home_ articolo

Cosa resta del femminismo?

di Internazionale | tutti gli articoli dell'autore

A quasi cento anni dalla sua istituzione, la festa della donna rappresenta un’occasione per riflettere sul movimento. Una lotta che non mette più tutte d’accordo e che dovrebbe ripensare i suoi obiettivi, osserva la stampa europea.

“Esattamente un secolo fa, alcune donne provenienti da 17 paesi si diedero appuntamento a Copenaghen per istituire una giornata dedicata a tutte le donne del mondo”, ricorda Evenimentul Zilei in occasione della festa della donna. “Se potessero tirare un bilancio dei diritti acquisiti in questo periodo sarebbero soddisfatte o no?”, si chiede il quotidiano romeno, secondo cui c’è ben poco da festeggiare: se un secolo fa le donne non avevano ancora il diritto di voto, oggi la loro presenza nei parlamenti nazionali non è certo significativa. In Gran Bretagna, per esempio, le donne “sono soltanto il 20 per cento degli eletti”. A questo ritmo, “le femministe potranno sperare di raggiungere la parità uomo-donna verso il 2200”.

Su Le Monde, le ricercatrici femministe Rose-Marie Lagrave e Juliette Rennes affermano che mentre le discriminazioni “legate alla classe sociale, al colore della pelle e all’orientamento sessuale” oggi sono in calo, la lotta per la parità dovrebbe concentrarsi sulle discriminazioni anagrafiche: “L’età esibita o mascherata è una delle tante disparità delle quali tra donne si parla di rado, anche tra le femministe. Da quarant’anni sono soprattutto le donne in età fertile e in grado di lavorare a costituire lo zoccolo duro di tutte le grandi battaglie, per l’eguaglianza nella professione, per la libera gestione del proprio corpo, o anche per il controllo delle maternità”.

Nei Paesi Bassi Karla Peijs, ex ministro e attuale commissario della regina (una sorta di prefetto), spiega su Trouw che le discriminazioni dipendono dalla posizione socio-professionale e rimprovera al movimento femminista di essersi concentrato sulle donne la cui carriera si scontra con il cosiddetto “soffitto di cristallo”: per i quadri più elevati, abbinare lavoro e famiglia pone molti meno problemi rispetto alle donne che sono più in basso nella scala sociale. Un’amministratrice è retribuita in base agli obiettivi, mentre una segretaria è pagata a ore. Secondo Peijs, quindi, è necessario preoccuparsi di più per queste ultime e per le lavoratrici part-time (il 75 per cento della manodopera femminile olandese), e soprattutto riformare “l’arretrato sistema scolastico olandese”, che obbliga gli studenti a rientrare a casa per il pranzo, costringendo uno dei genitori (di solito la madre) a occuparsene.

Femministe e mamme dirigenti non costituiscono un modello per le giovani donne della periferia parigina che raccontano la loro vita quotidiana su BondyBlog. Intervistate da Le Monde, affermano che “le femministe non fanno più sognare. La loro battaglia è retrograda, negativa, sempre portata a stigmatizzare gli uomini, detentori egoisti del potere” racconta la ventiseienne Faïza. “Oggi il femminismo è addirittura peggiore del fanatismo religioso. È diventato una dottrina quasi estremista”, rincara Widad, 24 anni, secondo cui “chiunque osi contraddire i dogmi imposti dalla dittatura femminista si vede affibbiare l’etichetta di ‘macho’, mentre le donne che non aderiscono più al concetto di femminismo si prendono delle ‘sottomesse’ e delle ‘traditrici’”.

In Germania il femminismo è da anni nel mirino della stampa, scrive la Tageszeitung in un lungo dossier. La campagna è iniziata nel 2007 con Der Spiegel che dipingeva “la tetra immagine di un’educazione sessuale autoritaria che trasforma i giovani maschi in detrattori del loro stesso sesso”. Poi la Frankfürter Allgemeine Zeitung se l’è presa con la “logica della lobby femminista”, consistente nel piazzare persone fedeli nei posti strategici per ottenere un “cambiamento di sesso della politica”. Il settimanale Focus è accusato di parlare regolarmente di “sesso debole” riferendosi agli uomini, spianando la strada a un nuovo movimento per i diritti civili.

È l’espressione del “fronte degli uomini contro il femminismo”, secondo la Tageszeitung, che riporta le numerose iniziative che mirano a cancellare i provvedimenti a favore delle donne, a cominciare da quelle dei giovani liberali tedeschi che “reclamano la fine della ‘servitù’ dell’uomo e l’annullamento di tutte le leggi tedesche sulle pari opportunità e delle risoluzioni delle Nazioni Unite e dei trattati europei che favoriscono le donne”. (Con Presseurop.eu)

10 March 2010
 
I commenti dell'articolo [2]
Visualizza tutti i commenti clear
 
2. Alessandra
10/03/2010 19:45
Secondo me Irene ti sei spiegata! Ma meglio si è spiegata la ministra delle "pari inopportunità" che al Tg2 ha detto di essere contraria alle quote rosa in quanto sarebbe ghettizzare e soprattutto non favorire il merito....cioè ci sarebbero sì più donne in parlamento, ma non tutte degne di occupare quella poltrona, la quantità andrebbe a scapito della qualità.....cioè quello che sino ad ora è accaduto per gli uomini, ma a volte anche il non essere numerose (vedi questa legislatura e questo governo) non mi pare sia andato favore della qualità!!!Il femminismo è anacronistico? Forse, ma sono sicura che per molto meno di tutto ciò che succede da noi in Italia (riferito al trattamento delle donne o della figura femminile) solo 20 anni fa (io ero al liceo) le donne sarebbero scese in piazza! E io mi sarò spiegata?
1. irene m.
10/03/2010 11:39
Grande confusione sotto il cielo.
Io non so nemmeno se definirmi femminista, ma semplicemente, da autodidatta, mi sono messa a studiare Storia delle donne (ottima l'edizione Laterza) da quando ho scoperto che la mia (in quanto donna europea fra i 15 e 50 anni) prima causa di morte é il femminicidio. Fa il suo effetto. Anche a me piacerebbe morire di crepacuore. La mia prioritá non sono i diritti comunemente detti femminili, ma un banalissimo diritto a una morte degna. Essere uccisi non é una bella morte ma essere uccisi da colui che dice di amarti tanto a me sembra troppo. Anch'io negli ultimi istanti della mia vita vorrei guardare la mia morte in faccia e dirle di aspettare un po' perché devo dare il giusto senso a tutto quello che ho vissuto, un marito con le sue dita intorno alla mia gola me lo impedirebbe. Non c'é altro.
Inoltre, ho vissuto un anno e mezzo in Spagna e lí il femminicidio é argomento quotidiano e di Governo. Quindi io so che é possibile farlo e la cosa dá i suoi effetti, i femminicidi in Spagna stanno diminuendo.
A considerare il femminismo una corrente di pensiero escludente ci si perde. Il femminismo contrappone alla gerarchia la relazione. Il femminismo non ha nulla contro "il maschio", ma chiaramente poco sopporta il machismo. Il femminismo sta cercando da 40 anni di rendere evidente che la cultura di cui siamo figli é un amalgama vivo di simboli gerarchici e che é possibile costruire e/o ricostruire un simbolico relazionale in cui ció che non so fare io lo sai fare tu.
Inoltre, la situazione italiana é estremamente tragica (non solo perché parlare di femminicidio é tabú), ma perché fra un po' i partiti di destra potranno dire tranquillamente di essere i difensori dei diritti femminili in quanto candidano tante donne (rispetto alla media nazionale), tutte giovani e belle senza preparazione politica... ma sí, che la sinistra continui a lasciare il fianco scoperto alla destra...
Chissá se ce l'ho fatta a spiegarmi
  clear
 
clear