Il vocabolario di Ugo Splendido Cappellacci

di Filippo Sanna | tutti gli articoli dell'autore

povertà

C’è qualcosa di nuovo anzi di antico sotto il cielo di Sardegna e di Splendido. Per i pochi ignari, Splendido è il personaggio dei Lapola che fa il verso al politico fatuo e retorico che s’imbuca ovunque e straparla, come un tribuno, per coprire la sua incapacità, copiando a manca e a destra. Dategli un microfono e lui a manetta con filastrocche fino all’abbiocco. A tratti sembra Ketty Manca, altra icona dei comici cagliaritani.

Ugo Cappellacci è migliore di Splendido. Un vero guitto. Ridente e imbolsito, ha preso di recente l’abbrivio anche di un lessico a lui ignoto fino ad ieri. Lo utilizza con frequenza ogni volta – ormai tantissime- i media regionali, spudoratamente accondiscendenti, gli danno occasione di esternare, senza contraddittorio, iperboli per mascherare il bluff suo e delle sue giunte. Oggi imperversa con il faccione ammiccante e con la camicia sbottonata – tipo il ragazzo col ciuffo che fu assessore all’agricoltura - invitandoci a votare per i Referendum. Il Coordinamento referendario dovrebbe fargli causa perché il presidente si sta impadronendo di una battaglia trasformandola in una spregiudicata campagna elettorale preventiva. Noi cittadini dovremo rivolgerci agli organi amministrativi per tanto spreco e per la disinvoltura con cui abusa delle istituzioni!

Il lessico usato ovunque da Spendido Cappellacci è, a suo modo, accattivante. Colpiscono parole, metafore, silenzi, pause. Riportano alla memoria modalità usate prima di lui che il suo cerchio magico (ricordate quei lucrosi contratti?) cercano di occultare, complici i media amici in cambio di pubblicità ed altre regalie. Tanto è forte la voglia di occultare le azioni della precedente giunta di centrosinistra da far sparire files dai siti della Regione e della Sardina Digital Library, archivi istituzionali che la disastrosa amministrazione di centrodestra manipola, tentando di oscurare con i documenti le buone prassi.

Non prima però, evidentemente, di aver salvato gli stessi files ad uso di Spendido Cappellacci e del suo cerchio magico di stuggiati in presidenza. Da dove attingerebbero altrimenti ventriloqui e portavoce strapagati per confezionare “restituire centralità ai diritti del popolo sardo” o gli anatemi contro gli oligopoli che hanno lucrato sulla condizione di insularità dei sardi, favoriti dall’accondiscendenza di una classe politica servile, fatta di signorotti “abituati a vedersi infeudata l’isola senza alcuna sostanziale reazione” (sic!). Per dirla nel vernacolo del governatore: Paridi bell’e berus! Ma non ne avevamo già spesato uno chiamato “copia/incolla”?

Le frasi con cui Spendido Cappellacci maschera il fare niente o meglio il fare danno sono infatti quelle di qualcun altro! Pedagogia berlusconiana: effetto a specchio con l’avversario ed ecco che credi e fai credere di essere lui. Un vero piazzista. Il clone di Berlusconi che dice di altre classi politiche accondiscendenti, di signorotti usi all’infeudamento, di tutela della centralità dei diritti dei sardi, non ha prezzo. Per tutto il resto ci sono le carte di credito, anzi le credenziali che Spendido Cappellacci vorrebbe avere ma che non ha. Non può. Per quanti sforzi faccia per rifarsi e mettere in mostra una nuova verginità, è il governatore più infeudato di sempre, il più gregario nei confronti di pseudo - imprenditori oligopolisti indagati e condannati per gravi reati, il più prono quando Berlusconi ha ucciso la “centralità dei diritti del popolo sardo” depredandolo di risorse e di dignità.

Quel lessico, quel linguaggio, non appartengono a Ugo Cappellacci. Sono un plagio, un saccheggio di narrazioni altrui. E’ solo patetico quando si erge a strenuo difensore della sardità e dei diritti dei sardi o a paladino dei nostri valori identitari. Lui, che ha derivato la sua identità politica dalla frequentazione delle ville berlusconiane fin dai tempi del liceo. Il filone dell’identità appare però prezioso e inesauribile per i consigliori del governatore. Sanno che significa toccare le corde più sensibili dell’animo dei sardi. E allora vai! Autodeterminazione, sovranità, indipendenza e addirittura secessione, ripetute compulsivamente come un refrain a fini mediatici senza aver contezza dei significati.

La recita ha luogo anche in consiglio regionale, appurata la presenza della stampa: ''Iniziamo non soltanto a pensare come popolo ma ad essere popolo. Iniziamo non soltanto a pensare da nazione ma ad essere nazione. Iniziamo non soltanto a parlare di unità ma ad essere uniti''. Per dare ancora più enfasi alla retorica, Spendido Cappellacci si è recentemente spinto fino a smentire indiscrezioni circolate (o fatte circolare) sulla sua possibile candidatura al Parlamento Europeo nel 2014 o al Senato. "Prima c'è la Sardegna e poi tutto il resto”, attribuendo la sua decisione ad una richiesta dei sardi che “si aspettano e meritano una politica meno preoccupata del proprio futuro e più attenta a quello dell'isola”. Per millanteria e balle ha superato Berlusconi.

I sardi coltiverebbero aspettative in merito alla permanenza di Cappellacci alla guida della Regione? Vedrebbero in lui il portatore di “una politica meno preoccupata del proprio futuro più attenta a quella dell’isola”? Allora spieghi quell’ultimo posto nella classifica di gradimento dei presidenti di Regione che sta cercando di scalare con mezzucci e cialtronate! I sardi esulterebbero, al contrario, se, in un impeto di consapevole dignità, rassegnasse le dimissioni per andare a fare altro.

Da politico ha solo arrecato danni che altri più capaci di lui, dovranno faticosamente riparare, riprendendo un processo interrotto senza retorica ed iperboli, con la schiena dritta e con il focus davvero sulla Sardegna, sulla soluzione dei suoi problemi e su azioni utili per il suo riscatto economico e sociale.





19/04/2012
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