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Tutte le forze di sinistra alla manifestazione di Cagliari

di La Nuova Sardegna | tutti gli articoli dell'autore


Federico Palomba, Idv Bisogna combattere questo governo nel nome della democrazia
 
ALFREDO FRANCHINI

 CAGLIARI. Il maxischermo trasmette le immagini della manifestazioni di Roma e i leader sardi seguono con attenzione gli interventi nazionali. Accanto al gigantesco monitor campeggia lo slogan: «Per la democrazia, la legalità e il lavoro. Sì alle regole, no ai trucchi». Ci sono alcune centinaia di persone, in piazza a Cagliari, tra bandiere e cartelli con scritte a difese della Costituzione e della libertà di stampa; hanno sfidato il brutto tempo e dedicato il sabato pomeriggio alla manifestazione per protestare contro il «decreto salva-liste».
 Nella Piazza del Carmine arrivano per primi gli ex presidenti Soru e Palomba, poi Gian Mario Selis e un gruppo di consiglieri regionali tra cui Massimo Zedda di Sinistra e libertà, Adriano Salis (Idv), Luciano Uras (Rifondazione), Ben Amara (Comunisti), il presidente della Provincia di Cagliari, Graziano Milia. Molti gli esponenti del Centrosinistra tra cui gli ex assessori Dadea e Mannoni e il senatore Antonello Cabras. Non sono previsti interventi politici. La scelta è quella di una testimonianza silenziosa: parlano le immagini che rimbalzano dalle Cento piazze italiane. Ma qualcuno non rinuncia a ricordare che «anche in ambito sardo c’è la sistematica messa in discussione delle regole democratiche». «Ogni giono dobbiamo assistere a qualche piccolo colpetto di Stato», afferma il segretario di Rifondazione Gianni Fresu. Concetto ripreso da Ben Amara: «È un attacco alla democrazia». Passano le immagini sul megaschermo e passano i minuti in attesa che arrivi il corteo del Popolo Viola. Quando arriva, i rappresentanti del movimento portano un insieme indefinito di lotte. E si formano due capannelli di partecipanti a due dibattiti improvvisati con un comune denominatore: la richiesta di un cambiamento radicale per evitare la decadenza. C’è l’insegnante che vorrebbe ridare slancio alla scuola su cui si sono sempre basate le società al momento di migliorare la struttura sociale. Bersani, dal monitor, ha appena finito di dire che «Berlusconi non rappresenta il futuro» ma i giovani non si possono rassegnare: «Serve una più efficace forma di governo e allo stesso tempo il Paese deve avere una classe dirigente di altissimo livello». La democrazia è in pericolo, suggerisce un giovane con la bandiera di Rifondazione in spalla, «se è snaturata dalla diseducazione di massa». Parole che riportano l’attenzione sul ruolo della scuola. Federico Palomba conclude: «La piazza e la rete si stanno mobilitando perché bisogna fare qualcosa per opporci al berlusconismo che farà sentire i sui effetti deleteri per anni. Ecco perché si deve combattere questo governo nel nome della democrazia».

14 March 2010
 
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