di Matteo Arisci | tutti gli articoli dell'autore
Fermi tutti! La Sardegna è salva! Si, avete capito bene! Tutto ok, niente più crisi. Ripresa dell’economia. Rinascita della politica. Tutto questo grazie ad Andrea Prato che questo scorso sabato 25 Agosto ha lanciato il Quinto Moro, il suo movimento politico e un piano taumaturgico per la salvezza di tutti noi sardi. Quattro mori non bastavano, ne serviva un quinto ficcato in mezzo alla bandiera. Il Quinto Moro per il momento è lui (o forse è una lista in cui si riciclerà anche Cappellacci?).
Dopo aver fatto parte della giunta più vergognosa della storia della Regione Autonoma della Sardegna; dopo essere stato uno dei peggiori assessori all’Agricoltura di cui si abbia memoria (parola di agricoltori e pastori); dopo aver raccontato favolose baggianate tipo “i pastori sono come i carciofi” (duri e con le spine ma dal cuore tenero); dopo essere stato fatto fuori dalla giunta e riciclatosi in Sardegna Co.2 (sbattuto fuori anche da li); dopo aver scritto un libro, “Il Solco Pietrificato”, per testimoniare il suo amore per la Sardegna Prato ci riprova. Ecco le mosse decisive per le prossime elezioni.
Nel 2010 Prato ha fondato “I pratici” (complimenti per il nome fantasioso), un’associazione culturale ad uso e consumo dell’ex-Assessore. Stando a quando dice il sito l’associazione conta 30 sezioni aperte in tutta la Sardegna (ma solo 5 di esse con un responsabile effettivo), 420 iscritti e 2420 simpatizzanti. Scorrendo il sito de “I Pratici” è bizzarro notare che gli iscritti in ogni sezione dell’Associazione siano a cifra tonda. Per intenderci non ci sono mai 17, o 9 iscritti ma sempre 5, o 10, o 15... Insomma, verrebbe da sospettare che i numeri siano stati messi li un po’ a caso, quasi fossero fittizi.
Nella scorsa primavera Prato è stato tra i grandi promotori dei 10 referendum in Sardegna. Non vuole più le province, vuole abbassare gli stipendi dei consiglieri e ridurne il numero, vuole improvvisarsi anche lui sardista (ultimamente va tanto di moda) e, ci mancherebbe altro, è pronto a maledire la Casta, lui che ne è così estraneo. Per sostenere la causa “anti-politica” e lanciare i referendum, Prato ha fatto da regista e ha portato in tour la scorsa primavera uno spettacolo teatrale (definito “satirico”) dal titolo “l’Onorevole Sciupone” con protagonista Benito Urgu. Da allora infarcisce i suoi discorsi e i suoi articoli con la metafora dell’onorevole sciupone, fantomatico personaggio a cui addossare le colpe di tutti problemi dell’isola.
Dopo il successo dei referendum (che ad oggi, 3 mesi dopo, rimangono lettera morta) e dopo essersi speso tanto, Prato sembra aver immediatamente dimenticato il risultato referendario. Solo un misero post sul sito per rivendicare il risultato conseguito. Del resto era intento nel far nascere il movimento “Il Quinto Moro” che, immaginiamo, con ogni probabilità diverrà lista alle prossime elezioni. Oltre a Prato nell’iniziativa è partecipe anche Gavino Sanna autore del logo. Ormai il pubblicitario sardo ha pienamente sposato il revanscismo sardista e il populismo antipolitico. Se ricordate bene ci ha provato con lo slogan “Mandiamoli affanculo tutti, insieme” utilizzato durante le scorse comunali di Cagliari dai quattro dell’apocalisse dell’indipendentismo, Gavino Sale, Bustianu Cumpostu, Doddore Meloni e Claudia Zuncheddu.
L’arrivo del Quinto Moro è stato annunciato facendo sfilare per le città e per le strade sarde loghi pubblicitari su furgoni e camion. Ipotizziamo dunque, che la lista abbia risorse a sufficienza per “smuovere” le acque e tentare di giocare un ruolo attivo.
Alla conferenza stampa Prato è stato presentato come “tecnico” prestato alla politica (accipicchia!). Il Quinto Moro è “un soggetto politico per riempire un vuoto clamoroso nella nostra terra”. Ha poi spiegato che ci sono “Sette miliardi nelle casse della regione, siamo pieni di soldi, non riusciamo a spenderli” (dove sono nascosti? A Tuvixeddu?). Prato ha un programma, ma “non il solito zibaldone di 80 pagine” bensì solo 10 punti. A suo modo di vedere una ricetta in grado di salvare la Sardegna e farla rinascere. Fantastico, tutti i problemi della Sardegna sono riassumibili in 10 punti! Ci chiediamo perché mai Prato non abbia svelato prima a noi sardi i suoi miracolosi 10 punti. Perché mai ha aspettato così tanto a “scendere in campo”, cribbio! Anzi, perché non ha tentato di fare qualcosa mentre era assessore piuttosto che andare in America ad inscenare promozioni del formaggio sardo a spese dei contribuenti?
Per Prato servono idee nuove. Basta con i tentativi per migliorare l’istruzione. Basta fare faticose riforme. Basta con le infrastrutture. Basta con i tentativi per esportare eccellenze (visto che anche lui ha fallito nell’intento). Quelle, dice Prato, sono iniziative che danno frutti solo dopo alcune generazioni. Perché parole testuali di un suo videomessaggio dal balcone di casa sua al popolo sardo “Se uno è capra non può diventare canguro” (http://www.ipratici.it/index.php/blog/l-indiscreto/286-videomessaggio-la-nostra-ricetta-per-uscire-dalla-crisi).
E allora arrendiamoci a fare le capre e ad attuare il piano Prato. Più precisamente, dobbiamo seguire la nostra vocazione di capre da turismo. Dobbiamo, secondo lui, portare il mondo qua perché il turismo tutto l’anno ci aiuterebbe a rilanciarci. Il turismo farebbe il miracolo. Rilancerebbe i trasporti, creerebbe tanta ricchezza, abbatterebbe la burocrazia e i costi della politica (Wow! Ma veramente? E come, di grazia?).
Ma soprattutto il turismo aiuterebbe a rilanciare la cultura sarda (perché “il mondo si appassionerebbe alla nostra storia”). Un turismo destagionalizzato e più attento alle peculiarità sarebbe indubbiamente un toccasana ed è giusto che la politica si impegni a rilanciarlo. Ma attenzione, Prato ha l’idea di un’isola parco dei divertimenti dove i Sardi mostrano le loro meraviglie a ignari turisti. Come se la cultura fosse semplicemente qualcosa da raccontare e mostrare a un passante e non invece un qualcosa da difendere vivendola giorno per giorno. Quello che ha in mente Prato nel suo mirabolante piano taumaturgico non è cultura, ma folklore! La Sardegna trasformata in una specie di paesino tradizionale aperto alle visite di turisti incuriositi. Un luna park del folklore in mezzo al Mediterraneo.
Insomma Andrea Prato salverà la Sardegna, ma chi ci salverà da Andrea Prato?