Napolitano :" Ma ne valeva la pena?"
di La Stampa
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In piazza le anime del centro-sinistra
si incontrano senza unirsi davvero
FEDERICO GEREMICCA
Figuriamoci, a volersi mettere lì ad arzigogolare si può dire che sì, certo, uno striscione contro il Capo dello Stato c’era. E c’erano anche, in verità - quasi invisibili nella grande folla - un po’ di instant-shirt critiche verso il Colle. Ma si può ridurre ad uno striscione (Vendesi Repubblica: rivolgersi a Napolitano) e ad una decina di magliette («Pertini non avrebbe firmato») una manifestazione che ha riempito e colorato Roma per ore e ore? Non si può, naturalmente. E allora, visto che era proprio questo - paradossalmente - il guado che la folla di piazza del Popolo doveva attraversare indenne, si può dire che la missione è compiuta. Certo: che questa missione è compiuta, e che per le altre si vedrà. Ma intanto, già aver tirato fuori i piedi dall’insidiosissima trappola, è un risultato: sul quale, fino a ieri, avrebbero scommesso davvero in pochi. E tra i pochi, naturalmente, c’è quel signore lì, che - stravolto dalle fatiche di questa surreale campagna elettorale - prova a rilassarsi, se non proprio a sonnecchiare, sotto uno dei tendoni bianchi sistemati alle spalle del palco di piazza del Popolo. Sono le due e mezza del pomeriggio, e con Pier Luigi Bersani ci sono il fido Di Traglia e, più in là, Anna Finocchiaro. Preoccupato per Di Pietro, segretario? «Ma va là... Ancora co’ sta storia? Guardate che siamo persone serie, mica ci facciamo fregare da quelli là».
Per un istante viene il dubbio che - con “quelli là” - il leader del Pd intenda dire Di Pietro e le sue truppe giustizialiste. Ma è un dubbio infondato: «Quelli là, sono quelli là... Quelli dell’altra parte. Su Di Pietro non ho nessun dubbio: il momento è serio, e vedrete che si comporterà da persona seria». E infatti Bersani ha ragione, va così. Il capo dell’Italia dei valori sale sul palco e aziona il freno a mano: «Tirate un sospiro di sollievo: noi da oggi non affronteremo altro argomento che non sia la deriva antidemocratica del governo...». Il messaggio è chiaro: ma come è accolto dalle donne e dagli uomini del “popolo viola” che per giorni hanno bersagliato il Quirinale e ora sono qui a riempire la piazza, assieme ai militanti dei partiti del vecchio centrosinistra? Non hanno gradito, naturalmente: ma non considerano affatto chiusa la partita. Ecco, per esempio, il gruppetto che regge lo striscione (giallo come i cartelli usati dalle agenzie immobiliari...) «Vendesi Repubblica, rivolgersi a Napolitano». Saranno una decina e sono arrabbiatissimi. Non solo col capo dello Stato, ma anche con i militanti del Pd che usano le proprie bandiere per coprire il loro striscione. «Io mi chiamo Saverio e vengo da Udine - dice quello che sembra il capo -. Gli altri che vedi sono di Palermo, di Napoli, di tutta Italia, insomma». E che rimproverate al Presidente? «Di firmare tutto quello che gli arriva».
Magari è la Costituzione che glielo impone, no? «Macchè. Pertini non avrebbe firmato, e anche Ciampi ha rimandato indietro un sacco di decreti». Quindi voi pensate... «Guardi, noi pensiamo una cosa molto semplice: che contro il regime che sta costruendo Berlusconi bisogna che lottino tutti: anche il presidente della Repubblica, che non è che può pensare - in un momento così - di fare l’arbitro o il super partes». E se il concetto non fosse sufficientemente chiaro, ecco, poco più in là, un altro cartello: «Nano e Napolitano, datevi la mano». E’ anche per questo, per questo misto di ignoranza, di faziosità e di spericolata propaganda politica, che nelle stanze del Quirinale aleggia ancora una densissima amarezza. Giorgio Napolitano ha visto solo qualche immagine proveniente dalla piazza, venendo per il resto informato dai suoi più stretti collaboratori circa lo spirito della manifestazione. Nessun commento, ovviamente, da parte del capo dello Stato. Solo una sconsolata considerazione affidata a qualcuno del suo staff: «Ne valeva la pena?».
Cioè, valeva la pena che forze dell’opposizione mettessero nel mirino proprio lui, per poi accorgersi dell’errore politico commesso, tanto da trasformare la manifestazione di ieri in un pomeriggio di fibrillazione nel timore che certe accuse fossero rilanciate proprio dalla piazza? E’ un interrogativo retorico, naturalmente, dalla risposta scontata. Certo che non ne è valsa la pena: in fondo nemmeno per chi, sul versante giustizialista, cercava di lucrare qualche consenso elettorale mettendo sotto accusa perfino il Quirinale. E’ una questione che probabilmente si riproporrà. Assieme agli altri problemi politici che ancora stringono il centrosinistra. «Io sono qui contro Berlusconi, ma non con Bersani», avvisava ieri in piazza Marco Ferrando, comunista tutto d’un pezzo. «Noi socialisti siamo qui, ma non con Di Pietro», chiariva Bobo Craxi. I soliti venti di guerra, insomma. Ma questa, in tutta evidenza, è un’altra storia...
14 March 2010