"Cappellacci se ne vada". Il Pd sfiducia il governatore
di l'Unità
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«Cappellacci se ne vada». Il Pd sfiducia il governatore
di Francesca Ortalli
Cappellacci se ne deve andare. Lo chiede senza mezzi termini tutto il centrosinistra sardo che domani in consiglio regionale presenterà la mozione di sfiducia contro il governatore. Che dopo appena due anni scarsi di mandato sta rischiando grosso. La sua poltrona di presidente della Regione Sardegna sembra infatti traballare. Prima azzoppata in maniera clamorosa dalle inchieste sul vento che stanno mettendo in luce un presunto sistema di affari che, al di là dei risultati processuali, la dice lunga sull’interesse per il bene comune che ha guidato i passi del presidente “babbeo”, per citare la sua definizione rilasciata al Corsera. E poi altri guai sembrano arrivare dalla sua stessa maggioranza. Il famoso rimpastino di fine luglio che doveva siglare con il solito valzer di poltrone la ritrovata pace della maggioranza, sembra più complicato del previsto e verrà rinviato per metà agosto. L’isola non è esente dalla guerra intestina che sta dilaniando il Pdl. Le correnti negate dal leader maximo “Cesare”-Berlusconi qui hanno spalancato in malo modo le finestre, rischiando di mandare in pezzi le vetrate. Così, il vento diventa bufera e fa vacillare come fuscelli i coordinatori regionali Mariano Delogu e Claudia Lombardo, nonostante il loro continuo affermare che tutto va bene. E il supervisore Romano Comincioli, mandato in missione dal capo in persona per dipanare l’intrigata matassa sarda, ha un bel da fare. Sarà per questo che nei giorni scorsi Cappellacci ha virato verso il nord Sardegna per discutere con il supervisore Comincioli.
Top secret
Tutto top secret ovviamente, ma sta di fatto che il mega vertice tra tutti gli alleati in programma per venerdì scorso è saltato (versione ufficiale: gli impegni di gran parte dei partecipanti). Come se non bastasse, un segnale è arrivato anche dagli alleati: Udc, Riformatori e Psd’Az vogliono una giunta forte o altrimenti garantiranno solo un appoggio esterno. Insomma il rimpastino potrebbe diventare un pastone informe. Si potrebbero sacrificare quasi tutti gli assessorati “tecnici”, cioè quelli affidati non agli eletti ma persone di fiducia del governatore (come per esempio quello all’Industria in mano al giornalista Sandro Angioni, ex ufficio stampa del Cagliari Calcio), per fare posto ai vecchi big della politica come il sempre verde Giorgio Oppi (Udc, in quota per l’Ambiente o Industria). Nel frattempo le finestre spalancate svelano una Sardegna ridotta allo stremo. E l’isola che, secondo le ottimistiche previsioni sciorinate come un mantra nella campagna elettorale del 2008, doveva tornare a sorridere inizia a dimostrarsi quello che è: una terra di conquista lasciata andare allo sbando. Lo scippo dei fondi Fas, i tagli previsti dalla manovra Tremonti e la disoccupazione schizzata a due cifre, con le grandi industrie abbandonate a se stesse e gli operai a spasso, sono soltanto i segnali più eclatanti di una politica che ha preferito occuparsi di piano casa, comitati d’affari e nomine “della persona giusta nel posto giusto”, piuttosto che del futuro dei suoi abitanti. Per questo l’opposizione per domani chiama a raccolta i sardi sotto il consiglio regionale: la mozione di sfiducia non ha i numeri per passare ma è arrivato il momento di far sentire almeno la voce dell’indignazione.
26 July 2010