di Ignazio Camarda | tutti gli articoli dell'autore
Farò della Sardegna tutta una Costa Smeralda. I propositi del l’emiro del Qatar non sono di poco momento. I soldi sicuramente li ha, la terra di nessuno esiste, imprese di costruzioni in crisi pure, politici e amministratori disponibili a soddisfare le richieste e i buoni propositi non mancano.
Sardegna terra aperta ai nuovi conquistatori divoratori di paesaggio, non saladini che fanno tintinnare le scimitarre, ma con il tintinnio più gradevole dell’euro, non importa se in crisi, o del più tradizionale petrodollaro, decisi a trasformare macchie e graniti in moderne Alambre. Non ho dubbi che assisteremo fra breve alla gara a chi offre più coste pregiate, graniti più suggestivi, falesie più alte dove allocare ville milionarie. Il tutto per valorizzare l’ambiente e eliminare la disoccupazione. Tutti i ricchi del mondo in Sardegna per fare ricchi i sardi. Questo potrebbe essere lo slogan dell’iniziativa, ma sono sicuro che anche senza slogan frotte di sardi andranno a bussare offrendo i propri servigi in nome dello sviluppo e dei disoccupati di questa benedetta Sardegna, che più costruisce più ha bisogno di costruire. Del resto questo è in linea con le tendenze del mondo moderno che ha abbattuto le barriere per i ricchi creando una società multinazionale accomunata dagli affari, che non soffre crisi ma che anzi sulle crisi vede accrescere i profitti.
L’emiro del Qatar, come si sa, è un grande amante della natura. Ha fatto fiorire il deserto andando a intaccare le riserve di acqua fossile (che si è accumulata in decine di migliaia di anni e se in pochi decenni si esauriranno, facendo seccare i pozzi, dove per migliaia di anni si sono dissetati i popoli del deserto, poco male) e si è innamorato subito, analogamente a quanto successe al principe Aga Khan, della macchia mediterranea e delle rocce, non importa se di granito, di porfido o di scisto, l’importante che siano sarde, che non si trovano in nessuna altra parte del mondo così belle e solide dove poter costruire, senza la paura che le ville crollino e fare in modo che restino a imperitura memoria del benefattore.
Solo se sarà necessario, fra qualche anno, a malincuore, lasciandoci un pezzo di cuore trafitto dalle spine della tiria sul granito, venderà a un magnate russo, a sua volta ancor più innamorato di lui della Sardegna. Non parliamo poi dei desideri di cinesi, stanchi della Grande Muraglia, o degli indiani senza penne ma con portafogli gonfi di dollari accumulati con le nike confezionate dalle mani dei ragazzi svogliati che preferiscono alla scuola il lavoro nero sottopagato.
La Sardegna, insomma, al Centro del Mondo e i sardi felici di abbandonare pinnettas e paesi dell’interno dove è problematico collegarsi con internet e dove è sempre più faticoso stare dietro alle pecore. Verrà dato nuovo impulso al folclore locale con sovvenzioni alle pro loco per sviluppare il bomborombò e i gruppi di ballo in costume (rigorosamente solo belle ragazze) e stupire gli ospiti (che tanto ospiti non sono in quanto godono di una felice extraterritorialità, sia per il pagamento delle tasse, sia per avere una polizia privata che assicura law and order), con il canto più bello del mondo e i costumi più belli del mondo. Tutti i sardi saranno contenti di esser ospitati in Sardegna e un futuro radioso fatto di mille coste smeralde ci attende in un nuovo progetto paesaggistico identitario in cui anche i nuraghi impallidiranno. E naturalmente tutto in linea con i nuovi indirizzi per il piano paesaggistico della Sardegna della Giunta Regionale, sardisti indipendentisti compresi.