di Maria Antonietta Mongiu | tutti gli articoli dell'autore
Chi vuole fare l’interesse generale deve cercare di fugare la visione di parte delle cose. Ciò tanto più se si tratta di Tuvixeddu su cui negli anni ha prevalso un’informazione talvolta arruffona e di cui si è perso il senso del luogo e delle leggi.
Proviamo a ripartire dalla Delibera della Giunta Regionale 31/12 del 22/8/2007 avente ad oggetto: Dichiarazione di notevole interesse pubblico paesaggistico dell’area di Tuvixeddu/Tuvumannu/Is Mirrionis ai sensi. D. Lgs 42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio), art. 140. Ne fanno parte integrante:
l’Allegato 1: Relazione della Commissione Regionale del Paesaggio, istituita con la DG n. 51/12 del 12/12/2006 ai sensi dell’art. 137 del D. Lgs. 42/ 2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio);
Allegato 2: Tipologie individuate negli habitat della rete ecologica Natura 2000;
la Cartografia con la gradualità del vincolo descritto nell’Allegato 1.
E’ noto che il Tar Sardegna su ricorso della Società Iniziative Coimpresa s.r.l., caducò la Commissione Regionale del Paesaggio a causa delle “modalità della sua costituzione”, le stesse poi utilizzate da altre regioni.
Entrò nel merito di considerazioni di tipo storico-culturale, paesaggistico, estetico. Con valutazioni irrituali rispetto al suo ruolo; alla Convenzione Europea del Paesaggio del 2000; al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio; al PPR.
E’ noto che presero posizione alcuni valorosi docenti delle discipline storiche e storico-archeologiche delle Università di Cagliari e di Sassari con due documenti tuttora decisivi per capire la tormentata vicenda.
Decaduta la Commissione Regionale del Paesaggio, decaddero gli atti conseguenti compresa la Delibera n 31/12 del 22/8/2007 con la “Dichiarazione di notevole interesse pubblico di Tuvixeddu”. La “Proposta di Dichiarazione di notevole interesse pubblico di Tuvixeddu” della Commissione regionale del Paesaggio, approvata il 21/2/2007 col voto unanime tranne dell’allora Soprintendente archeologo oggi sotto processo, è esemplare per analisi e coprogettazione tra le istituzioni (RAS, Dir.Reg. ed uffici del Mibac).
Finalmente l’anno scorso nel marzo del 2011 la Sentenza del Consiglio di stato che ha visto la vittoria del Mibac, della Regione, e delle Associazioni Sardegna Democratica ed Italia Nostra.
La documentazione prodotta dall’allora Commissione del Paesaggio, recepita dalla Delibera della Giunta Regionale 31/12 del 22/8/2007 può essere utilizzata oggi per rendere operativa subito la Sentenza del Consiglio di Stato evitando inopportune scorciatoie. Vi è prevista l’inedificabilità di una porzione da via is Maglias a viale Sant’Avendrace: quella dove sono stati messi in opera recentemente due palazzi ed effettuati i lavori del “parco archeologico” alterativi dello stato dei luoghi e già segnalati al Direttore della Commissione Regionale del Paesaggio nella Nota inviata dai quattro componenti di nomina regionale della Commissione il 31/01/2007 dopo il sopralluogo della stessa del 29/ 01/2007 (è in questo sito: “Per la “montagna sacra” dei Sardi" di Redazione.).
Ci interroghiamo da qualche tempo: come è possibile che quel “parco archeologico” – un giardinetto condominiale- che snatura Tuvixeddu abbia ripreso il suo iter?
Nella Sentenza del Consiglio di Stato si impone il ripristino dello stato dei luoghi sulla cui alterazione per le difformità dal progetto approvato è in corso un processo penale. In cinque anni Tuvixeddu si è ulteriormente degradato per la violenza di quei lavori. A maggior ragione è necessario rigettare il progetto in favore di un’azione di ripristino tanto più perché era mancata qualsiasi attività diagnostica. Le stesse ulteriori tombe (oltre mille) erano emerse nella messa in opera dei sottoservizi per il parco “archeologico” e per il parco “urbano”.
L’annunciata ripresa dei lavori pone ulteriori problemi di natura giuridico - amministrativa. Attuare interventi nell’area interessata dall’Accordo di programma tra Coimpresa, Comune di Cagliari, RAS se da una parte viola una Sentenza passata in giudicato dall’altra può originare ulteriori contenziosi verso gli enti pubblici da parte dei privati prima dell’adeguamento del PUC al PPR e dell’acquisizione del colle.
Ci sono porzioni di Tuvixeddu da rendere subito fruibili? Sì e sono rilevanti.
Il cosiddetto Cantiere Cocco è un’area all’inizio del viale Sant’Avendrace. Contiene sepolcri monumentali romani, trasformati in sepolture ad arcosolio in fase tardo antica ed in habitat rupestre dall’alto medioevo. Spazio documentato da Delessert nel 1854 in uno straordinario dagherrotipo e da Giovanni Spano nella sua Guida della città di Cagliari. Lo acquisimmo alla Regione nel 2008 con una transazione che prevedeva l’abbattimento di un manufatto e la realizzazione, a cura dell’impresario Cocco, di una piazza nell’attesa di diventare una delle porte di accesso al Parco di Tuvixeddu. Per il restauro dei manufatti archeologici - che conservano preziosi affreschi - è disponibile una cospicua cifra.
Sempre nel 2008 iniziammo l’acquisizione della villa Laura – sempre nel viale Sant’Avendrace - ultima delle ville della porzione sudoccidentale del colle di Tuvixeddu. La villa conserva un giardino romantico ed un cortile di migliaia di metri quadri in cui insistono decine di tombe puniche mentre nelle cantine residuano sepolture romane. In prossimità è in corso il restauro - finanziamento del Mibac - del mausoleo romano di Caio Rubellio, chiesa rupestre nel riuso bizantino.
Il presidente della Regione Ugo Cappellacci sa che le uniche proprietà pubbliche nel colle di Tuvixeddu sono della Regione? Perché gli accordi con l’impresa Cocco sono inevasi? Come intende evitare il degrado di villa Laura, chiusa dal momento del suo acquisto? O Tuvixeddu è da rimuovere così come ha fatto col Dossier su Tuvixeddu rimosso dall’aprile del 2009 dall’hp del sito della Regione? Strappammo alla speculazione edilizia pezzi importanti della “montagna sacra dei sardi” nei tempi in cui si sorrideva meno e si evitavano gli squilli di tromba e l’aria fritta in favore della risoluzione concreta delle questioni.
Intanto tre luoghi di Tuvixeddu e della villa giudicale di Santa Igia sono nella disponibilità pubblica. Ora. Sono il primo passo di un parco pubblico rispettoso dei luoghi. Dopo la Sentenza del Consiglio di Stato si può riprendere il percorso di acquisizione di tutto il colle che finalmente sottoposto a vincolo paesaggistico ha un valore monetario facilmente calcolabile.
Ora, la nostra “Appia antica” potrebbe vedere la luce ed attuare la frase della Sentenza del Consiglio di Stato che: “ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa”. Dopo un anno è tempo. Basta volerlo.