Vive la diversité. Vive la visibilité!

di Alessandro Mongili | tutti gli articoli dell'autore

gay

Sabato scorso, a Sassari, il MOS (Movimento Omosessuale Sardo) ha indetto un Sassari Pride chiamandolo "Diritti al cuore". Sabato prossimo, 30 giugno, al Poetto di Cagliari, un altro Pride ha scelto come proprio slogan quello bellissimo e ottocentesco di Peppinu Mereu, "Lìberos, respetados, uguales".

Che cosa sta succedendo in Sardegna, nella stessa Sardegna dei voti notturni pro indennitate, delle sabbie mobili della politica istituzionale e della decadenza partitocratica? Succede che la politica non la fanno solo le istituzioni e non si fa solamente nelle istituzioni. In Sardegna, e nella tradizione della sinistra, esiste un certo amore viscerale per la politica istituzionale. Sembra di essere nel Settecento, quando tutto accadeva a corte. Negli Stati moderni, invece, la politica tocca e promana dalle vite delle persone, e questo anche fuori dal processo democratico formalizzato nelle elezioni e in altri momenti simili. E' pervasiva ma anche molto fragile, difficile, soprattutto se ci si illude che tutto accada in luoghi separati in cui, in mezzo a cerimonie, il potere si rappresenta. E rappresenta la propria impotenza. Poiché spesso non capisce che, per articolarsi, ogni politica ha bisogno che nei mille luoghi della vita sociale essa sia applicata e agita da persone concrete nelle loro attività ordinarie, diversamente da quanto accadeva negli Stati assolutisti o di ancien régime.

Eppure, l'innovazione è spesso prodotta dai movimenti e dalle loro incredibili conseguenze inattese, cioè non previste né prevedibili al loro sorgere, più che dalle politiche dei governi e delle classi dirigenti. Sono energia pura per il mutamento, e i loro vantaggi sono assai maggiori dei loro pericoli. Chi avrebbe potuto prevedere che lo "spirito del capitalismo", e che la figura dell'imprenditore moderno, nascessero all'interno del calvinismo e dei gruppi puritani inglesi in base alla determinazione di un'etica particolare al loro interno? Eppure, Max Weber l'ha dimostrato. E chi poteva prevedere che dalla controcultura californiana nascesse la cybercultura, che lo spirito alternativo e fricchettone generasse Steve Jobs? Eppure, Fred Turner ha ricostruito questa vicenda non meno sorprendente dell'origine militare di Internet. E pochi sanno che il grande matematico gay Alan Turing è all'origine dell'informatica e dello stesso computer, anche se venne costretto a suicidarsi addentando una mela imbevuta di cianuro di potassio, come nella fiaba, a causa delle persecuzioni che ancora negli anni '50 venivano inflitte ai “sodomiti” dalle leggi britanniche. Lui, che grazie al suo genio crittografico diede un contributo essenziale alla lotta contro il nazismo e alla vittoria alleata. Chissà quali altri contributi avrebbe potuto offrire alla tecnoscienza in una società più aperta, lui, come tante persone costrette a mascherarsi e a fuggire a causa di tanti stupidi stigmi!

In Italia, e in Sardegna, i movimenti fanno paura come ogni atteggiamento non conformista, e addirittura esiste il termine "movimentismo", assai dispregiativo. Il movimento omosessuale ha vissuto anni molto duri da noi. Pubblicamente, lo stigma e l'insulto viene ripetuto sui media. Le aggressioni omofobe si moltiplicano. Del riconoscimento anche minimale di uno status per le coppie lgbt neanche si parla. Un unicum in Occidente. Eppure, o forse proprio per questo, le sue componenti sembrano più forti. Inascoltate dai politici, attraverso anche le culture pop e il social networking, aumentano il loro consenso, soprattutto presso i giovani, in analogia con altri movimenti assai diversi fra di loro, come il grillismo o l'indipendentismo in Sardegna.

Bene hanno fatto gli attivisti del MOS (Movimento omosessuale sardo, basato soprattutto nel Sassarese) a richiamare i "diritti al cuore". Contrariamente a quello che pensano molti castosauri, anche di recente acquisizione, l'agenda non la detta D'Alema, ma qualche soggetto, anche collettivo, meno spocchioso ma più autorevole. Per esempio la coscienza collettiva, o le dinamiche sociali. E queste ci dicono che in un mondo in cui la politica governa le vite di chiunque, chiunque politicizza la propria vita. Per cui va bene occuparsi di spread e del mercato del lavoro, ma andrebbe meglio occuparsi di chi fa lo spread e di chi compone quello che con impropria metafora chiamano "mercato del lavoro". Cioè delle dinamiche sociali che fanno anche l'economia, che non può più essere dogmaticamente intesa come ambito separato regolato da meccanismi neutri, a seguire la critica che da tante fonti autorevoli arriva al modello liberista, che peraltro appare in crisi. Una società che riconosce i diritti di eguaglianza è una società che produce anche meglio, e il rapporto fra le due cose è ricorsivo, per cui il risanamento e la crescita non possono negare i diritti solo perché ci si vuole alleare con l'UDC alle prossime elezioni.

E bene ha fatto anche il gruppo cagliaritano che ha organizzato il primo Pride della capitale sarda a usare il sardo nel suo manifesto, forse seguendo l'intelligente provocazione di Giuseppe Coròngiu su questo stesso sito. Infatti, il campo dei diritti non è restringibile a uno solo, e nella società sono molti i fenomeni colpiti dallo stigma dell'invisibilità, cioè del carattere "vergognoso" del loro apparire in pubblico. È stato un atto di generosità degli attivisti lgbt cagliaritani che deve essere sottolineato e riconosciuto. Si andrà avanti tutti assieme, in questo campo.

Di sicuro, la condizione lgbt è oggi una delle peggiori, in quanto a una preferenza sessuale e affettiva viene associata una visione sminuente e insultante delle persone nella loro interezza, ricondotte ai margini e obbligate a nascondersi, o magari a sposarsi per coprire il tutto. Oppure a interpretare la maschera grottesca e oggetto di scherno che tutti conosciamo. Però, ve ne sono altri, come la lingua sarda e il suo uso in ogni ambito di attività, competenza ancora oggi schernita e sostanzialmente tenuta fuori dagli ambiti della rispettabilità, senza dimenticare la disabilità, la povertà e molte malattie, soprattutto croniche.

Il campo dell'invisibilità sociale obbligatoria è vasto, per cui la coraggiosa mobilitazione del movimento lgbt sardo fa ben sperare che anche altri movimenti, invece che perdere tempo dietro improduttive anticamere politiche-burocratiche, capiscano che la loro forza risiede nella mobilitazione, e nel coraggio individuale di assumere la propria diversità, e di manifestarla. Il movimento lgbt in Occidente ha scritto ormai pagine gloriose, di grande coraggio individuale e collettivo, e forse più di tanti altri movimenti ha inciso nelle politiche e nella lotta contro ogni forma di discriminazione. Il suo sorgere in Sardegna è un bellissimo segno. Un segno di speranza per tutti*.





28/06/2012
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