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P3, indagini su conti Verdini e Carboni

di Il Messaggero | tutti gli articoli dell'autore

 
 
Il coordinatore Pdl: normali introiti
Mancino: ombre sui magistrati. Il governo difende Caliendo. Cappellacci ai pm: fu Verdini a chiedermi la nomina di Farris

ROMA (21 luglio) - Indagini su tutti i conti correnti aperti dal 2004 a oggi in istituti del gruppo Unicredit e in altre banche gestiti dal coordinatore del Pdl Denis Verdini e da Flavio Carboni: li hanno disposti i pm della procura di Roma che indagano sulla P3, dando mandato alla Guardia di Finanza di acquisire tutta la documentazione necessaria. L'obiettivo del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del sostituto Rodolfo Sabelli è di accertare se attraverso quei conti correnti siano state effettuate operazioni illecite o siano comunque transitati fondi riconducibili a eventuali tangenti.

Gli accertamenti delegati al Nucleo di polizia valutaria non riguardano solo i conti aperti presso Unicredit. Dalla primavera sono diverse le banche su cui le Fiamme Gialle hanno dovuto svolgere accertamenti per individuare il flusso di denaro che, secondo i pm, sarebbe servito per finanziare operazioni illecite e pagare tangenti. Negli atti depositati vengono documentati anzitutto gli accertamenti sul Credito Cooperativo Fiorentino di Campi Bisenzio di cui è presidente Verdini. L'istituto è stato visitato dalle Fiamme Gialle il 28 aprile, due giorni dopo il sequestro di materiale contabile presso la sede della Società Toscana di Edizioni (Ste) di cui è socio lo stesso coordinatore del Pdl. Nell'ambito di queste verifiche, la Guardia di Finanza ha rilevato operazioni di bonifico tramite versamento di assegni circolari da parte di Giuseppe Tomassetti, collaboratore di fiducia e autista di Flavio Carboni, e di Antonella Pau, compagna dell'uomo d'affari sardo. C'è poi una delega alle Fiamme Gialle del 12 maggio per chiedere a Monte dei Paschi di Siena di esibire una serie di documenti. A fine maggio sono stati, infine, emessi decreti di accertamento bancario nella sede della Popolare dell'Emilia Romagna e del Credito di Romagna dove sono stati individuati assegni che indicano la Pau quale beneficiaria.

Verdini: normali introiti. «Oggi, sfogliando il Corriere della Sera, mi sono imbattuto in un titolo a caratteri cubitali su certe indagini in atto nei miei confronti e relative a 2,6 milioni di euro. E visto che per l'ennesima volta vengo trascinato in un processo di piazza, alla piazza intendo rispondere - afferma il coordinatore Pdl - I 2,6 milioni di euro, che il Corriere della Sera sembra presentare come il frutto di chissà quale misfatto, rappresentano invece il risultato di operazioni aziendali del 2004 fra imprese e soci dello stesso gruppo editoriale che nulla hanno a che spartire con questa indagine. Questo denaro è stato esclusivamente utilizzato per l'attività del Giornale della Toscana e delle aziende ad esso collegate. E comunque, a scanso di equivoci e di strane dietrologie, si tratta di risorse personali, frutto di enormi sacrifici economici fatti da me, dalla mia famiglia e dai miei soci».

Verdini: «Adesso basta! Da parecchi giorni, praticamente in tempo reale con gli arresti, le redazioni di tutti i quotidiani e delle agenzie di stampa sono in possesso di una chiavetta, altrimenti detta pen drive, che contiene le oltre 14mila pagine dell'inchiesta relativa alla fantomatica P3. Non voglio passare per stupido, illudendomi che esista ancora il segreto istruttorio, diventato invece come l'araba fenice, ma allo stesso tempo non posso non notare che le notizie relative alla mia persona vengano distillate giorno dopo giorno, quasi vi fosse una regia, facendo finta che si entri all'improvviso in possesso di nuovi elementi - dice poi il coordinatore del Pdl in una nota - Tra l'altro viene fatta una lettura assolutamente parziale e superficiale delle carte. Leggo per esempio da alcune agenzie le anticipazioni della prossima puntata di sospetti e veleni contro di me. Come se si trattasse di una novità, e non parte delle 14mila pagine ormai conosciute, salta fuori che la Guardia di Finanza avrebbe avuto l'incarico di verificare l'esistenza di miei conti correnti presso l'Unicredit e altre banche, come se vi avessi nascosto un fantomatico tesoretto illegale. Come ho già detto in relazione ad altri articoli simili e relativi a miei inesistenti conti all'estero, cerchino pure ma chiarisco fin da subito che l'unica banca presso la quale esistono rapporti attivi e depositi è quella che presiedo, cioè il Credito Cooperativo Fiorentino».

«Fu Verdini a insistere affinché nominassi Farris a capo dell'Arpas» (l'agenzia ambientale della regione Sardegna). Lo ha detto il governatore dell'isola Ugo Cappellacci davanti ai pm di Roma che indagano sugli appalti per l'eolico in Sardegna in base a quanto riferiscono oggi da La Nuova Sardegna e Il Sardegna, che publicano stralci dell'interrogatorio del governatore.

Nell'interrogatorio- fiume di venerdì scorso, Cappellacci avrebbe «scaricato» gran parte delle responsabilità dei presunti abusi che gli vengono contestati sul coordinatore nazionale del Pdl. Quanto al giallo della doppia delibera contro eventuali speculazioni dei signori del vento, il governatore sardo avrebbe dichiarato: «La delibera è una sola, quella che ho depositato nel settembre 2009. La stessa in cui affidavo la scelta delle aziende cui assegnare gli appalti non all'Arpas di Farris, come avrebbe voluto Carboni, ma all'assessorato all'Industria».

Un altro particolare emerso durante l'interrogatorio di Cappellacci riguarda le modalità del primo incontro tra il faccendiere Flavio Carboni e lo stesso Cappellacci. «Appena nominato coordinatore del Pdl - avrebbe detto il governatore ai pm - cercai un contatto con il quotidiano La Nuova Sardegna (Gruppo Espresso) per avere un rapporto migliore e Carboni mi portò a casa di Carlo Caracciolo». Siamo nella seconda metà del 2008. A presentare Carboni a Cappellacci, riferiscono i quotidiani, sarebbe stato l'attuale assessore regionale all'Urbanistica, Gabriele Asunis. Alla cena con Caracciolo, su una terrazza di Trastevere, avrebbe partecipato anche il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri. Dopo quella cena seguirono altri incontri, finalizzati, secondo l'accusa, a preparare il terreno al business delle energie rinnovabili messo in piedi da Carboni.

P3, Mancino: cono d'ombra su magistrati ma autonomia toghe non si discute. «Gli ultimi avvenimenti relativi all'inchiesta sull'associazione segreta Loggia P3 gettano un cono d'ombra, ma non credo che possano incidere sulla sostanza dell'attività che abbiamo svoltoal Csm - ha detto oggi il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino - E' in corso un'inchiesta da parte della prima commissione del Csm e lo stesso Pg della Cassazione avverte la necessità di avviare un procedimento disciplinare. Vediamo cosa succederà. Noi abbiamo fiducia che il Parlamento nomini i nuovi laici. Se le Camere riunite eleggeranno gli otto laici, noi saremo ben lieti di salutarli e augurargli buon lavoro».

«Votai per Marra in piena autonomia». Mancino rivendica la piena autonomia con cui si espresse a favore della nomina di Alfonso Marra - uno dei magistrati coinvolti nell'inchiesta P3 - a presidente della Corte d'appello di Milano. «Non potevo immaginare che ci fosse una loggia P3, non ne conosco la consistenza, non so se esista o no. Sarà la magistratura a far chiarezza su questo punto» dice ai microfoni di Sky Tg 24 in riferimento al fatto che uno degli arrestati, Pasquale Lombardi, lo contattò affinché si esprimesse a favore di Marra. «Non potevo mai immaginare che un geometra (Lombardi) potesse convincermi a votare Marra - aggiunge - Io ho esercitato la mia funzione di elettore in autonomia e indipendenza». Mancino ricorda inoltre che «all'epoca in cui in Parlamento era presidente del Consiglio Spadolini, fu lui stesso a trattare le conseguenze dell'appartenenza alla P2: io ho fatto dichiarazioni di voto a favore dell'entrata in vigore di una legge che colpisse quelli che ne facevano parte».

«Il Csm rifletta sulla questione morale». Una riflessione del Csm sulla questione morale che si è aperta dopo la notizia del coinvolgimento di alcuni magistrati nell'inchiesta sull'associazione segreta P3, dice Mancino, «certo va fatta, non solo al termine del quadriennio, ma anche all'inizio di quello successivo. Se per questione morale intendiamo il complesso delle attività che hanno un rilievo di carattere etico e morale, allora la questione va affrontata, perché qui è l'organizzazione stessa che viene messa in discussione».

«L'interferenza sulla libera attività del magistrato non è mai stata posta in discussione» ha detto Mancino in apertura del plenum del Csm. Prima di lui aveva parlato il consigliere del Movimento per la giustizia, Ciro Riviezzo, che aveva rappresentato la necessità di far notare come oltre a una magistratura «fatta di faccendieri» dovesse rilevarsi l'esistenza «di magistrati con la schiena dritta che fanno onestamente il loro lavoro». Mancino ha condiviso questa analisi e ha aggiunto: «Quando si parla di autonomia e di indipendenza della magistratura ci riferiamo all'indipendenza del magistrato nell'esercizio delle sue funzioni. Sia nelle situazioni di emergenza, sia nell'esercizio delle funzioni giurisdizionali, il magistrato è parte di un ordine che tocca interessi generali e li risolve nell'interesse dell'ordinamento». Mancino ha comunicato ai componenti del Consiglio che la richiesta avanzata di Livio Pepino (Md) di aprire un dibattito sulla questione morale ha avuto una risposta da parte del capo dello Stato, che ha ritenuto più opportuno che la questione fosse discussa quando si insedierà il prossimo Csm.

Alfano difende Caliendo. Il governo «intende ribadire la piena correttezza dell'operato di Caliendo in due anni di lavoro», ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano rispondendo al question time alla Camera in merito alle iniziative che l'esecutivo intende prendere in merito al coinvolgimento del sottosegretario Giacomo Caliendo nelle vicenda della cosiddetto P3. Caliendo continuerà quindi a seguire per conto del governo il ddl intercettazioni.

La questione morale a Milano e in Lombardia «non è un piagnisteo» e forse ad averla aperta «non sono solo quattro mele marce»: c'è «un'economia del disastro consegnata alla generazione futura, il peggio immaginabile della diserzione morale». Così, in un editoriale, il quotidiano dei vescovi Avvenire commenta il sequestro dell'area di Santa Giulia, le inchieste sulla contaminazione mafiosa e il rapporto sulle ecomafie di Legambiente, riferendosi anche alle parole pronunciate dal premier Silvio Berlusconi in Duomo.

«Un incubo - scrive ancora Avvenire - oppure un brusco risveglio che strappa la gioia delle feste celebrate sul tetto del Duomo, fra le guglie, sotto la Madonnina. A sentir dire che non è il caso di fare un dramma per quattro mele marce...», invece la Madonnina - afferma - è come se «ce l'avessero rubata». Ad altri spetterà - aggiunge - «esplorare quanto le connivenze e le corruttele ulteriori segnano l'ignavia o il tradimento di chi tra i dirigenti e i politici accetta questo marcio, o persino vi tiene bordone». Ai milanesi restano solo «vergogna e dolore», e, nell'auspicio del giornale dei vescovi, anche la consapevolezza «che la questione morale non è un piagnisteo, è uno stampo di identità umana, serio e severo». Guardino a Sant'Ambrogio, «buono come il pane», ma che «in mano tiene anche lo staffile».

22 July 2010
 
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