Regionali, il Consiglio di Stato ha deciso
di Corriere della Sera
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Stop definitivo alla lista del Pdl a Roma
I giudici: appello «improcedibile». Polverini: basterà la lista civica. Ma il partito prepara un ricorso al Tar
MILANO - Fuori la lista del Pdl a Roma, riammessa quella di Formigoni in Lombardia. Lo ha deciso il Consiglio di Stato. Nel primo caso i giudici hanno dichiarato «improcedibile» l'appello del Pdl contro l'esclusione della lista provinciale dalle elezioni regionali. Questo vuol dire che i giudici non si sono espressi nel merito sottolineando che non ci sono motivi per procedere: ciò determina la definitiva esclusione della lista Pdl Roma dalle elezioni regionali. I giudici hanno respinto anche il ricorso del listino del leader di Forza Nuova Roberto Fiore.
POLVERINI: ANDIAMO FINO IN FONDO - Il responsabile elettorale del Pdl, Ignazio Abrignani spiega che «le motivazioni del Consiglio di Stato rappresentano un chiaro e indubitabile passo in avanti: non dobbiamo più parlare dell'esistenza o meno della lista provinciale di Roma del Pdl, che i giudici amministrativi hanno dato per depositata con tanto di certificazione. Lunedì ricorreremo al Tar e mercoledì 17 saremo in udienza». «Vi aspettavate qualcosa di diverso? Ormai siamo in campagna elettorale, a prescindere» afferma Renata Polverini, e promette: «Avanti e fino in fondo, lo ha detto Berlusconi e lo ripeto io: se non c'è il Pdl a Roma la lista civica di Renata Polverini saprà rappresentarlo. Io sarò presidente del Lazio». Per Beatrice Lorenzin, portavoce del comitato elettorale della Polverini, «l'esclusione della lista del Pdl a Roma segna una brutta pagina per il confronto democratico nel Paese e nel Lazio». Il ministro della Difesa Ignazio La Russa sottolinea che «la manifestazione del centrodestra va fatta comunque, perché non è connessa alla vicenda delle liste».
DI PIETRO: SI SONO SCANNATI - Sul fronte dell'opposizione Antonio Di Pietro commenta così: «Mi auguro che Berlusconi non abbia la spudoratezza di dire che anche nel Lazio i giudici hanno ordito una trama contro di lui, truccando le carte. La verità è sotto gli occhi di tutti ed è una ed una sola: nel Lazio, gli esponenti del suo partito si sono scannati, fino all'ultimo minuto, per interessi di corrente e per questa ragione la lista del Pdl è rimasta fuori dalla competizione elettorale. Speriamo che ciò serva da lezione. La prossima volta rispettino la legge e le regole senza cercare di forzare lo Stato di diritto».
«LISTA VALUTATA DUE VOLTE» - Queste le motivazioni dell'ordinanza del Consiglio di Stato. L'appello del Pdl è stato dichiarato improcedibile perché la lista Pdl Roma è stata valutata per due volte dall'Ufficio centrale circoscrizionale e dalla Corte d'Appello ed è stata ripresentata in applicazione al decreto legge "salva liste". Nell'appello il partito chiedeva infatti che fosse rivalutata la presentazione della lista esclusa per la prima volta il 9 marzo e la seconda 12 marzo. «L'interesse alla presentazione della lista è stato soddisfatto a seguito dell'avvenuta accettazione del deposito in ossequio al decreto legge» si legge nell'ordinanza del Consiglio di Stato. Secondo i giudici «la valutazione in ordine all'ammissibilità della lista in ragione della documentazione è stata infatti effettuata, pur se con l'esito negativo della ricusazione, con i provvedimenti adottati il 9 e il 12 marzo scorsi rispettivamente dall'Ufficio centrale circoscrizionale e dall'Ufficio centrale regionale». Essendo stato soddisfatto l'unico interesse suscettibile di tutela, ovvero la valutazione dell'ammissibilità della lista - osservano i giudici - «l'appello cautelare non risulta in definitiva supportato dal necessario interesse».
LISTINO FORMIGONI - Il Consiglio di Stato ha invece respinto l'appello presentato dalla Federazione della Sinistra e dai Radicali contro la decisione del Tar della Lombardia di riammettere la lista "Per la Lombardia" alle elezioni. Formigoni è quindi regolarmente candidato alla presidenza della Lombardia nelle Regionali del 28 e 29 marzo. Il listino, inizialmente escluso per irregolarità nelle firme, è stato ammesso senza riserve. «È un'altra sentenza tombale, definitiva - è il commento del presidente lombardo, pubblicato sul suo sito -. Ora basta con i ricorsi e con i confronti in tribunale. La parola torni alla politica: confrontiamoci sui contenuti».
14 March 2010