
E' una battaglia di cui Sardegna Democratica si sta facendo carico proseguendo le coraggiose battaglie condotte da Renato Soru nei quasi cinque anni in cui ha coraggiosamente guidato la Sardegna.
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