Berlusconi caccia Fini dal partito
di l'Unità
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«Lasci la presidenza della Camera» Finiani deferiti ai probiviri
La rottura ormai è consumata. Definitiva. Inesorabile. Con la decisione dell'ufficio di presidenza del Pdl, che ha deferito al collegio dei probiviri i tre deputati finiani "dissidenti Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata, Berlusconi ha sferrato l'attacco finale al suo ex alleato e confondatore del suo partito. Sfiduciandolo duramente, oltretutto, nel suo ruolo di presidente della Camera: «Viene meno la fiducia nel suo ruolo di garanzia», si legge nel documento approvato.
A Votare no al documento sono stati Andrea Ronchi, Adolfo Urso e Pasquale Viepsoli, i tre componenti dell'ufficio di presidenza vicini all'ex leader di An.
L'Ufficio di Presidenza del Pdl, a fronte dei ''comportamenti incompatibili'' di Fini con i principi ispiratori del partito, sostiene che ''di conseguenza viene meno anche la fiducia del PdL nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni''. E' quanto si legge nella bozza del documento presentato all'ufficio di presidenza del Pdl.
L'Ufficio di Presidenza del Popolo della Libertà ha inoltre condiviso la decisione del Comitato di Coordinamento di deferire
ai Probiviri gli onorevoli Bocchino, Granata e Briguglio.
L'ufficio di presidenza del Pdl dedicato al 'caso' dei finiani è iniziato alle 8 di stasera. La riunione e' stata presieduta dal premier Silvio Berlusconi e all'incontro hanno partecipato i coordinatori del partito, i capigruppo di Camera e Senato, i ministri del Pdl, i presidenti di Regione oltre al sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Al termine dell'Ufficio di Presidenza, è Berlusconi in conferenza stampa a dare l'annuncio ufficiale: ''I coordinatori hanno svolto una relazione e hanno deciso di deferire ai probiviri gli onorevoli Briguglio, Granata e Bocchino, con la condivisione dell'ufficio di presidenza''. ''Lasciamo che siano membri del Parlamento ad assumere iniziative a riguardo''. Risponde cosi' il premier, Silvio Berlusconi, a chi gli chiede se a questo punto si debba chiedere un passo indietro di Fini dalla presidenza della Camera.
''Non credo proprio''. Cosi' Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa al termine dell'Ufficio di presidenza, ha risposto alla domanda se la rottura con i finiani potesse mettere a rischio la maggioranza di governo. 'C'e' stata un'altalena di numeri, ma non si poteva piu' restare in questa situazione'', aggiunge Silvio Berlusconi rispondendo ai giornalisti che gli chiedono indicazioni sul numero dei parlamentari finiani. ''Non c'e' nessun rischio'', ribadisce il presidente del Consiglio. "Abbiamo la maggioranza nel paese e il presidente del Consiglio gode di un consenso di oltre il 63%''.
''Abbiamo tutti ritenuto che il Pdl non potesse pagare il prezzo troppo alto di mostrarsi un partito diviso''. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi rispondendo in conferenza stampa a chi chiedeva se la nascita di gruppi finiani non si un prezzo troppo alta da pagare per la maggioranza. ''I tifosi si distaccano da una squadra se la vedono litigiosa, tanto piu' se i litigi avvengono in campo aperto. Trentatre' su trentasei membri dell'ufficio di presidenza hanno ritenuto che non si potesse piu' continuare in questa
situazione''. ''Questa decisione sara' assunta nella sede del governo ma per quanto mi riguarda non ho nessuna difficolta' a continuare una collaborazione con validi ministri. Risponde cosi' il premier Silvio Berlusconi, a chi gli chiede se dopo la rottura con Fini dovranno lasciare l'esecutivo i componenti vicini al presidente della Camera.
Immediata la reazione dell'opposizione. 'Fanno processi agli innocenti. Un singolare tribunale che mette sotto accusa gli innocenti''. Cosi' il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, commenta il deferimento dei tre deputati finiani ai probiviri, deciso nell'ufficio di presidenza del Pdl.
''Sembrava non potesse accadere niente visto i numeri che hanno ed invece la maggioranza e' esplosa. Staremo a vedere ma ci aspetta un autunno molto movimentato che noi dobbiamo movimentare ancora di piu'''. E' l'analisi che il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, fa in occasione dell'incontro con i deputati Democratici per il saluto prima della pausa estiva.
Cresce nel frattempo il numero di firme sotto la richiesta di costituire alla Camera un gruppo autonomo dal Pdl che faccia riferimento a Gianfranco Fini. Ai venti iscritti a Generazione Italia che hanno sottoscritto il modulo questa mattina si aggiungono le adesione dei finiani più moderati, non iscritti all'associazione di Italo Bocchino che, a quanto si apprende, hanno deciso di appoggiare la richiesta. Si tratta di Roberto Menia, Silvano Moffa, Gianfranco Paglia, Donato Lamorte, Alessandro Rubens, Adolfo Urso, Giulia Bongiorno, Andrea Ronchi, Giulia Cosenza, Giuseppe Angeli, Carmine Santo Patarino. Diventano quindi 31 i deputati pronti a seguire la strada del gruppo autonomo, anche se secondo alcune indiscrezioni le firme arriverebbero a 33. I primi venti a sottoscrivere la richiesta questa mattina sono stati Bocchino, Briguglio, Granata, Raisi, Barbareschi, Proietti, Divella, Buonfiglio, Barbaro, Siliquini, Perina, Angela Napoli, Bellotti, Di Biagio, Lo Presti, Scalia, Conte, Della Vedova, Urso e Tremaglia.
Il Pdl, dunque, è arrivato alla resa dei conti.
Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha incontrato nel corso della giornata diversi parlamentari che fanno riferimento alla sua area. A molti di loro, riferiscono diverse fonti, l'ex leader di An avrebbe assicurato che anche in caso di rottura determinata da sanzioni inflitte dal Pdl ad alcuni dei finiani, la linea non cambierebbe: restiamo fedeli al governo e al programma sottoscritto con gli elettori, avrebbe detto Fini.
Ma Berlusconi non è sulla stessa lunghezza d'onda. Anzi. Fosse per lui lo caccerebbe subito, starebbe ripetendo il premier ai suoi interlocutori già da ieri sera e ancora questa mattina: "Voglio Fini fuori dal partito, trovatemi il modo, l'importante è cacciarlo". Ed è infatti su questo che stanno ragionando in queste ore i dirigenti del Pdl. Accanto a un documento politico nel quale si sottolinea l'incompatibilità politica del Presidente della Camera e dei suoi uomini, potrebbero esserci anche dei provvedimenti disciplinari nei confronti dei suoi uomini. Il premier non gradisce mezze misure, per lui la strada giusta sarebbe quella dell'espulsione dei finiani o in ogni caso di un messaggio chiaro che non lasci spazio a fraintendimenti e sancisca la rottura anche dal punto di vista mediatico. Ma i dirigenti incontrati anche in queste ore gli avrebbero spiegato che, Statuto alla mano, si tratterebbe di una procedura lunga e complessa. Meglio forse, sarebbe stato il suggerimento, valutare l'opzione della sospensione, anche questa prevista dall'articolo 48 della carta delle regole del Pdl.
Come può pensare di chiedere di resettare tutto se due giorni fa aveva chiesto le dimissioni di Verdini e aveva coperto Granata?,avrebbe chiesto retoricamente Berlusconi ieri sera nel corso del vertice. Stamane poi, incontrando altri dirigenti alla Camera, avrebbe ribadito la volontà di "rompere" e di andare fino in fondo nella "guerra" con Fini.
Berlusconi avrebbe inoltre deciso di intervenire in Aula in Parlamento. Non più però a Montecitorio, sembra, bensì al Senato. Anche per evitare di trovarsi di fronte, spiegano, alla nutrita pattuglia di finiani che va componendosi a Montecitorio. L'intervento del premier sarebbe innanzitutto un duro attacco all'uso politico della giustizia.
Nel frattempo, Fini sta contando i suoi. Dopo una mattinata dedicata ad incontrare i deputati a lui vicini, il presidente della Camera ha visto anche i senatori. Intorno allora di pranzo si è svolta una riunione tra gli eletti a palazzo Madama vicini al Presidente della Camera, al termine della quale uno dei partecipanti ha assicurato: "Se servirà siamo sicuramente più di dieci", ovvero il numero necessario per formare un gruppo autonomo al Senato.
La giornata si apre con quella che il Cavaliere ha valutato come una proposta «tardiva», anzi una «trappola»: Silvio Berlusconi ha respinto la tregua offerta ieri da Gianfranco Fini, e secondo quanto riportato da tutti i giornali conferma la linea dura nei confronti del Presidente della Camera e dei suoi uomini: rottura con Fini ed espulsione dei suoi fedelissimi, linea che dovrebbe essere sancita stasera nell'Ufficio di presidenza del Pdl. Sul tavolo del vertice di ieri notte a palazzo Grazioli, l'offerta di pace di Fini («Resettiamo tutto») è arrivata intorno alle 21.
Ma l'interpretazione del vertice del Pdl riunito a casa del premier è stata secca: «È una trappola - avrebbe detto Berlusconi - se avesse voluto la tregua l'avrebbe proposta un mese fa. Adesso è solo un modo per prendere tempo». E così lo stato maggiore del Pdl prepara un documento di «censura politica» contro il co-fondatore del partito, che dovrebbe essere approvato oggi nell'Ufficio di presidenza convocato per la serata. È suscettibile di modifiche fino all'ultimo momento utile e probabilmente anche nel corso dell'ufficio di Presidenza del Pdl. Ma il documento di 'scomunica' di Gianfranco Fini e dei finiani ai quali sta lavorando il Pdl in vista della riunione di stasera conterrebbe dure accuse. Politicamente rilevante sarebbe fra l'altro il passaggio contenuto nel testo del documento, riferiscono fonti del partito, in cui si rileva che Fini e alcuni dei suoi uomini non sono più «politicamente vicini al Pdl». Alla stesura del testo sta lavorando lo stato maggiore del partito, ma in particolare il coordinatore Sandro Bondi, che
negli ultimi mesi ha di frequente duramente polemizzato proprio con Fini.
Parallelamente, si dovrebbero avviare le complicate procedure per arrivare all'espulsione dal Pdl dei 'finianì più esposti: Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Fabio Granata. In questo modo, è la strategia del Cavaliere, Fini si troverebbe isolato nel partito. Ma sempre nell'intervista al 'Fogliò il Presidente della Camera ribadiva: «Qui sto, e qui resto». Tuttavia Berlusconi già prepara il 'dopo-Finì: ieri ha incontrato i deputati Liberaldemocratici, pronti a rimpolpare le fila della maggioranza dopo la cacciata dei finiani.
Ufficio di presidenza
L'ufficio di presidenza del Pdl è stato convocato. L'appuntamento a Palazzo Grazioli è per le 19, con un'ora d'anticipo sul previsto.
Bersani
Dopo che Bersani ha spiegato la sua idea di una «fase di transizione» esposta ieri in Aula alla Camera, i cronisti gli hanno chiesto cosa ne pensasse di eventuali elezioni anticipate: «Le elezioni anticipate - ha replicato - non sono nè nelle nostre disponibilità nè nelle nostre intenzioni». «Io credo che la maggioranza - ha proseguito - debba decidere tra un pensiero nuovo, un galleggiamento o uno strappo. Noi siamo pronti ad ogni evenienza, ma sta alla responsabilità di chi governa prendere certe decisioni». I cronisti hanno quindi chiesto cosa ne pensasse di un governo di transizione che comprendesse anche i finiani: «Dipende dall'oggetto di cui si discute - ha risposto Bersani - se si parla di democrazia parlamentare da ristabilire, di legalità e di temi fondanti, noi non abbiamo pregiudiziali». I cronisti hanno sottolineato al segretario del Pd le parole di elogio nei suoi riguardi espresse dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha definito «efficace» il suo intervento alla Camera sulla manovra: «Ieri le mie parole sono apparse veritiere - ha osservato Bersani - perchè ho sottolineato come da mesi si parla di intercettazioni, che potevano essere risolti in 5 minuti se non ci fossero state seconde intenzioni e non si parla di lavoro. Questo è drammaticamente vero e lo capiscono anche i colleghi che siedono nei banchi della maggioranza». «Questo però - ha aggiunto - è il limite del berlusconismo, che è ineliminabile: al lui la sostanza agli altri la propaganda. I disoccupati, la gente normale, i cassintegrati devono accontentarsi di favole, sogni e propaganda; i problemi di cui ci dobbiamo occupare sono quelli suoi. Forse Fini intendeva dire questo: se è così io sono d'accordo».
Finiani si preparano all'espulsione
I finiani già si preparano all'espulsione dal partito: 33 deputati avrebbero già firmato la richiesta di costituzione di un nuovo gruppo parlamentare (alla Camera servono 20 deputati). Secondo quanto si apprende, gli aderenti sarebbero, tra gli altri: Bocchino, Briguglio, Granata, Raisi, Barbareschi, Proietti, Divella, Buonfiglio, Barbaro, Siliquini, Perina, Angela Napoli, Bellotti, Di Biagio, Lo Presti, Scalia, Conte, Della Vedova, Urso e Tremaglia. Secondo quanto riferiscono, ci sarebbero poi altri deputati finiani, che non aderiscono a Generazione Italia, che starebbero valutando la possibilità di firmare il modulo. Fra questi, Bongiorno, Paglia, Lamorte, Rubens, Menia, Angeli, Ronchi, Moffa, Cosenza, Patarino. Alcuni di loro hanno espresso nelle settimane passate dubbi sulla possibilità di seguire Fini nel caso di una rottura, ma altri sarebbero pronti a seguire questa strada.
«Questi numeri mettono la golden share del governo nelle mani di Fini», dice convinto una fonte parlamentare che partecipa al progetto. La richiesta che verrebbe depositata nel momento in cui dovesse scattare il provvedimento di espulsione o di sospensione, dal gruppo o dal Pdl, per Bocchino e Granata. «Altri deputati preferiscono aspettare che arrivi il provvedimento - spiega un finiano - e di leggere il documento politico che l'Ufficio di presidenza del Pdl dovrebbe approvare stasera contro Fini».
A questo proposito, alcuni consiglieri di Silvio Berlusconi stanno provando un ultimo tentativo per convincere il premier a non percorrere la strada dell'espulsione, e ad evitare un documento troppo duro nei confronti di Fini e dei suoi uomini. Particolarmente attivo in questa direzione il consigliere giuridico di Berlusconi, Niccolò Ghedini. Quel che i finiani assicurano nei conciliaboli in Transatlantico e nel cortile di Montecitorio, è che un provvedimento di espulsione nei confronti di esponenti vicini a Fini «riceverà senz'altro una risposta adeguata». E che «se la conta dovesse davvero partire, i numeri saranno altri... Decisamente superiori a 25».
29 July 2010