Un pallettone che parla

di Redazione | tutti gli articoli dell'autore

Alghero

Hanno sparato ad Alguer.it, quotidiano on-line seguito in tutta la Sardegna. Nella notte tra martedì e mercoledì un colpo sparato da un fucile ha attraversato tutta la redazione del giornale. Solo l’ora notturna ha evitato che ci fossero vittime. Per il momento non si hanno notizie su autore e movente. C’è da sperare che sia un folle, in modo da addebitare l’atto al caldo di questi giorni. Negli anni scorsi attentati simili si sono verificati contro pubblici amministratori, impiegati di uffici tecnici comunali. Solo per circostanze fortuite non si sono avuti ferimenti o peggio uccisioni. Le ragioni di gran parte di quegli attentati è da attribuirsi alla gestione del territorio. Urbanizzazioni contestate e disprezzo della legalità. E’ la prima volta, però, che viene coinvolta la redazione di un giornale.

Alguer.it non si nasconde, ha posizioni di centrosinistra, sulle sue pagine si è scritto sui pericoli che corrono l’ambiente e le spiagge della cittadina catalana oggetto di attenzioni speculative. Ancora una volta è l’uso del territorio il luogo di contrasto che può sfociare in atti violenti. In Sardegna fatti simili hanno una storia lunga. Fin dalla Legge delle Chiudende, quando i ceti egemoni si impossessarono dei pascoli, sottraendo alle comunità, talvolta anche sorgenti e strade. Oggi è il cemento. L’idea che le campagne e i luoghi di pregio debbano essere “valorizzati” con costruzioni, e privatizzazione del Bene Comune. Quel pallettone parla di un modello di sviluppo che deve essere imposto. Costi quel che costi. La fine dell’industrializzazione ha lasciato in certa classe dirigente dell’isola un enorme vuoto progettuale. L’unica risposta è stata la distruzione del territorio.

Costruire abitazioni che non si sa a chi oggi si potrebbero vendere. Non basta evidentemente la bolla immobiliare americana, irlandese e spagnola che sono, insieme ai trucchi finanziari, le fondamenta della crisi attuale. L’unica idea possibile è l’edilizia. L’unica idea possibile è lo spreco di risorse che saranno perse per sempre. Ancora oggi la Regione annuncia modifiche al PPR voluto dal governo di centrosinistra. In un giornale si scrive di atti che consentiranno il “superamento delle rigidità di Soru.” Ora è chiaro perché quell’esperienza di governo è caduta. E’ caduta per non aver voluto permettere un modello di sviluppo inattuale, da paese colonizzato che vende il suo territorio.

Lo stesso giorno la notizia che in Sardegna sono sbarcati fumi di acciaieria contaminati dal Cesio 137. Una Sardegna destinata ad essere discarica, luogo di esercitazioni militari contaminanti, spazio per fotovoltaico ed eolico di rapina, campi da golf e marine edificate con ville ed hotel di lusso. Come tutto questo possa essere compatibile è un mistero. E’ chiaro che sono iniziative contraddittorie, che i turisti del lusso vorrebbero anche luoghi sani. Quel che si può leggere è che l’assenza di una qualsiasi idea di futuro porta ad un tutto e subito gestito da gruppi in concorrenza o accordo; a secondo delle circostanze. Il primo che ha una idea la propone e se ha i rapporti giusti gli viene persino accolta.

Può la nostra terra, il futuro delle nuove generazioni e di quelle che verranno può essere sprecato così? Ancora una volta i Sardi possono cadere nel ricatto che l’unica possibilità di lavoro sia il sacrificio della loro ricchezza? I fatti poi stanno dimostrando che in queste attività il lavoro per i locali non c’è. Campi fotovoltaici, montati dai cinesi con prodotti loro, torri eoliche spagnole e tedesche montate da rumeni, così come il lavoro delle costruzioni è sempre in più in mano ad aziende non sarde con personale migrante.

Luigi Einaudi nel 1951 scriveva: "La lotta contro la distruzione del suolo italiano sarà dura e lunga, forse secolare. Ma è il massimo compito di oggi se si vuole salvare il suolo in cui vivono gli italiani."  Oggi la realtà è ben peggiore. Sessant’uno anni persi. In questa lotta tra  chi difende il Bene Comune e lo spreco, si è voluto colpire una voce libera. Sì è voluto intimidire chi informa. Siamo anche convinti che i giornalisti algheresi, una volta passato il comprensibile sconforto, continueranno nel loro lavoro senza paura di nessuno. Tutti noi che collaboriamo a questo sito ci sentiamo di Alguer.it, siamo vicini alla redazione.

S’atera a chent’annos! Come si augura in Sardegna a chi è vittima di un atto terribile.
 





28/06/2012
COMMENTA

Condividi su:

Condividi con facebook Condividi con twitter Condividi con myspace Condividi con google Condividi con delicious Condividi con digg Condividi con linkedin Condividi con reddit Condividi con oknotizie Condividi con technorati
I commenti dell'articolo [12]

Condividi su:

Condividi con facebook Condividi con twitter Condividi con myspace Condividi con google Condividi con delicious Condividi con digg Condividi con linkedin Condividi con reddit Condividi con oknotizie Condividi con technorati