Galsi: opportunità irripetibile

di Egidio Addis | tutti gli articoli dell'autore

Galsi cartina

Con Enrico Mattei alla guida dell’Eni, l’Italia produceva nel 1964 circa 7 miliardi di metri cubi anno di gas con una rete di metanodotti di 6000 Km. Era prima in Europa e terza nel mondo dopo USA e URSS. Vantava un primato europeo per l’innovazione tecnologica, avendo messo a punto il metodo geofisico della sismica a riflessione per la ricerca di giacimenti nel sottosuolo. Una vera rivoluzione che aveva portato l’Italia alla ribalta mondiale. La Sardegna, mai coinvolta nel processo, si trova ancora in una condizione di emarginazione per le scelte operate dalle sue classi dirigenti e fatte passare come priorità.

Con il progetto GALSI viene offerta alla Sardegna un’infrastruttura fondamentale per partecipare alla distribuzione e alla diversificazione delle risorse energetiche al pari di altre regioni d’Europa. Si tratta di un’eccezionale opportunità di relazioni e reciproci vantaggi con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo. L’Algeria è di fronte a noi, con una lunga tradizione di scambi e di collaborazioni con l’Italia. Conosco l’Algeria e il deserto del Sahara, avendoci lavorato per la realizzazione di impianti industriali nel settore dell’energia, e so quanto sia forte la spinta algerina nel voler intensificare i rapporti con i paesi europei e con l’Italia in particolare.

Ha ragione Jeremy Rifkin; i regimi energetici determinano la forma e la natura delle civiltà! La Sardegna è in ritardo anche sul piano concettuale. Non ha ancora realizzato che questo è il secolo della terza rivoluzione industriale (TRI) e che il potere energetico “è destinato a passare a milioni di piccoli auto-produttori che scambieranno in ambito collettivo l’infoenergia”. Si utilizzerà la rete Internet anche per scambiare con i vicini la produzione elettrica.

La valutazione di alcuni sardi sul GALSI è viziata da pregiudizi per l’assenza di una corretta informazione e per la strumentalizzazione di gruppi che si appellano ad un mal interpretato indipendentismo con argomentazioni pretestuose sul rischio di nuove colonizzazioni. La battaglia dovrebbe vedere tutti impegnati contro il ritardo nell’attuazione dei programmi e con le comunità locali impegnate per avere risposte. Siamo di fronte all’improcrastinabile esigenza di rispettare le indicazioni di Kyoto per non andare incontro alla catastrofe climatica per l’innalzamento della temperatura. Il metano ha un alto potere calorifico, basse emissioni di anidride carbonica e non produce polveri in fase di combustione.

Con il GALSI transiteranno circa 8 miliardi di metri cubi di metano, parte dei quali da utilizzare in Sardegna per usi civili e industriali. Ipotizzate le riconversioni a gas delle centrali di Ottana e Fiumesanto. Previsto l’abbattimento del 14% di CO2, corrispondente a 2,5 milioni di tonnellate. La pipeline che attraverserà la Sardegna sarà lunga circa 280 Km e si aggiungerà ai 30.000 della rete nella penisola. Il metano arriverà in Sardegna dopo essere stato raffinato in Algeria, dove viene estratto dal sottosuolo con una percentuale sensibile di H2S (acido solfidrico), che viene recuperato sotto forma di zolfo.

Ciò che deve interessare cittadini e amministratori pubblici attiene alla compatibilità del progetto con la sicurezza e con la tutela dell’ambiente. In materia tutti gli standard sono internazionali e vengono rispettati in ogni parte del mondo. Non si capirebbe quindi perché in Sardegna questo rispetto non debba essere garantito. L’isola è dotata di un piano energetico ambientale, il PEAR, e sarebbe opportuno che venga in esso recepito il regolamento europeo CE N°1221/2009 e garantito il certificato EMAS (Eco Management and Audit scheme).

Il progetto Galsi è stato una conquista in termini energetici e se vogliamo “sovranisti” con un decisivo contributo del governo Prodi e della giunta Soru. La giunta Cappellacci in questi tre anni si è distinta per l’assoluta inattività nel promuovere l’avvicinamento delle imprese sarde al progetto; nel non dare nessuna informazione a cittadini e amministrazioni comunali sullo stato dell’arte del progetto GALSI.

Cappellacci in questo modo attua un’ulteriore servitù energetica perché contemporaneamente consente a soggetti imprenditoriali esterni all’isola di occupare estese superfici a vocazione agricola per sviluppare il business delle energie rinnovabili ad alto impatto paesaggistico e ambientale.

Battersi per l’immediata attuazione del GALSI rappresenta un concreto superamento dell’emarginazione e discriminazione dell’economia sarda dai progressi energetici. Occorre far presto e bene, prima che la crisi economica e l’insipienza degli amministratori regionali esproprino la Sardegna di un’irripetibile opportunità. Non cadiamo in uno dei tanti auto colonialismi che caratterizzano questa ultima fase della storia sarda.
 





17/12/2011
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