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I sindacati regionali preparano gli incontri in Europa. Cappellacci: «Ci sarò anch’io»
ALFREDO FRANCHINI
CAGLIARI. Il sindacato sardo non vuole disperdere il consenso ricevuto nella manifestazione del 5 febbraio e per questo porterà la vertenza dell’isola al cuore dell’Europa negli incontri previsti a Bruxelles lunedì 22 e martedì 23 marzo.
Enzo Costa (Cgil), Mario Medde (Cisl) e Francesca Ticca (Uil) incontreranno i rappresentanti del Parlamento europeo e del Comitato delle regioni. Ad accompagnare la delegazione dell’isola di cui faranno parte anche le organizzazioni datoriali e gli enti locali, ci saranno i vertici del sindacato europeo. Il punto di partenza della «vertenza Sardegna», oltre alla difesa dell’esistente, è un nuovo Patto per lo sviluppo che, a giudizio delle confederazioni sindacali, deve coincidere necessariamente con un nuovo Piano di Rinascita.
Ieri Enzo Costa (Cgil), Mario Medde (Cisl) e Francesca Ticca (Uil) ne hanno parlato con il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, il quale ha garantito il suo impegno e quello della Giunta affinchè si possa aprire sùbito un confronto con le istituzioni dell’Unione europea: «Siamo consapevoli che molte questioni si affrontano a Roma e a Bruxelles, non solo a Cagliari», ha affermato il governatore nell’incontro con i sindacati, «allo stesso tempo bisogna essere consci che dobbiamo essere noi gli artefici del nostro destino e che non possiamo delegare a nessuno questa missione».
Il governatore ha annunciato che chiederà al commissario italiano dell’Industria, Antonio Tajani, un incontro durante i due giorni di lavoro programmati a Bruxelles. Con Cappellacci c’erano gli assessori del Lavoro, Franco Manca, e della Programmazione, Giorgio La Spisa. Il governatore ha poi annunciato che «compatibilmente con gli impegni» cercherà di essere presente agli incontri di Bruxelles, ribadendo il concetto che «la voce della Sardegna» deve essere una sola.
Intanto i sindacati lavorano per raggiungere l’indispensabile intesa con la Regione sui temi dello sviluppo, del lavoro e delle riforme. Dopo il vertice di ieri, per verificare se ci saranno i margini per sottoscrivere il Patto per lo sviluppo, si terrà un incontro tecnico (giovedì 11) e uno politico (mercoledì 17).
Le organizzazioni sindacali hanno indicato tre punti fondamentali, da cui non si può prescindere, da inserire necessariamente nell’intesa. Il primo riguarda il rapporto tra la Regione e l’Unione europea per definire un percorso tecnico giuridico che consenta di affrontare le questioni di fondo come l’insularità, la fiscalità di sviluppo, le zone franche e l’infrastrutturazione. Il secondo punto della «Questione sarda» riguarda il rapporto tra Regione e Stato per cercare di arrivare ad un accordo con il governo sulle attività produttive, il Piano di Rinascita, l’intesa istituzionale di programma. L’ultimo punto comprende le decisioni della Regione su attività produttive, politiche del lavoro, scuola e formazione professionale, contrasto alla povertà, riforme istituzionali e di settore.
Per creare finalmente le basi dello sviluppo dell’isola, Cgil-Cisl e Uil chiedono una svolta «vera» che, a loro giudizio, non può prescindere dal riconoscimento degli svantaggi derivanti alla Sardegna dall’insularità. Un riconoscimento che dev’essere inserito all’interno di una legge costituzionale in modo da costituire un punto fermo per lo sviluppo visto che, a quel punto, l’Ue non potrebbe impugnare alcuni provvedimenti che attualmente sono considerati «aiuti di Stato».