Il nuovo articolo 18
di Il Riformista
|
tutti gli articoli dell'autore
Il Cavaliere cede su tutta la linea. L’emendamento che autorizza la pubblicazione delle intercettazioni rilevanti (con modalità procedurali parecchio macchinose che non tarderanno a far emergere conflitti, dispute, incazzature istituzionali con lunghissime code polemiche) lascia sostanzialmente la situazione molto simile a quella di oggi. Molto sarà considerato rilevante, e sui giornali sarà com'è stato finora.
La nuova norma, ha detto il presidente del Consiglio, «lascerà pressappoco la situazione come è adesso, e cioè non lascerà gli italiani parlare liberamente al telefono e l'Italia non sarà un Paese davvero civile».
Come il Riformista aveva previsto Silvio Berlusconi s’è fatto concavo, e ha accettato che nelle linea logistica di retrovia, il ministro Alfano e gli sherpa di Gianfranco Fini trovassero un compromesso onorevole per la tenuta dello sforacchiato Pdl, ma che sconfessa l’originaria volontà del leader. E, com’era prevedibile, ieri il leader ha strepitato, a suo modo, denunciando l’impossibilità di esercizio del potere esecutivo, «un difetto della nostra democrazia che è costruita su un’architettura costituzionale non in grado di introdurre interventi di ammodernamento». E - comunque la si pensi sulle intercettazioni - probabilmente ha ragione. La natura coalizionale delle maggioranze nel sistema italiano è più forte anche dell’indole carismatica della leadership. Il Cavaliere quindi se la prenderà un po’ con il sistema, un po’ con con il Quirinale, un po’ con Fini, sempre più irriducibile antagonista interno, e poi tutto si acquieterà nel nostro solito tran tran.
Le intercettazioni in questa legislatura faranno la fine dell’articolo 18 nella legislatura 2001-2006.
Scompariranno lentamente dall’agenda (ma non dai giornali, ovviamente), andranno in archivio poco a poco piano piano, come direbbe Crozza. E il resto sarà punto e a capo.
22 July 2010