di Alessandro Mongili | tutti gli articoli dell'autore
La triste lapide monarchica su Palazzo Viceregio, sponsor la Provincia! Succede che uno si alzi al mattino del 14 agosto, nella brezza di Casteddu'e Susu, e decida di dare uno sguardo ai riti della Dormizione in Cattedrale, in sa Seu, e che lo sguardo gli cada su una lapide di marmo scadente, mai vista prima, e posta accanto alla lapide posta a memoria dell'Amministrazione delle Torri Costiere, a vero sfregio della facciata di Palazzo Viceregio, e la legga:
"Fra queste mura dove la fede e la devozione dei sardi verso la Dinastia Sabauda resero men triste l'esilio di Vittorio Emanuele Primo e della Sua reale famiglia il XIV novembre MDCCCXII nacque la venerabile Maria Cristina ad ingemmare di nuova gloria la Croce di Savoia. 14 dicembre 2005 - Copia dell'originale deposto nel 1912 per iniziativa dell'Unione Donne Cattoliche d'Italia. Amministrazione Provinciale di Cagliari - Istituto Nazionale Guardia d'Onore Reali Tombe del Pantheon - Delegazione di Cagliari".
La prima cosa a cui ho pensato sono le teste recise dei rivoluzionari angioyani lasciate decomporre pubblicamente per anni alle porte di Cagliari e di Sassari, dai Savoia e dai loro servi locali, a monito della voglia di democrazia e di libertà che i Sardi espressero in quegli anni. Poi penso agli undici martiri di Palabanda, artigiani di Stampace che il 30 ottobre 1812, lo stesso anno della nascita di questa Maria Cristina, vennero uccisi dagli oppressori sabaudi perché imputati di una congiura contro i Piemontesi, in piena restaurazione, anch'essi nostri fratelli nella lotta per la democrazia in questa Isola. E penso ai codini e ai loro amici, anche nella cosiddetta “sinistra” che governa qua e là, nell'indifferenza generale, con progetti sempre di corto respiro, magari attenta a lavarsi la macchina da sola, ma completamente immemore. Sinceramente, una grande pena per lo stato di inebetimento collettivo della mia gente e dei loro rappresentanti politici!
In questi mesi si assiste a una mobilitazione, giustissima a mio parere, a favore di un riequilibrio di genere della toponomastica, che il nostro sito ha spesso ripreso. Pochi mesi fa, su iniziativa di due consiglieri comunali, Marco Murgia e Enrico Lobina, Cagliari si è dotata di un nuovo regolamento toponomastico, che dovrebbe evitare la colonizzazione della toponomastica cittadina da parte di gruppi di amighixeddus e rispettosa verso la lingua dei sardi e le denominazioni tradizionali. C'è gente che storce il naso, senza capire che la cultura conta, la cultura conta sempre, in tutti i suoi aspetti, per determinare la sorte di una società come anche la nostra. Io invece credo che quello che hanno fatto Daniela Serra, Marco Murgia e Enrico Lobina sia un'ottima cosa, e importante.
Infatti, troppo spesso ci si dimentica che l'ambiente grafico è parte importante dell'ambiente in cui viviamo. Ha un aspetto simbolico, ovviamente, e nel nostro caso è quasi intollerabile fisicamente il richiamo alla genealogia della dominazione e della tzerachia dei sardi. Ma qui si tratta di simboli completi, di simboli concreti, che agiscono nel nostro quotidiano, nella nostra vita. Nel mondo in cui viviamo, tutto è mediato da testi, e la fragilità delle epigrafi tradizionali, che in pochi intendevano, oggi è minore. Infatti, tutti leggono, e intendono, e molti capiscono che osannare i Savoia e i loro tristi epigoni, così come festeggiare la Repubblica Sociale, non è più accettabile.
Le moderne epigrafi entrano in un ambiente grafico più complesso, formato da denominazioni di strade, dagli stessi graffiti, dalla pubblicità, dalle insegne. Esse hanno però un ruolo diverso, in quanto prodotte dalle amministrazioni, soprattutto se apposte su edifici pubblici. Rientrano in un insieme di riferimenti grafici che descrivono gli spazi che viviamo, e rispetto ai quali organizziamo i nostri percorsi, le nostre personali mappature dei luoghi, ma ci suggeriscono anche una gerarchia, politica e culturale, ci educano alla subalternità. Mettere in risalto un'oscura Savoia e mai altri, dedicare a Cagliari una piazzetta a Mafalda di Savoia e nessuno spazio pubblico ad Anna Frank, alle vittime (anche sarde) delle Fosse Ardeatine o dei terribili bombardamenti anglo-americani della nostra capitale nel 1943, oppure ai “piciocus de crobi” o alle “tabacheras” cagliaritane, ebbene, tutto questo non costituisce un'operazione neutrale. Anche questo contribuisce a sminuirci come sardi, come cittadini e cittadine, a favore sempre di re e regine, di nascite pseudo-importanti, parentele, legami fra “amighixeddus”.
Colonizzare gli edifici pubblici per esaltare e monumentalizzare personaggi di dubbia fama solo in quanto legati alla dinastia sabauda, è per molti, e per la Costituzione repubblicana stessa, un insulto e uno sfregio. Penso che sia dovere di ogni democratico, di ogni Sardo legato al destino della propria terra, di ogni laico, chiedere l'immediata rimozione di questa triste lapide che sfregia la facciata del Palazzo Viceregio e ci offende come persone, e come popolo.