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Licenze facili, condannato Milia

di La Nuova Sardegna | tutti gli articoli dell'autore

Un anno e 4 mesi in appello al presidente della Provincia
 
 
Sconto di pena per Lucio Pani considerato l’artefice delle concessioni illegali della Regione
 
MAURO LISSIA

 CAGLIARI. Graziano Milia è colpevole di abuso d’ufficio e paga con la condanna a un anno e quattro mesi la scelta di favorire la costruzione nella zona di Sant’Anastasia-Faccheri, a Quartu Sant’Elena, del Green Blue Center, un complesso turistico-sportivo di proprietà della famiglia dell’ex dirigente del servizio regionale tutela del paesaggio Lucio Pani. Assolto il 15 luglio 2008 dal tribunale, il presidente della Provincia di Cagliari sembrava fuori dalla clamorosa vicenda delle licenze facili, chiusa in primo grado con quindici condanne e sette assoluzioni, compresa la sua. Ma quando, poco dopo le 15, i giudici della Corte d’Appello - presidente Lelli, consiglieri Arca e Onni - hanno letto il dispositivo della sentenza, nell’aula è calato il gelo: accolto il ricorso del pubblico ministero di primo grado Daniele Caria e le richieste del pg Lucina Serra l’esponente del Pd, difeso dall’avvocato Paolo Sestu, è rientrato di colpo nel processo per rispondere personalmente di un’autorizzazione giudicata illegittima, concessa dalla giunta comunale di Quartu con una delibera del luglio 1999, quando lui era sindaco, in una seduta in cui Milia presiedeva l’esecutivo. Nel conto finale le condanne, che erano quindici - il procuratore generale aveva chiesto la conferma integrale del primo grado salvo le prescrizioni, più la condanna a un anno per Milia - sono diventate dieci: modificata dai giudici l’imputazione di abuso d’ufficio in quella di tentato abuso d’ufficio e rimasto in piedi solo il falso, sfuma per prescrizione l’intera vicenda degli abusi edilizi a Baccu Mandara. Grazie ai tempi lunghi del processo sono quindi risultate estinte le condanne per quattro imputati giudicati colpevoli dal tribunale: Giorgio Sedda (due anni e mezzo), Antonio Monni (due anni), Piergiorgio Loi (due anni e mezzo) e Salvatore De Donato (due anni). I giudici d’appello hanno poi cancellato i due anni di reclusione per truffa inflitti dal tribunale a Lorenzo Collu e Giuseppe Solla ancora per l’episodio del Green Blu Center: difesi dagli avvocati Maurizio Scarparo e Michele Loi i due imputati escono puliti («per non aver commesso il fatto») dal giudizio d’appello.
 Nel ricalcolo delle pene salta fuori uno sconto anche per Lucio Pani («dimmi dove vuoi l’hotel, te lo approvo io...», frase celebre intercettata nel corso dell’inchiesta), considerato l’artefice della sequenza ininterrotta di concessioni illegali elargite dalla cabina di comando regionale: accolte in parte le tesi dei difensori Guido Manca Bitti e Marcello Vignolo è caduta «perchè il fatto non sussiste» l’accusa di corruzione legata al Green Blu Center. Così la sua condanna scende da sette anni e mezzo a sei anni e quattro mesi. Per lo stesso meccanismo Patrizia Rosemarie Cogoni, difesa da Maria Chelo, non è colpevole di corruzione e viene condannata a un anno e due mesi per abuso d’ufficio (aveva incassato due anni e otto mesi), mentre a Giovanni Antonio Erbì, difeso da Luigi Concas, viene scontata una delle due truffe e la pena cala da otto a sei mesi. Infine Simonetta Birardi, moglie di Pani, difesa da Manca Bitti: nel suo caso - è colpevole di concorso in abuso d’ufficio - le attenuanti generiche sono state considerate prevalenti sulle aggravanti, quindi la pena è passata da due anni di reclusione a otto mesi.
 Solo cinque le conferme rispetto alla sentenza di primo grado: tre anni e mezzo per falso e abuso d’ufficio all’ex dirigente del comune di Quartu Alessandro Casu nonostante un’arringa lunga e appassionata del difensore Francesco Onnis, un anno e mezzo al funzionario comunale di Capoterra Giancarlo Suelzu colpevole di falso in atti pubblici, tre anni a Mario Dettori responsabile di corruzione, tre anni e tre mesi a Mauro Pani e Maria Lucia Farci per truffa e abuso d’ufficio. Restano per parte dei condannati l’interdizione dai pubblici uffici e l’obbligo di risarcire le parti civili. Ora la Corte di Cassazione: alcuni reati potrebbero prescriversi strada facendo, altre posizioni potrebbero essere rivalutate all’ultimo grado del giudizio. Milia ha annunciato che ricorrerà contro la sentenza di condanna.

10 March 2010
 
I commenti dell'articolo [1]
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1. luciano
10/03/2010 17:02
Ecco chi è chi ha remato contro!!! VERGOGNA!!!
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