di Raffaele Deidda | tutti gli articoli dell'autore
Difficile dimenticare l’ex sindaco di Iglesias ed ex presidente della Regione in marcia per i paesi della Sardegna. In abito scuro di vellutino e scarpe bianche da tennis nel febbraio 2004, presentò la sua candidatura a presidente della Regione e propose il suo progetto politico che si sostanziava nel “ponte passerella” per la conquista dell’Autonomia speciale dallo Stato e dall’Europa. Lo spunto, autorevolissimo, gli era stato dato da un’iniziativa di Emilio Lussu che aveva presentato una petizione al Governo per realizzare un’infrastruttura per collegare due valli del Gerrei. Pur sostenuto anche dal proprietario del Cagliari Massimo Cellino (oggi nell’occhio del ciclone per la sponsorizzazione del Cagliari da parte della Tirrenia), alle elezioni regionali del 12-13 giugno 2004 Pili uscì sconfitto al primo turno con il 40,50% dei voti contro il 50,10% di Renato Soru.
L’abbiamo poi rivisto, con lo stesso abbigliamento, nel novembre 2011 durante la marcia per il metanodotto GALSI da Porto Botte per 272 km. Quelli del progetto. Per il deputato del PDL Mauro Pili, che nel 2003 da Presidente della Regione aveva dato avvio alla costituzione della società Galsi firmando l’accordo con il governo algerino, la marcia era finalizzata a sconfiggere la “politica dei No, le ideologie sciocche e anacronistiche di chi vorrebbe spacciare il metanodotto per una servitù.” Nonostante la passione podistica di Pili, il GALSI ha subito un brusco stop per la riconsiderazione dei propri interessi della società algerina Sonatrach, che avrebbe sviluppato accordi con i massimi produttori internazionali di gas. Altro che ideologie localistiche “sciocche e anacronistiche”!
Pili, per ragioni contingenti, non ha marciato fino a Marte per sostenere il progetto Cosmic, nato dalla collaborazione dell’Università di Cagliari con l’Agenzia Spaziale Italiana per estrarre ossigeno, acqua e azoto dall’ambiente lunare o marziano. Ad inizio 2012 ha però presentato una richiesta al Governo perché sostenesse economicamente il progetto di costruzione di case per gli astronauti su Marte, capaci di proteggerli da meteoriti e da raggi cosmici. “In un periodo drammatico sul piano sociale ed economico dobbiamo esser lungimiranti e aprire nuovi orizzonti di ricerca e crescita [..] una casa su Marte con il marchio della nostra isola può rappresentare per l’Italia e per la regione una grande occasione di sviluppo” ecco il commento dell’uomo politico.
Lasciando agli scienziati il compito di illustrare la fattibilità del progetto desta perplessità l’aspetto temporale del progetto. In quale era, la casa su Marte potrà rappresentare l’occasione di sviluppo per la Sardegna? Nell’immediato ci sono stati l’ironia ed i cachinni esplosi nel web nei confronti del mancato Forrest Gump spaziale.. Mauro Pili ha preferito calarsi dallo spazio siderale alle profondità della terra della Carbosulcis a quota meno 407 metri. "Rimarrò con i minatori sino a quando l’ufficio di presidenza della Camera non comunicherà la data di convocazione della commissione industria", dixit con la sua consueta risolutezza. Questa volta, però, non si fatto “fregare” da azzardati cazzeggi politici come nel caso del progetto Cosmic.
Nei quotidiani sardi si è infatti letto: “Prima di scendere ha indossato il vestito del minatore: scarponi dotati di rinforzi anteriori per salvaguardare le gambe dagli urti, calzettoni di lana, maglietta e tuta di cotone, un elmetto di plastica munito di cuffie contro i rumori, una lampada alimentata da batterie elettriche, un largo cinturone, la mascherina anti-polveri, un paio di occhiali protettivi, i guanti e soprattutto l’autorespiratore Savox quello che può salvare la vita in caso di pericolo”.
Minatore fra i minatori! Marziano non su Marte ma sotto terra! Non uomo delle istituzioni ma capopopolo a far finta di difendere una miniera la cui storia è travagliata dal fallimento di una impresa economica basata sul carbone. Una miniera che affida la propria sopravvivenza al progetto di cattura e stoccaggio della CO2, nei confronti del quale l’UE ha perplessità e richiede chiarimenti sulla sua realizzabilità.Intanto Pili sta lì giù, a sostenere che la responsabilità della situazione della Carbosulcis è del governo Monti, in carica da meno di un anno. Non dice che le sperimentazioni sullo stoccaggio dell'anidride carbonica non sono state portate a conclusione nonostante siano stati spesi parecchi milioni di euro e che la gestione della Carbosulcis è stata caratterizzata da vergognose lottizzazioni politico-clientelari operate dal suo partito, il Pdl, come il caso Lorefice ha dimostrato, e non da competenze capaci di trasformare una miniera “politica” in una realtà produttiva che si autolegittima con l’efficienza, l’efficacia e l’economicità delle sue produzioni.
I minatori della Carbosulcis si dicono “pronti a fare i matti” mentre occupano le gallerie di Nuraxi Fugus con 690 chili di esplosivo. Con loro c’è Mauro Pili, è anche lui pronto a fare il matto? Dopo averlo visto più volte nella veste di Forrest Gump, in versione Dynamite Camp ci mancava.