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Elena Laudante
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La doccia fredda per Graziano Milia, presidente e candidato del Pd alla Provincia, è arrivata alle 13,30: un'assoluzione in primo grado per il processo sulle “licenze facili” in un attimo è diventata condanna a un anno e quattro mesi per abuso d'ufficio. Un favore fatto a Lucio Pani sette anni fa - ne è sempre stata convinta la procura della Repubblica - che ora rischia di pesare sulla campagna elettorale. Per la Corte d'Appello l'allora sindaco di Quartu concesse indebitamente a Pani, ex direttore dell'Ufficio tutela del Paesaggio e prima consigliere Ds a Quartu, la possibilità di realizzare una centro con piscina, il Green Blu Center, su un terreno ottenuto dal Comune gratuitamente per trent'anni. Oltre al verdetto che è coperto dall'indulto, il collegio Lelli-Arca-Onni ha inflitto al candidato l'interdizione dai pubblici uffici per la durata della condanna (sospesa) e l'obbligo di risarcire il Wwf con gli altri imputati. Se la sentenza dovesse trovare conferma in Cassazione, cui il difensore di Milia Paolo Sestu ha annunciato di volersi rivolgere, l'inquilino di Palazzo Regio sarà costretto ad abbandonare un eventuale ruolo istituzionale. «Per le elezioni non cambia nulla: il verdetto non ha niente a che vedere con la candidatura», ha detto Milia, che dunque resta in corsa per una seconda elezione. Il segretario del Pd sardo Silvio Lai ribadisce «la fiducia al presidente»: «Valuteremo come procedere». Il codice etico del partito vieta la candidatura ai condannati per abuso d'ufficio solo con sentenza definitiva.
Per Milia il procuratore generale Giuseppa Geremia aveva chiesto un anno, come in primo grado aveva fatto il pm Daniele Caria, che aveva coordinato il corposo lavoro del Nucleo di polizia giudiziaria del Corpo Forestale. L'ex sindaco era accusato di aver firmato la delibera di Giunta del 17 marzo 2003, Giunta non competente sulla procedura di selezione per assegnare l'area Sant'Anestesia-Faccheri di 12mila metri quadri, poi data alla società della famiglia Pani. Non vi era stata un'adeguata selezione né pubblicità e la Giunta aveva addotto «ragioni di urgenza inesistenti» - per l'accusa - senza commissione esaminatrice e senza che la Green Blu avesse i requisiti. In primo grado il tribunale l'aveva assolto per vizio di dolo: c'era l'ok dell'ufficio legale.
Condanna confermata per l'ex capo dell'ufficio tecnico di Quartu Alessandro Casu (3 anni e 6 mesi). Pani - difeso dai legali Massimiliano Ravenna, Guido Manca-Bitti e Marcello Vignolo - si è visto ridurre la condanna: da 7 anni e mezzo a 6 anni e 4, per truffa, falso, abuso d'ufficio. Una riduzione che si spiega con l'assoluzione da un capo d'accusa di corruzione in concorso con l'architetto Patrizia Cogoni (da 2 anni e 8 mesi a 14 mesi) e con la prescrizione dichiarata per i fatti di Baccu Mandara, complesso abusivo (demolito) cui aveva garantito il condono, come per il dirigente Antonio Monni e i titolari della TreP Piergiorgio Loi e Salvatore De Donato.