Se l’Europa tradisce la promessa

di Nicolò Migheli | tutti gli articoli dell'autore

Nicolò Migheli

In queste ore angosciate sul destino della moneta comune, molti europei ripongono le proprie speranze nel neo presidente francese Hollande che forse non potrà allontanarsi molto dalle politiche economiche seguite da Merkozy fino ad oggi. Nonostante le dichiarazioni formali, l’idea che la Grecia possa uscire dall’Euro viene sempre più considerata possibile. Evento che potrebbe rappresentare la fine dell’Unione Europea e delle speranze che i cittadini hanno riposto in essa nell’ultimo mezzo secolo. Col risultato di farci riprecipitare in una spirale di egoismi nazionali, negando le ragioni per cui l’Unione è stata costituita. La posta in gioco è molto alta.

Il processo di unità sognato da Altiero Spinelli, fondato da Schuman, Adenauer e De Gasperi, si trasformerebbe, per essere ottimisti, in una sorta di area di libero scambio. I fondatori, tutti e tre nati in regioni di confine, condividevano l’essere cattolici e la cultura tedesca; l’esperienza di due conflitti sanguinosi, più guerre civili europee che conflitti internazionali. Una visione che ci ha portato, tra alti e bassi all’Europa di oggi, che si è nutrita di una promessa forte. Mai più guerre, la costruzione di uno spazio comune in cui i popoli d’Europa si riconoscano come fratelli. Cooperazione economica, culturale, civile e dei diritti. Un welfare forte, pur nelle diversità nazionali. Un modello segnato dall’economia sociale di mercato, contrapposto al liberismo anglosassone.

L’Unione Europea ha investito miliardi nello sviluppo delle aree deboli; ha garantito, pur con le storture, la sovranità alimentare. Anche noi siamo cambiati, ci percepiamo e ci definiamo come europei. Tutto ciò oggi è messo in dubbio. L’Euro più che fatto economico è stato atto politico. Fu la condizione perché si realizzasse l’unione della Germania. Alla caduta del Muro di Berlino, l’idea che la Germania unita si liberasse dalla condizione di “nano politico” era fortemente osteggiata non solo da Francia e Gran Bretagna, vincitrici della II GM, ma lo stesso Giulio Andreotti ebbe a dichiarare. “Amo così tanto la Germania da volerne due.” La riunificazione poteva esserci solo se veniva “controllata” la potenza continentale in nuce. Per contraccambio nacque la BCE, tedesca nei comportamenti: attenzione all’inflazione e al rigorismo monetario.

alto. L’errore più grande fu il fallimento della Costituzione Europea che poteva dare istituzioni politiche elette in grado di governare un continente vasto con culture e comportamenti differenti. Gli euroscettici, non solo di destra, basti ricordare la polemica dei socialisti francesi contro i plombier polacchi, vinsero e l’Europa perse l’occasione storica; dando la stura a egoismi nazionali che vedono il ritorno di populismi xenofobi come in Grecia, Ungheria, Olanda, Austria e Itali
Una condizione nuova per paesi come l’Italia, abituati alle svalutazioni competitive ed ad una inflazione alta. Condizione che richiedeva e richiede un ripensamento del sistema produttivo, vissuto fino ad allora sul basso costo del lavoro e su di un debito pubblico a. La promessa contenuta nell’utopia dei fondatori sequestrata da un potere tecnocratico vittima e complice del partito dello spread, che agisce incontrollato. La stessa democrazia messa in dubbio.

E’ bastato che i socialisti francesi vincessero le elezioni presidenziali, che la signora Merkel perdesse le regionali in Renania-Westfalia, perché la finanza a cui tutto è permesso, facesse crollare le borse. In questo smarrimento sono in molti che in maniera incosciente vorrebbero che si abbandonasse l’Euro. Le conseguenze sul tenore di vita, sulle speranze dei cittadini europei sarebbero terribili. Si auspica l’Argentina senza ricordarsi che quel paese si è risollevato grazie alla vendita sui mercati internazionali di grandi quantità di materie prime. Cosa che né Grecia, Portogallo, Irlanda, Italia e Spagna potrebbero mai fare. E’ anche vero che di eccessivo rigore si può morire e a molti sta capitando.

Marc Augè in un suo libro sostiene che il nostro tempo è ormai governato dalla ipertrofia e dalla paura del presente. Ci hanno rubato il futuro anche nella capacità di immaginarlo. Lo stesso universalismo si è trasformato, per opera della finanza corsara, in globalismo ed economia delle multinazionali. Possiamo vivere senza una idea di futuro? Senza immaginare una condizione migliore per noi e per le generazioni che verranno? Certo che no. Ecco la vera differenza tra l’Europa pensata dai fondatori e quella di oggi. Il distacco tra gli Adenauer e la classe politica attuale è tutta qui. Eppure le risorse le abbiamo.

Mai come oggi in Europa c’è stata un grande deposito di conoscenze diffuse. Mai come oggi il sapere non è patrimonio di sole èlite. Da lì bisognerà ripartire. Dalla capacità di sogno e di utopia, da una politica che riscopra la centralità dell’uomo e del cittadino. Il partito della sinistra greca Syriza, questo propone. Dicono che sia antieuropeista, no, è solo l’attualizzazione del sogno dei padri fondatori. Quello che ha spinto i cittadini a votare sì all’adesione dei propri paesi all’Unione. Una grande riproposizione della promessa. Se ciò sarà impossibile si correrebbe il rischio del ritorno delle guerre civili europee. Non si dica che non capiterà. Anche la guerra in Jugoslavia era impensabile.



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17/05/2012
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