Cappellacci, in rivolta gruppo Pdl e alleati
di La Nuova Sardegna
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di Filippo Peretti
Brusca frenata della verifica, scontro sulla giunta: solo un rimpasto o l’azzeramento?
E’ slittato ancora il vertice a Roma Comincioli-Berlusconi I dissidenti minacciano di ritornare alla carica
CAGLIARI. Le mancate risposte di Ugo Cappellacci agli alleati sulla verifica politica della giunta e le tensioni per l’inchiesta giudiziria sull’eolico hanno acuito le divisioni nel centrodestra. Il giorno dopo aver respinto la mozione di sfiducia, la maggioranza ha vissuto una giornata di sbandamento, di cui si è avuto riscontro nella seduta sulla manovra correttiva. E ci sono i primi segnali di rivolta.
Clima pesante, rischio «cecchini». Il centrodestra ha difeso Cappellacci, indagato per concorso in corruzione e abuso d’ufficio, dagli attacchi del centrosinistra, ma la tensione è rimasta forte. Come è successo contro l’assessore Gabriele Asunis, anch’egli indagato, con la bocciatura della legge-bis sul piano casa, oggi, stando a voci di corridoio raccolte in Consiglio regionale, i franchi tiratori potrebbero tornare in attività oggi in alcuni punti della manovra correttiva in Consiglio regionale.
La verifica politica si blocca. Perché Cappellacci, nel chiudere il dibattito sulla mozione di sfiducia presentata dal centrosinistra, si è limitato ad elencare le cose fatte dalla giunta e non ha tenuto conto dei rilievi critici ma costruttivi fatti dalla maggioranza? E’ la domanda che da martedì sera, in un clima di grande incertezza, sta scuotendo il centrodestra. In molti hanno letto nelle parole del presidente una difesa forte degli assessori tecnici, quindi una frenata sul rimpasto e un «no» all’ipotesi dell’azzeramento. Lettura che è stata avvalorata dal fatto che neppure ieri è partita la convocazione del vertice politico della coalizione. Cappellacci si è limitato a sollecitare l’invio dei documenti programmatici: un segnale interpretato dai partiti come un allungamento dei tempi della verifica.
Slitta l’incontro Comincioli-Berlusconi. C’era grande attesa, anche ieri, per il colloquio tra il «supervisore» Romano Comincioli e il Cavaliere. L’ennesimo slittamento, motivato dagli impegni politici di Berlusconi sul caso Fini, ha ulteriormente depresso il clima politico del centrodestra sardo, perché si dice che senza il via libera del premier non si muoverà foglia né nel Pdl né nella maggioranza. Anche se Comincioli ha confermato di aver suggerito a Cappellacci di accelerare nel dialogo all’interno del Pdl per fare subito il rafforzamento della giunta.
La rivolta nel gruppo del Pdl. La frenata del presidente sul rafforzamento della giunta ha provocato una reazione nel suo gruppo politico. Diversi consiglieri stanno organizzando una iniziativa clamorosa: una riunione per chiedere ufficialmente l’«azzeramento» dell’esecutivo, in modo da costringere Ugo Cappellacci a rompere gli indugi e a fare con decisione la scelta della giunta politica.
I dissidenti si riorganizzano. A nome dei dissidenti del Pdl ha parlato in aula Nanni Campus, il quale ha detto di non voler calcare la mano solo perché non era opportuno mettere benzina a una mozione del centrosinistra. Secondo indiscrezioni, Campus e altri quattro consiglieri (Onorio Petrini, Nicola Rassu, Silvestro Ladu e Gianfranco Bardanzellu) stanno preparando una iniziativa clamorosa per settembre nell’ipotesi che non ci siano risposte politiche né sulla guida del partito e del gruppo né sulla composizione della giunta. In cinque potrebbero formare un gruppo politico autonomo in Consiglio, fatto traumatico. Ma in prima battuta potrebbero limitarsi a far nascere una fondazione.
Gli alleati centristi sul piede di guerra. I tempi lunghi cui è costretto il partito di maggioranza relativa non sono graditi dai centristi (Udc e Riformatori, oltre che Uds e Mpa) e dal Psd’Az. Tutti, nel dibattito di martedì in aula, hanno chiesto una verifica rapida che si concluda con una nuova giunta: c’è chi ha parlato di «ripartenza» chi di «azzeramento». I partiti della coalizione, soprattutto l’Udc che ha parlato con chiarezza di «ritorno dei politici nell’esecutivo», sono dell’avviso che la fase degli assessori tecnici si è esaurita per due ragioni. La prima: l’attività di governo fatica a interpretare le richieste dei cittadini e dei territori. La seconda: la sconfitta alle elezioni provinciali ha denunciato un deficit di politica. Nessuno, almeno al momento, critica esplicitamente l’operato degli attuali assessori, anche se nessuno, tranne il presidente, li ha difesi dagli attacchi dell’opposizione.
Rimpasto? I conti non tornano. Per Cappellacci non è facile costruire un quadro condiviso. Il presidente vuole confermare i due assessori politici (Giorgio La Spisa e Antonello Liori) ma anche alcuni tecnici (Ketty Corona, Andrea Prato e Franco Manca). Ma senza l’uscita di tutti i tecnici, i politici dicono di non voler entrare in giunta. Anche perché l’Udc vuole salire da 2 a 3, i Riformatori da 1 a 2, esattamente come chiede il Psd’Az. Per ora sono posizioni rigide e i Riformatori confermano di essere pronti a dare solo l’appoggio esterno.
Valentina Sanna (Pd): «Presidente commissariato». Il Pd è tornato alla carica. «La sfiducia dei sardi nei confronti di Cappellacci e del centrodestra - ha detto la presidente regionale del Pd - è forte. Ora più che mai deve proseguire la mobilitazione contro un esecutivo e una maggioranza tenuti insieme solo dalla paura di tornare a casa e dalla certezza di poter passare all’incasso di qualche assessorato dopo aver accordato la fiducia. Così, non solo abbiamo un presidente subalterno a loschi poteri politici e imprenditoriali, ma da martedì anche un presidente commissariato dai partiti della sua maggioranza». Però «il Pd, con gli alleati, sta costruendo una forte alternativa di governo a questa giunta incapace di dare risposte ai sardi».
29 July 2010