home_ articolo

La colpa d'essere sardi, parola di Cappellacci. E se manca il pane, mangiate palazzi e aragoste

di Giorgio Melis | tutti gli articoli dell'autore

Sardinews, 19/02/2010. La coltre di un grande maleficio soffoca la Sardegna. E' trascorso appena un anno da quando Ugo Cappellacci ha conquistato la Regione, issato sulle spalle di Berlusconi. Ma sembra un tempo già lunghissimo, angoscioso. Ci ha risucchiato in una condizione antica ma ora più opprimente. Perché sembra inesorabile, proiettata a futura memoria: senza speranza, irredimibile. Come ha scritto Luca Telese: "L'isola in cui sono nato non è più Italia. E' come un'appendice lontana, una colonia dimenticata, un'obsolescenza del passato.....visto che i sudditi hanno già votato, è come se si fosse cancellato un popolo".  S'era detto qualche mese fa in termini analoghi. Dalle stelle alle stalle, via dalla ribalta, giù il sipario, buio in sala. La Sardegna - benché sospesa in una quasi guerra civile fredda attorno a Renato Soru - è passata da anni di illuminazione eccezionale, all'invisibilità dell'irrilevanza. Scomparsa da ogni radar, teleschermo, pagina di giornale nazionale. Di nuovo solo espressione geo-turistica. Insignificante e trascurabile. Politicamente azzerata. Istituzionalmente inesistente. Economicamente in marcia verso il collasso.
In queste tenebre, riaffiora perfino la vocazione della Regione immobiliarista e compradora. Scatta un'impudente vecchia-nuova pulsione palazzinara a spese dei contribuenti. Metafora massima del malgoverno-bis della destra dopo lo scempio del 1999-2004. Manca il pane, alla lettera: in Sardegna avanza la fame vera. Ma l'emergenza che assilla la Giunta è l'acquisto a tambur battente di due palazzoni. Gli stessi  -  proprietari Sergio Zuncheddu e la Tepor - già concupiti, quasi acquisiti nel 2004 ma cassati da Soru. Destinazione, i dipendenti regionali. Notoriamente stremati in spazi ristretti, a livello dell'Hotel Buoncammino. Subito nuovi uffici: in fondo,  cosa sono i 125 milioni da spendere? Manca il pane? Mangiate mattoni. Abboffatevi di palazzi. Farete felici Zuncheddu (ma per carità: lui non ha chiesto niente. Il contratto glielo tirano addosso), la sua ex socia Ketty Corona, l'inossidabile assessore Gabriele Asunis e soprattutto Ugo Cappellacci. Frustrato nel 2004 e che ora, da presidente,  può rilanciare l'impegno d'onore e di soldi (nostri) assunto da assessore  sei anni fa. Come nei "gialli", l'assassino torna sempre sul luogo del delitto? Qualcosa di simile: in cinica, diabolica perseveranza. L'operazione s'ha da fare e si farà: i sardi ringrazino.
Anche perché il presidente pensa molto e ha un alto concetto dei conterranei. Lo comunica ad amici eccellenti, al primo contatto solo telefonico. Un'intercettazione dello scandalo nella Protezione civile "ascolta" Denis Verdini (coordinatore del Pdl, grande indagato) che parla con Cappellacci. Gli presenta subito l'imprenditore toscano Fusi. Non si conoscono ma tra i due, al cellulare, scatta una subitanea sintonia-empatia, assoluta convergenza nell'esaltazione dei sardi. Roba profonda, memorabile: come le parole che Claudia Lombardo ha fatto scolpire nel plexiglas in Consiglio. Il tosco Fusi, dopo i convenevoli, spara a Ugo: "Io sono innamorato di quella terra lì (la Sardegna). Un po' meno dei sardi". Cappellacci ride e consente: "Guarda...sfondi una porta aperta...perché ho la consapevolezza del vero grande limite della Sardegna: noi sardi....". Innegabile, ovvio: il limite, il problema sono i sardi. La colpa d'essere sardi. C'è dimostrazione e conferma: hanno perfino eletto Cappellacci. Non si può dargli torto. Né lui può contraddire questo Fusi: al quale stiamo sulla palle per ragioni sconosciute e neanche precisate. Lo annuncia al massimo livello nuragico al primissimo approccio. Tanto basta perché il presidente non chieda ragioni ma si dica d'accordo. E integri autonomamente: i sardi sono "il limite", un impiccio. Finalmente sappiamo quel che Cappellacci pensa e dice del popolo che l'ha eletto. A livello dei turisti in mimetica che arrivano in Kenya, danno uno sguardo e scuotono la testa: un paradiso, se non fosse per questi sporchi negri attorno. Trovano sempre un Cappellacci kenyota che conferma: è colpa è nostra, siamo abbronzati troppo e puzziamo pure. 
Fate spazio per un'altra targa in plexiglas alla Regione per  le storiche parole del governatore "sì-buana": per rallegrare i contemporanei e inorgoglire i posteri. Anche perché l'intercettazione svela come Cappellacci si sia prodotto in un exploit da gentiluomo maestro d'ospitalità sarda. Lo conferma Verdini, che all'amico Fusi descrive le virtù irresistibili del presidente: "C'avrebbe delle aragoste pronte....". Il colloquio dovrebbe essere avvenuto dopo lo scippo del G8 da La Maddalena: "Un atto cinico al quale non ho voluto presenziare", ha ribadito il Rettore dell'Università aquilana una settimana fa in diretta su Radio Tre. Dopo il furto della Sassari-Olbia e le altre porcate berlusconiane. Cappellacci avrebbe potuto chiedere scusa in conto nostro, che siamo "il limite", dunque chiamati alla colpa. Si è trattenuto ma ha rimediato con l'offerta di aragoste: un anfitrione perfetto, onore di Sardegna.

Mancava, questo tocco di classe patriottico, ai vertici di una Regione che onora "la terra più bella del mondo" (Cappellacci dixit) con una politica anti-ambientalista,  perfino schierata contro il proprio patrimonio archeologico. Una regressione brutale e totale, che ci ha cancellato dall'orizzonte nazionale.  Non fosse per la combattiva, disperata lotta dei lavoratori dell'Alcoa, la sparizione sarebbe assoluta. Meritata perché "il limite" siamo noi sardi: come ci spiega il molto prestigioso presidente, peraltro illimitato. Tutta colpa della sua ascesa, dei contraccolpi della grande crisi? La Sardegna di Renato Soru non era certo il paese del latte e del miele. Con l'eredità di una Regione disastrata dalla destra, il severo risanamento moralizzatore ma doloroso, le riforme, troppe e troppo radicali con inevitabili reazioni dei troppi interessi colpiti, era a metà del guado: molte conquiste sul campo assieme a questioni aperte, errori da correggere. Ma anche chances da cogliere, progetti da realizzare, cambiamenti da completare. Soru non avrebbe potuto fermare i colpi di maglio della crisi, il collasso dell'industria. Ma non avrebbe mai giurato, mentendo come altri, che lo avrebbe fatto. In ogni caso si sarebbe battuto a fondo, con ben altra forza e credibilità del successore-travicello di Berlusconi. Avrebbe resistito contro il governo-nemico per lo scippo a freddo del G8, dei miliardi dei Fondi europei, delle grandi opere progettate e finanziate anche con soldi nostri. Avrebbe probabilmente perso. Ma almeno ci avrebbe provato, forse limitato i danni. Comunque non avrebbe subìto tutto, lasciando infliggere il massimo di penalità materiali e umiliazioni politiche ai sardi.
Di questo, neanche gli avversari più ostili di Soru possono dubitare. Nel 2005 aveva affrontato ai limiti dello scontro fisico un furente Tremonti a palazzo Chigi, davanti al Berlusconi anche allora trionfante. Con lui ancora alla Regione, la Sardegna avrebbe contrastato almeno i colpi peggiori: in forza di sacrosante ragioni e dignità interpretate con durezza. Non sarebbe stato umiliato nell'acquiescenza esiziale: la colpa inescusabile, di Cappellacci. Non glielo dicono e gridano gli abatini dorotei del centrosinistra consociativo e imbelle. Lo contesta a muso duro una larga parte della sua stessa maggioranza, praticamente all'opposizione.
Questa la condizione gregaria e ancillare, un anno dopo la svolta, in cui è sprofondata la Sardegna. Dov'è il grande maleficio? Anche un anno fa i problemi erano assillanti e gravi, alcuni disperati, altri gestibili. Allarmi fondati, questioni drammatiche. Ma anche importanti certezze, prospettive concrete, opere strategiche, risorse, un'idea e progetti di futuro. La destra sta spazzando via tutto, in una restaurazione devastante.

L'angoscia sociale domina un presente disperante nella totale assenza di prospettive. Di recente, un sondaggio commissionato da L'Unione Sarda ha annunciato che la fiducia nel governo regionale e nel suo presidente cresce e di parecchio rispetto a un anno fa. Davvero singolare. Un mese prima, l'annuale, prestigioso sondaggio de "Il Sole 24 Ore" classificava Cappellacci al terz'ultimo posto tra i governatori, ben sotto la sufficienza, in caduta libera di consensi (il 5 per cento in meno) rispetto a quelli elettorali di dieci mesi prima. Nessuna replica. La scivolata così vistosa e significativa era apparsa a tutti assolutamente giustificata. Non una delle mirabolanti promesse fatte da Berlusconi in campagna elettorale è stata mantenuta. Non uno degli annunci del Cavaliere e del suo candidato ha avuto un seguito: semmai ribaltati nell'esatto contrario. Consumando un grande inganno quale mai si era visto nella storia coloniale della Sardegna. 
In pochi mesi, quanti hanno creduto a promesse e impegni solenni, hanno verificato concretamente di quale raggiro fossero stati vittime: nei limiti della disinformazione dominante nei media del gruppo Zuncheddu. I sardi già sbendati hanno trovato solo amara conferma a quel che immaginavano e sapevano.  Ma gli uni e gli altri non potevano immaginare che alla beffa sarebbe seguito l'enorme, cinico, devastante danno. Anche i sardi che gli avevano prestato acritica fiducia sono ripagati dal Cavaliere col calci in faccia. Depredati. Scippati. Maltrattati come i peggiori nemici. Non ha dato niente ma tolto tutto: un'enormità di occasioni, denari, opere. Soprattutto, le concrete aspettative che alimentavano ragionevoli speranze per diritti già acquisiti e fraudolentemente denegati: come il nuovo regime delle entrate regionali.

E' questo il maleficio perpetrato nelle forme più odiose e tracotanti, tra Roma e Cagliari: in assenza di reazioni dignitose di un presidente presenzialista, dedito al vaniloquio irrilevante e di una maggioranza impotente e rissosa. E' la consapevolezza di essere rappresentati da una Regione-zimbello, sede vacante rispetto  al governo fellone, che alimenta l'oppressione generalizzata, la sfiducia totale e motivata, tra abulia e rassegnazione. Ecco il maleficio che Berlusconi ha realizzato: contro il quale non si è ancora organizzata una resistenza popolare. Eppure la situazione dovrebbe obbligare alla reazione chi non vuole arrendersi al peggio. Ben rappresentato da un presidente che pensa e dice al primo gaglioffo antipatizzante verso i sardi che siamo noi "il limite", il vero problema. La colpa di essere sardi. Possiamo smentirlo impegnandoci a disarcionarlo. A riportarlo "a pés in terra": dove meritava di restare.

19 February 2010
 
I commenti dell'articolo [18]
Visualizza tutti i commenti clear

1-10 di 18

18. pxc
28/02/2010 15:46
sìma alla fine mi sembra che cappellacci abbia ragione. chi ha votato cappellacci? i siciliani? gli abruzzesi? da chi è stato eletto, se non dalla maggioranza dei sardi? e allora? ecco il limite. bisogna smettere di votare questi personaggi. non basta lamentarsi del fatto che sono inadeguati (per non dire di peggio) dopo che sono stati eletti. bisogna non eleggerli. sono naturalmente d'accordo con l'articolo, ma alla fine se la gente non smette di vendere o regalare il voto, se la gente sarda non inizia ad interessarsi attivamente, non fa altro che fare il gioco di chi poi li mette in condizioni di dover elemosinare due posti di lavoro e impoverisce la nostra terra a tutto danno delle generazioni a venire.
17. andrea argiolas
23/02/2010 10:52
Ogni volta che leggo un articolo di Giorgio Melis è come se prendessi una boccata d'aria fresca.

Per il resto credo che non si sia ancora percepita a pieno la gravità inaudita di tutta questa demenziale vicenda. Un imprenditore continentale, al suo primo colloquio col presidente della regione Sardegna - si pensa per tastare il terreno per futuri investimenti/favori nell'isola - pensa bene di poter esordire amichevolmente insultando tutti i sardi non con un sardo qualunque, magari con un sardo amico di vecchia data, ma proprio con colui che ne detiene la rappresentanza istituzionale: nessun rispetto per l'uomo cappellacci, per la carica che ricopre, nessun rispetto per i suoi elettori, nessun rispetto per i sardi; in primo luogo, quindi, nessun rispetto po custu arrogaglia de disconnotu, nemmeno dai soggetti che hanno tutto l'interesse a stabilire con lui rapporti cordiali.

E lui che fa? Come suo solito, si prostituisce culturalmente e politicamente, in modo gratuito e perfino grottesco, dicendosi d'accordo,dichiarandosi "porta aperta". Porta? Cappellacci ha un corpo che è un tutto un invito a ENTRARE: PORTA APERTA GENTE.
16. Giuseppe Piga
23/02/2010 10:37
Le notizie corrono nella misura in cui le si fa girare.
Facendole restare nel nostro ambito, non combineremo mai nulla, e meno ancora potremo incidere.
Copiate e stampate in quante più copie possibili i passaggi che più ritenete salienti, e diffondeteli.
Tabaccherie, Edicole, Mercati, Bar.
Questi i primi luoghi da conquistare.
Basta col dirci tra noi di quanto siamo svegli, lungimiranti, e accorti.
Siamo come una riserva indiana. Continuando così, ho paura che non riusciremo a spostare i disequilibri dell'informazione serva.
Ma partendo dal basso, dal livello più semplice, potremo iniziare a diffondere queste idee come una linfa, e dal basso potrà rinascere una nuova consapevolezza.
15. gianpiereddu
22/02/2010 22:50
scusate se mi ripeto: ho fatto un piccolo video sul fatto:
http://www.youtube.com/watch?v=qOkUjb3-FRE
14. Arianna
22/02/2010 19:00
Questo articolo è cosi pungente che mi ha fatto venire voglia di compiere una goliardata nell'ufficio di Cappellacci alla Regione...
13. mauro.
22/02/2010 14:42
beh gentile anna, che differenza trovi tra lo smarrirsi in Cina o in italia? i sardi coscienziosi sanno bene chi sono e da dove arrivano, non si sono smarriti tranquilla, pochi ma sardi e lottano pacificamente per portare la sardegna e i sardi nel mondo, senza intermediari stranieri... purtroppo poi ci sono i sardi italici (ancora la maggioranzsa)che credono ad una sardegna nata 150 anni fa. sono quelloe persone che mancano un pò di autostima...sono italiani, italiani in sardegna. cun amistade
12. giorgio musu
22/02/2010 11:07
Davvero siamo rappresentati dai tre sardi che più nuragici non si può: Cappellacci Ugo, Lombardo Chiara, La Spisa Giorgio.
Da questi nascerà la riscossa del popolo sardo, evviva!
11. Rita Meloni
21/02/2010 21:36
Sempre incisivo, inimitabile Giorgio Melis che prima di Altravoce ha segnato il giornalismo sulla Nuova e l'Unione quando non era così silente (servile?) come è oggi. Giorgio con la squadra del Fatto Quotidiano? Ancora aspettiamo che il giornale di Travaglio, come l'Unità denunci la schifezza delle aragoste e degli insulti ai sardi dell'onorevole Cappellaio. Intanto leggo che l'Unità insiste. Cappellaci sponsor di Zuncheddu. Questo il link.


http://www.unita.it/news/italia/95347/cappellacci_sponsor_del_sacco_di_cagliari
10. Carlo Mannoni
21/02/2010 18:50
Carlo Mannoni

Caro Giorgio Melis, leggo ora sulle ultime AGI che il presidente Cappellacci ha appena chiesto a Vincenzo De Luca, candidato del Pd alla presidenza della Regione Campania, le immediate scuse per aver ironicamente indicato Villa Certosa come eventuale sede per una centrale nucleare. "Un'offesa gratuita a tutti i sardi" ha sbottato il Cappellacci in un sussulto domenicale pensando magari di far pari e patta coi sardi dopo quella infelice espressione nella sua telefonata intercettata con l'imprenditore Fusi. Ma perché prendersela tanto? Che c'entra infatti Villa Certosa con la Sardegna se, appartenendo a Lui, gode dei caratteri dell'extra territorialità perché, come ci insegnavano nel catechismo, " è in ogni luogo"? Si rilassi Cappellacci, la serata domenicale passa in fretta e domani è lunedì? Il Cagliari ha appena vinto per 2 a 0 e lui invece, con quest'altra infelice uscita a difesa di Berlusconi, spacciato per "popolo sardo", è già sullo 0 a 2. Altro che pari e patta!
9. Anna
20/02/2010 22:54
Una goccia da sola non può far nulla, ma tante gocce insieme fanno un oceano, se uniamo le nostre voci, tutti insieme, forse, riusciamo a disarcionarlo, perchè la Sardegna non merita di essere disprezzata, offesa e maltrattata oltre, e noi non glielo dovremmo permettere, ma ognuno di noi da solo può far ben poco.
Dovremmo chiedere a gran voce e pretendere le dimissioni di questo "governatore", messo lì unicamente per fare gli interessi degli speculatori e del suo sovrano e padrone assoluto, praticamente più dannoso che inutile per noi e per la nostra regione.

1-10 di 18

clear
 
clear